Articolo a cura di Free2Change

Per adesso, soltanto 33 ettari di terreno hanno ricevuto il divieto di agricoltura, ma altri terreni devono essere indagati.

Salerno, cena dell’Immacolata. “Ma voi avete paura del cibo contaminato?” “Eh guardi, abbiamo tanta paura, ma ci dicono che qui siamo in una zona che si salva. Cosa fai non mangi? Certo, se vai al mercato eviti chi vende frutta o verdura prodotta nel casertano, altrimenti vai direttamente al supermercato e compri la frutta importata dall’estero, così stai tranquillo che sai da dove viene!”

Francesca conduce il suo ristorante in una zona dove bene o male ci si può permettere il lusso di bere senza paura, si può coltivare nel proprio orto e respirare aria non diversa da quella delle altre città di mare italiane. Non tutti però, nella sua regione, possono dire lo stesso.

Il governatore Vincenzo De Luca, insieme all’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno, ha messo in piedi una serie di indagini sulla Terra dei Fuochi che dimostrerebbero che non c’è un legame diretto tra prodotti consumati e malattie oncologiche.

Sono le prime indagini basate su dati ufficiali mai svolte in questa zona della Campania, ma purtroppo raccontano solo una parte della verità. Le analisi svolte infatti tengono in considerazione soltanto una parte delle sostanze che possono essere dannose per la salute. Non vengono per esempio considerate le diossine, composti organici altamente tossici che vengono emessi nel processo di produzione di alcune sostanze chimiche come coloranti, erbicidi, battericidi, ecc. Le diossine si presentano in forma di particolato e possono essere quindi nell’aria, oppure si possono depositare al suolo, o essere assorbite dall’acqua. Insomma, possiamo ritrovarle un po’ dappertutto e rappresentano una delle sostanze cancerogene più note.

Secondo l’indagine conoscitiva su «Inquinamento ambientale ed effetti sull’incidenza dei tumori, delle malformazioni feto-neonatali ed epigenetica», nella Terra dei fuochi ci si ammala di più di tumore rispetto al resto del Sud e si muore di più rispetto a tutta Italia. Al confronto con il Mezzogiorno, il tasso complessivo di incidenza di tutti i carcinomi maligni nell’Asl 3 Napoli Sud arriva a essere più alto del 46% per gli uomini e del 21% in più per le donne.

È noto e risaputo che esista un problema di inquinamento delle acque e del suolo. Per adesso, soltanto 33 ettari di terreno hanno ricevuto il divieto di agricoltura, ma altri terreni devono essere indagati. Tra i terreni “assolti”, ce ne sono alcuni che vengono considerati adeguati poiché i prodotti analizzati non hanno presentato concentrazioni di inquinanti allarmanti.

Non sono però disponibili dati ufficiali relativi alle acque di molte zone e molte persone che vivono in campagna, non essendo allacciate alla rete idrica, usano l’acqua dei propri pozzi, che in alcuni casi potrebbe essere acqua contaminata e tossica.

Soltanto l’1% dei territori che richiedono bonifica sono stati per adesso oggetto di interventi. È in corso lo smaltimento, iniziato nel 2016, di 5’600’000 ecoballe, contenenti rifiuti provenienti da discariche abusive, che saranno smaltiti regolarmente. Un’altra iniziativa interessante è stata la piantumazione di 18 mila pioppi le cui radici avrebbero la capacità di catturare metalli pesanti, bonificando quindi un terreno contaminato. Questi alberi sono stati piantati a Marcianise, in provincia di Caserta, dove sorgeva una fabbrica che produceva rifiuti tossici e non li smaltiva correttamente.

Sembra che finalmente qualcosa si stia muovendo, ma la strada è ancora lunga. Non basta bonificare i danni esistenti, ma è necessario prevenirne di nuovi con un sistema di controllo continuo e adeguato.

I cittadini stessi devono essere educati al rispetto della propria terra e a ribellarsi a meccanismi socio-economici di stampo mafioso che costringono una regione intera a inginocchiarsi, letteralmente, schiacciata da malattie che rendono vana la bellezza che invece alcuni luoghi avrebbero da offrire.

Mi ha sorpresa una cosa, quando sono stata in visita sulla costiera Amalfitana. Se nei locali chiedi della Terra dei Fuochi tutti, indignati e infastiditi, anche un po’ spaventati, ti riversano addosso la frustrazione di vivere in una regione così bella e dannata. Poi, però, percorri 100 metri, arrivi al fiume di Maiori e trovi questo:

terra-fuoc

Questo non l’ha buttato la camorra e ci vorrebbe così poco ad evitarlo. È assurdo che un posto segnato come la Terra dei Fuochi abbia problemi con l’inquinamento prodotto direttamente dai cittadini. Non potrebbe essere esempio più evidente di quanto serva insegnare nelle scuole che la plastica si ricicla e non si butta nei fiumi, che l’ambiente è la nostra casa e noi vogliamo conservarla perché non abbiamo un altro posto dove andare. Solo così saremo in grado di scongiurare una seconda e una terza Terra dei Fuochi.

— FIN —