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Il nono episodio di Star Wars è rimasto senza un regista: ci azzardiamo a suggerirne qualcuno alla Lucasfilm.

Il 5 settembre – con un comunicato sul sito ufficiale – la Lucasfilm aka Disney ha rimosso il regista Colin Trevorrow dalle riprese di Star Wars: Episode IX, l’ultimo della rinata saga creata da George Lucas.

“Colin è stato un fantastico collaboratore lungo tutto lo sviluppo, ma siamo tutti giunti alla conclusione che le nostre visioni per il progetto non coincidono,” si legge nel brevissimo comunicato. Trevorrow, che ha recentemente subito le critiche negative per il film The Book of Henry (inedito in Italia), si era fatto notare per il progetto precedente: Jurassic World, quarto episodio della saga sui dinosauri.

La dipartita di Trevorrow, oltre a evidenziare una costante disorganizzazione all’interno del franchise, lascia scoperta una poltrona molto ambita nel settore dei film a big budget, senza contare la possibilità per il successore di plasmare e definire una delle storie più longeve nella storia della fantascienza cinematografica.

Visto che Star Wars: Gli ultimi Jedi – capitolo successivo a Il Risveglio della Forza – è stato affidato alle esperte mani di Rian Johnson, regista di Brick, Looper e Breaking Bad, non resta che fantasticare su chi mai potrebbe dirigere l’ultimo capitolo della nuova trilogia e come lo stile dei vari registi influenzerebbe il racconto delle guerre stellari.

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Neill Blomkamp

Partiamo da un nome facile. Blomkamp è il regista sudafricano che nel 2009 aveva sbalordito critica e pubblico con il suo District 9, film in grado di mescolare sapientemente fantascienza e uno stile di regia documentaristico, rendendolo un unicum nel genere. Purtroppo erano seguiti dei tentativi non altrettanto riusciti come Elysium e Humandroid, in cui Blomkamp tentava di replicare la formula di District 9, senza troppo successo. Se la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo, Ridley Scott aveva inoltre stroncato sul nascere il desiderio di Blomkamp di dirigere un ipotetico Alien 5 — il regista sudafricano si è comunque preso la sua rivincita quest’anno, annunciando il progetto Oats Studios, una serie di corti di fantascienza rilasciati gratuitamente su YouTube.

Sicuramente Blomkamp dovrebbe alleggerire il proprio stile visivo, ma sarebbe in grado di gestire un avventura galattica come quella di Star Wars, composta da un prolificare di razze aliene e da una moltitudine di situazioni spaziali. Pensate quanto sarebbe bello, dargli nelle mani un personaggio simil-Jabba.

Duncan Jones

Non solo il figlio di David Bowie, ma anche ottimo regista che alla sua prima prova ha sfornato Moon, un film di fantascienza dai richiami kubrickiani e dai toni intimisti. Jones è sicuramente giovane e deve ancora farsi le ossa nel mondo di Hollywood (lo scivolone commesso con Warcraft ne è la prova), ma non riesco comunque a togliermi dalla testa un’ipotetica scena di apertura di Star Wars: Episode IX eseguita nello stesso modo di Moon — da manuale.

James Grey

Se quest’anno non avessi visto The Lost City of Z, il nome di James Grey non comparirebbe in questa lista, ma grazie al suo ultimo (e migliore) film sono convinto che l’epica di Star Wars sarebbe in ottime mani. Non solo ha dimostrato di saper sviscerare con attenzione i dilemmi interni dei propri personaggi, ma anche di muoversi bene in presenza di atmosfere che vanno oltre i quattro lati dello schermo. La giungla di The Lost City of Z è lo spazio di Star Wars, il coraggio del protagonista Percy Fawcett è pari alla statura morale dei jedi, in mezzo c’è tutta l’avventura dell’ignoto — tre elementi che Grey ha dimostrato di saper raccontare magistralmente.

Patty Jenkins

Forse sarebbe l’ora di fare un passo avanti nel Ventunesimo secolo e affidare Star Wars alle cure di una sensibilità femminile. Quale nome migliore allora di Patty Jenkins, che quest’anno con la sua versione di Wonder Woman ha collezionato più di 800 milioni di dollari al botteghino, dimostrando di sapersi muovere abilmente in un mondo complesso e articolato (con regole quasi più rigide dell’universo di Guerre Stellari) come quello dei supereroi. Non solo, ma vista l’importanza (e qui Star Wars ha tanto da farsi perdonare) che le figure femminili stanno ricoprendo nel franchise, sarebbe anche l’ora di dimostrarlo anche al di fuori del copione.

Dan Trachtenberg

Tornando alle giovani promesse del cinema statunitense, questo nome dirà qualcosa solo agli appassionati della serie Cloverfield, di cui Trachtenberg ha diretto il secondo capitolo, 10 Cloverfield Lane. Il film si sviluppa con un’attenzione ai dettagli scenici che ricorda molto la gestione della tensione di Hitchcock — sicuramente l’abilità di Trachtenberg migliorerebbe la prevedibilità in cui molte scene e situazioni di Star Wars finiscono per ritrovarsi (la morte di Han Solo? Nessuno?). A suo favore – e forse questo lo rende il candidato più credibile in questa lista – c’è anche il fatto che con 10 Cloverfield Lane, Trachtenberg è passato sotto l’ala protettrice di J.J. Abrams, attuale produttore dei nuovi capitoli della saga di Star Wars 😏.

Matt e Ross Duffer

I due fratelli, ideatori della serie di successo Stranger Things, hanno fatto della nostalgia per i film di culto degli anni Ottanta il proprio marchio di fabbrica; innumerevoli i longform sul web che descrivono i parallelismi tra la serie di Netflix e i classici vintage (potevamo noi fare diversamente?). Allora perché non affidare Star Wars a qualcuno che ha ampiamente dimostrato la propria devozione per la serie — non solo con le parole, ma con una produzione che è riuscita a mixare quello stile così inconfondibile con una visione moderna, necessaria per il pubblico di oggi.

Alex Garland

Infine mi lancio in un’ipotesi piuttosto curiosa che a pensarci apre scenari interessanti: e se l’ultimo capitolo della trilogia fosse affidato ad Alex Garland? Il suo Ex Machina mi aveva colpito per la rigidità visiva e tematica con cui veniva affrontata la fantascienza, un rappresentazione in cui gli elementi (umani, macchine, natura) erano completamente immersi nel genere, tanto da rendendo il genere stesso superfluo. Cosa accadrebbe se a questi meccanismi si applicasse un universo come quello di Star Wars?

Forse l’imprevisto

In conclusione, mi lascio coccolare dall’impossibile, elencando i nomi di quattro registi a cui mi piacerebbe veder affidato un capitolo della saga di Star Wars.

David Lynch • Guillermo del Toro • Denis Villeneuve • Nicolas Winding Refn

Tutti e quattro hanno un valido motivo per essere in questa lista. Tutti vorremmo vedere lo scontro tra bene e male, come concepito da Lynch, applicato alla trama di Star Wars — non chiedo l’Eraserhead o il Mulholland Drive, mi accontento di un Blue Velvet Galattico o un Twin Laser come Lynch comanda. Guillermo del Toro, beh, è facile, al di là dell’evidente fatto che Pacific Rim sia meglio di Star Wars I, II e III messi insieme, so che il regista messicano si sentirebbe a casa nel mondo di Guerre Stellari. Denis Villeneuve mi ha già fatto il dono di riprendere tra le mani Blade Runner, dunque non mi azzardo a chiedere un secondo miracolo, ma se così fosse, Star Wars sarebbe un ottimo punto di partenza. Infine Refn, solo per il gusto di vedere cosa combinerebbe avendo a disposizione duelli con le spade laser.

La mia wishlist – più concreta nella prima parte e più de panza nella seconda – si conclude qui. Su tutto, la speranza che la Disney opti per un regista non convenzionale, amante dello sperimentalismo e lontano dai conservatorismi di Hollywood che tanto stanno rovinando l’industria cinematografica. Che la forza sia con noi!


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