Dopo la mappa sonora della metropolitana di Londra, Cities and Memory si è imbarcato in un altro progetto, infinitamente piú ambizioso: creare un database online dei “suoni delle proteste.”

Cities And Memory è una piattaforma d’arte collettiva online basata a Oxford, dedicata alla raccolta e alla condivisione di suoni ambientali, e al loro uso nella musica.

I musicisti che collaborano a Cities And Memory sono invitati a realizzare remix dei suoni, a trasformare le voci e il rumore ambientale in melodie, ritmi, atmosfera.

Quasi tutte raccolte nel corso di quest’anno, Protest and Politics raccoglie registrazioni da 49 città e 27 paesi dal mondo — dal Cile al Regno Unito, dalla Cambodia agli Stati Uniti le registrazioni catturano momenti delle proteste contro l’austerity, la Brexit, Donald Trump, il G20, e molte altre — tra cui anche una manifestazione per la chiusura di una rete radiofonica locale.

Il database è organizzato in una mappa navigabile, permettendo di ascoltare i suoni della propria città, e in una serie di raccolte tematiche: Donald Trump, Brexit, Austerity e manifestazioni antisistema, Diritti delle donne, Istruzione, e Democrazia.

“Ci siamo? Ci siamo? Ci facciamo sentire?” si sente tra i fischi in una registrazione dello scorso settembre 2014, in Galleria Vittorio Emanuele II. Dopo poco, una signora chiede, “Per cosa manifestate? Contro che cosa?” Le rispondono, “Eh praticamente siamo del servizio idrico e di ingegneria della metropolitana milanese… per il contratto, per il nostro contratto.”

La signora risponde beffarda, “Uno dovrebbe far lo sciopero non per il contratto ma per mandar via Pisapia.” Un breve silenzio. “Giusto?” Nessuno risponde alla signora, che probabilmente torna ai propri acquisti. Continuano i fischi.

Catturata a Roma invece una molto piú movimentata manifestazione dello scorso giugno da parte degli operatori delle slot machine contro la Manovra bis del governo. La registrazione è notevole soprattutto per un coro di “Merda, merda, vaffanculo,” che non è propriamente quello che si sente cantare alle manifestazioni, seguita invece da molto piú comuni, e meno ispirati “Venduti” e “Volete che vi facciamo anche il caffè.”

Nessuno dei due esempi italiani, insomma, infiamma particolarmente il cuore — bisognerà rimediare! — certamente non quanto le proteste contro l’austerity in Grecia nel 2009, o questa clip dello scorso dicembre, da manifestazioni anti-Trump a Los Angeles.

Il progetto, che è una meraviglia, non procede senza difficoltà: una registrazione salvata nella collezione “Women’s rights” a Istanbul è in realtà di una manifestazione in ricordo dell’assassinio di Aziz Nesin e del massacro di Sivas, dove morirono incendiati 37 fedeli Aleviti.

Indubbiamente, la realizzazione di un progetto simile presenta problemi quasi insormontabili, tra la certificazione delle registrazioni — molte potrebbero essere urla da stadio, non contestualizzate e senza conoscere la lingua — e viceversa la valorizzazione di quelli che sono veri e propri documenti.

Ma che — nel loro insieme — costituiscono a tutti gli effetti una vera e propria opera d’arte: come questa clip che riassume una notte intera di proteste in 8 minuti, tra suoni drone e cori improvvisati.

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