Sono andati in visibilio, ovviamente.

È da parecchi anni ormai che tutto l’arco dell’estrema destra italiana — da Forza Nuova alla Lega di Salvini, passando per Fratelli d’Italia — vive una profonda infatuazione per Vladimir Putin. Il presidente russo, come faro ideologico e iconografico, incarna alla perfezione lo spettro di valori a cui le “nuove” destre amano richiamarsi: sovranismo, machismo, autoritarismo, devozione religiosa — un pedigree perfetto da opporre all’Occidente debosciato, decadente e sottomesso all’invasione islamica.

Su internet, questo fenomeno ha assunto caratteristiche particolarmente vistose: trasformata in meme, l’immagine di un Putin onnipotente — che cavalca qualsiasi animale ed espone i propri pettorali in vacanza in Siberia — ha potuto diffondersi post-ironicamente anche al di fuori di autentici gruppi di supporto filo-russi. I risultati sono spesso imbarazzanti, ma di facile presa: diverse pagine esplicitamente pro Putin contano decine di migliaia di like — come Putin Team Italia, Vladimir Putin è il mio presidente e Figli di Putin — mentre meme artigianali, post “ironici” e notizie false di vario genere appaiono spesso anche su altre pagine non tematiche.

Non stupisce, quindi, che tra ieri e oggi la galassia putiniana italiana abbia festeggiato gioiosamente la rielezione di Vladimir Vladimirovic al proprio quarto mandato al Cremlino, con il 75% dei voti. In prima fila Matteo Salvini, che da sempre è il principale fanboy di Putin in Italia.

Il segretario della Lega, che stamattina ha fatto le congratulazioni a Putin con un sobrio “Buon lavoro, presidente,” ieri scriveva: “Mi auguro che domani i russi rieleggano il presidente Putin, uno dei migliori uomini politici della nostra epoca, e che tutti rispettino il voto democratico dei cittadini.”

L’articolo a cui Salvini rimanda nel tweet ipotizza che quello dell’avvelenamento dell’ex spia Sergej Skripal a Salisbury sia tutto un complotto a danno del Cremlino, orchestrato dall’Occidente russofobo e intenzionato a “inventare” un clima da Guerra fredda per far “pagare” a Putin la sconfitta dello Stato Islamico e altre mirabolanti imprese internazionali. Che d’altronde è più o meno la posizione ufficiale propagandata dai media in Russia, dove sul caso Skripal sono fiorite numerose teorie del complotto.

La Lega di Salvini, che da sempre fa campagna contro le sanzioni economiche alla Russia, si è dotata di una serie di strutture ufficiose, sotto forma di associazioni culturali formalmente apartitiche, per intessere rapporti politico-imprenditoriali con il paese. La più importante è l’associazione LombardiaRussia, presieduta dal “cosacco della Lega” Gianluca Savoini, che ieri era a Mosca a seguire in diretta lo spoglio e i risultati, “unici osservatori internazionali” nel seggio in cui ha votato Putin in persona.

Ha fatto le sue congratulazioni al neo-eletto (si fa per dire) anche Giorgia Meloni, definendo “inequivocabile” la “volontà del popolo” in queste elezioni.

Il primato nazionale, rivista vicina a Casapound — l’ultimo numero in edicola è dedicato a Soros, definito “il burattinaio” — pubblica una foto di Putin che brinda tronfio e celebra la vittoria del proprio eroe parlando di “vero trionfo” e “risultato mai visto.”

Tra i commenti al post, si leggono reazioni entusiaste, che rimpiangono la mancanza di un Putin italiano: “E pensare che la Russia anni fa stava anche peggio dell’Italia, i russi hanno trovato la salvezza della nazione in Putin… Ce l’avessimo noi un uomo del genere!,” “Alla faccia dei radical chic,” “Ricordatevi che di troppa democrazia si può morire” — OK.

Figli di Putin, senza dubbio la pagina di meme putiniani più popolare in circolazione (oltre 370 mila like), ironizza sul “malcontento” della Crimea (dove Putin ha ottenuto il 91,74% dei consensi) e condivide un fotomontaggio di qualità opinabile in cui due bambini con le sembianze di Angela Merkel e Matteo Renzi (!?) fanno gli auguri a “papà Vladimir,” a simboleggiare evidentemente la piccolezza dei leader occidentali rispetto al grande zar.

Uno dei filoni ironici che è andato per la maggiore nel sottobosco putiniano è stato quello che ha preso di mira la “psicosi” occidentale sulle supposte ingerenze russe in varie tornate elettorali — in primis quella statunitense del 2016. Variazioni della stessa battuta sono apparse su Avvistamenti di Creature Mitologiche, La via culturale — che ha commentato i risultati elettorali con più di un post — e ovviamente il profilo Twitter di Diego Fusaro, che per essere sicuro che il concetto passasse ha pubblicato quattro o cinque volte lo stesso tweet esattamente uguale (a riprova che Diego Fusaro è virtualmente indistinguibile da un bot che imita Diego Fusaro):

L’altro grande filone è quello dei “saluti a Soros,” che è ungherese e non c’entra niente con Putin, ma da tempo è diventato l’ossessione preferita dei complottisti in Italia (e non solo), responsabile dell’attuazione del malvagio piano di sostituzione etnica dei popoli europei, a cui chiaramente soltanto Putin può porre un argine. E quindi tutto torna.

Ovviamente i dubbi sul regolare svolgimento delle operazioni di voto — nonostante le numerose irregolarità riscontrate dagli osservatori internazionali — vengono ignorati o rubricati a complottismo. Al contrario, anzi, qualcuno sottolinea l’efficienza della macchina elettorale russa, al contrario della “nostra democrazia,” dove 14 giorni dopo le elezioni sul sito del Viminale risultano ancora una trentina di sezioni non scrutinate.

Allo stesso modo Vladimir Putin è il mio presidente, tra caps lock e emoji del caffè, invita “CHI ha parlato di brogli elettorali” a guardare in casa propria, denunciando anzi il tentativo di ingerenza sulle elezioni russe da parte degli stati della DEMONIO-CRAZIA, fortunatamente fallito. Il post, firmato dall’admin “Sydra,” si conclude con un afflato profetico:

E’ tempo di stabilità, pace ed EQUILIBRIO. Rassegnatevi, perché per molti anni ancora LUI vi monitorerà e vi farà RAGIONARE. Vi piaccia o meno.

E di sicuro i putiniani italiani continueranno a venerarlo.


Immagine di copertina via Facebook.

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— FIN —