In Francia tiene banco la diatriba sul futuro del Front National tra Le Pen senior e la figlia Marine, pronta a commettere il parricidio politico per ripulire l’immagine del partito. Come in Italia, il post-fascismo sembra tornare di moda.

Il prossimo 10 marzo non sarà un giorno come gli altri per la politica francese, o almeno per le sue componenti di destra. In quella data si terrà il prossimo congresso del Front National (FN), il partito sovranista attualmente guidato da Marine Le Pen. A Lille, cittadina del Nord della Francia, regione feudo del FN, i militanti dovranno decidere se cancellare la carica di presidente onorario, di cui ancora gode il suo fondatore, Jean-Marie Le Pen, padre di Marine, escludendolo una volta per tutte dalla sua creatura.

L’esclusione del padre-padrone, vicenda che presenta forti tratti di questione edipica, fa parte della strategia di Marine Le Pen per “rifondare” il partito dopo la cocente sconfitta incassata alle elezioni presidenziali dell’anno scorso. Tra le cause del crollo, Marine ha individuato la pessima immagine di cui il FN gode agli occhi dei principali media nazionali e stranieri. Una reputazione a cui ha fortemente contribuito negli anni Le Pen senior, autore di una serie di dichiarazioni razziste ed antisemite, come quando nel 2015 affermò che le camere a gas furono un “dettaglio” della storia, affermazione costatagli la sospensione dal partito.

Rifondare il partito

Cambiare registro rispetto al passato, abbandonando i toni estremisti e violenti in favore di una comunicazione più istituzionale: è questo l’obiettivo di Madame Le Pen. Dopo aver sfiorato la conquista dell’Eliseo ed aver ottenuto 10 milioni di voti al secondo turno, doppiando i suffragi ottenuti dal padre nel 2002, Marine ha capito che la cattiva nomea del partito è un forte ostacolo per chi aspira a guidare la Francia. Troppo forti il disprezzo e la paura che molti francesi ancora provano all’idea di un governo a guida FN.

Per questo Marine sta spingendo per cambiare radicalmente l’immagine del partito, passando anche da alcune scelte forti, tra cui l’esclusione del padre Jean-Marie. Un passo inevitabile, se è vero che il fondatore del FN incarna da sempre il suo lato più oscuro: quello non solo xenofobo e negazionista, ma anche omofobo e illiberale.

In Francia chiamano l’operazione “dédiabolisation,” una sorta di purificazione del partito dalle sue frange più estreme, che passa dalla riforma dello statuto al cambio del nome: pare che Marine voglia abbandonare il termine Front, perché “evoca la guerra.” Il congresso del 10 marzo – nel quale i militanti saranno chiamati a confermare o meno la sua presidenza – sarà decisivo anche per questo aspetto. Marine ne uscirà con una leadership rafforzata?

Parenti serpenti

Dal canto suo, Le Pen senior, 89 anni, ha definito un “tradimento” l’operazione iniziata dalla figlia, facendo capire che farà di tutto per opporsi a quella che considera una snaturazione del partito da lui fondato nel 1972. “Per qualche minuto di attenzione mediatica sarebbe capace di qualsiasi cosa,” ha detto di recente papà Le Pen a proposito della figlia. Che tra i due non corra buon sangue, al di là della stretta parentela, non è un segreto.

Il giorno del congresso, Marine vorrebbe che il padre non entrasse nemmeno nel luogo della riunione e sembrerebbe pronta a chiudergli – letteralmente – la porta in faccia. Tuttavia, una recente sentenza della Corte d’appello di Versailles, confermando l’esclusione di Jean-Marie Le Pen dal partito ma anche il suo titolo di presidente onorario, ha stabilito il suo diritto ad assistere al congresso di Lille.

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Pochi giorni prima del congresso, il primo marzo, Le Pen senior pubblicherà tra l’altro il primo tomo delle sue scomode memorie, e in Francia sono convinti che nel testo non mancherà qualche frecciata nei confronti della figlia.

Recentemente, c’è stato però anche qualche gesto di apertura da parte di Jean-Marie. Pochi giorni fa, quest’ultimo ha pubblicato sul proprio sito una lettera aperta indirizzata alla figlia, nella quale la prega di mantenere il partito “nel solco già iniziato,” e a rispettare la sentenza della Corte consentendogli di assistere al congresso. Nella lettera, il fondatore del FN definisce la politica di purificazione intrapresa dalla figlia come “vana, illusoria e pericolosa,” sostenendo che fare ciò significa darla vinta alle forze politiche da sempre ostili al partito. Con una conclusione che sa di monito: “finché il Front National resterà national sarà demonizzato,” come a dire che è inevitabile che il partito, restando fedele alle proprie idee (anti-immigrazione), vada incontro a critiche da parte dei commentatori.

Il (post)fascismo torna di moda

Il tentativo da parte di Marine Le Pen di cambiare pelle al Fn, può sorprendere in Francia, ma, se osservato da una prospettiva esterna, il fenomeno ha poco di nuovo. La de-demonizzazione fa infatti parte di una strategia sempre più diffusa tra le formazioni di estrema destra in Europa. Abbandonando i toni violenti e le posizioni più controverse, partiti come il Fn cercano di indossare abiti istituzionali per sedurre gli elettori in fuga dai partiti tradizionali. Enzo Traverso, uno storico italiano da anni attivo in Francia, definisce questa trasformazione come “post-fascismo.” “Le destre radicali,” spiega, “restano influenzate dalle loro origini fasciste (in Europa centrale rivendicano addirittura questa continuità storica) ma tentano di emanciparsi da questa pesante eredità e cambiarsi d’abito, modificando profondamente la loro cultura e la loro ideologia.” Questo trasformismo permette all’estrema destra di penetrare negli ambienti popolari storicamente vicini alla sinistra, che però ha da tempo voltato le spalle alle persone meno agiate.

Tale strategia sta pagando in Germania per l’AfD, e in Italia sembra funzionare per movimenti con chiare componenti (neo)fasciste, come Forza Nuova e Casapound, che negli ultimi tempi stanno conoscendo un’inaspettata popolarità, anche grazie a un’operazione di pulizia della loro immagine. Si va dalla scelta di volti nuovi come rappresentanti del partito all’organizzazione di incontri pubblici con noti giornalisti, spesso facendo leva sul loro ego (vedi Enrico Mentana).

Ma cosa ne pensano di questa mossa gli elettori del Fn? Intervistati da Le Parisien, alcuni temono che il cambio di nome porterà anche “un cambiamento delle idee del partito”. Altri sostengono che “non ci sia ragione per cambiarlo”, mentre qualcuno evidenzia già il punto debole della strategia, notando con ironia che “pur cambiando nome al partito, Marine continuerà a chiamarsi Le Pen”. Del resto, lo stesso Le Pen senior ha avvisato: “Marine potrà sbarazzarsi di me soltanto suicidandosi”.

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