La Giornata internazionale in ricordo della tratta degli schiavi e della sua abolizione, il 23 agosto, segna l’impegno costante dell’UNESCO nel diffondere maggiore consapevolezza su una delle pagine più buie della storia umana.

Quanto è importante, nel Ventunesimo secolo, parlare di tratta degli schiavi? Quanto può influire un suo riesame storico sul nostro modo di vivere? È indispensabile approfondirne determinati aspetti, alla luce degli avvenimenti che stanno modellando il nostro presente? Secondo l’UNESCO (United Nation for Educational, Scientific and Cultural Organization), facendo luce sulle cause alla base della tratta degli schiavi e sulle sue disastrose conseguenze, decostruendo l’ideologia della gerarchia razziale – solitamente utilizzata nel dibattito su questo periodo storico – è possibile eseguire un’analisi sul patrimonio storiografico giunto fino a noi per verificarne come ciò, a tutti gli effetti, abbia modellato il nostro mondo moderno.

La maggioranza dei dati utilizzati a tale scopo sono raccolti nello Slave Route Project, che come obiettivo principale ha avuto quello di far riconoscere alla maggioranza dei paesi membri dell’ONU la giornata odierna come giornata di ricordo, di commemorazione, ma anche di dibattito costruttivo riguardo la tragedia immane della tratta degli schiavi. Nell’obiettivo dell’UNESCO c’è proprio la diversità con cui sono stati vissuti gli eventi in questione: in maniera più diretta dalle popolazioni africane, dal punto di vista dei colpevoli per le popolazioni d’oltreoceano o dell’Europa occidentale, da un punto di vista ideologico e morale da altre popolazioni non direttamente coinvolte. Ma proprio questa diversità di vissuto è in grado, secondo l’UNESCO, di ridisegnare quel quadro storico con una pienezza di dettagli mai fatta prima.

Niente consapevolezza senza conoscenza

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Stime sulla tratta degli schiavi, dal 1501 al 1875 (fonte: http://www.slavevoyages.org)

L’UNESCO ha deciso di mettere a punto dei lavori di ricerca interdisciplinari per illuminare i vari aspetti della tratta degli schiavi, dalle motivazioni che portarono alla schiavitù alle conseguenze che colpirono trasversalmente le popolazioni mondiali. Questo approccio – definibile come analitico – è, a detta dei responsabili, necessario per “trascendere dalle emozioni e dai sentimenti,” in una analisi storica che si rispetti.

L’inizio di tale processo è da ricercarsi nel 1994, quando si è dato il via a un vasto programma di raccolta scientifica di documenti in giro per il mondo. Inizialmente è stata data priorità alla tratta degli schiavi (grazie, soprattutto, ai numerosi dati e prove scritte provenienti dai diari di viaggio degli schiavisti). Successivamente la ricerca è stata estesa a temi meno noti e con fonti meno sicure, come la resistenza di alcune popolazioni africane alle deportazioni, i contributi che gli schiavi stessi diedero nelle terre in cui vennero trapiantati in maniera coatta, fino al ruolo delle donne (che, come risulta da molti testi a riguardo, vennero tenute in poco conto dagli storici di inizi Novecento).


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Il dovere all’istruzione

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Rotte principali della tratta occidentale degli schiavi dal continente africano verso le Americhe (fonte)

In tutto questo, però, per arrivare ad obiettivi concreti (quali l’istruzione, obiettivo finale da raggiungere secondo l’UNESCO) è indispensabile la trasformazione dei dati raccolti tramite ricerche scientifiche in appropriati materiali di carattere pedagogico-didattico. Devono essere altresì intrapresi sforzi per dare vita ad una cosiddetta comprensione reciproca, che sia in grado di incoraggiare l’insegnamento della storia di questa tragedia da diversi punti di vista, onde evitare una perdita nella memoria collettiva – specialmente tra i giovani – di eventi di cotanta importanza che hanno modificato per sempre le nostre visioni del mondo.

L’UNESCO ha deciso di creare un vasto progetto educativo intitolato “Breaking the Silence” per insegnare ai bambini cosa è stata la tratta degli schiavi: con questo lavoro, realizzato attraverso una rete associativa di scuole ASPnet (comprendente più di 9.900 istituti in più di 180 paesi nel mondo) non è stato raggiunto solo l’obiettivo di rendere le nuove generazioni maggiormente consapevoli della storia degli uomini che li hanno preceduti, ma è nato un circolo virtuoso caratterizzato da insegnanti maggiormente formati, da continue organizzazioni di forum giovanili di confronto, da un proliferare di materiali pedagogici non solo cartacei ma soprattutto digitali il cui risultato finale è quello di sensibilizzare una buona parte della popolazione mondiale e migliorare lo stato di salute dei sistemi educativi a cui essi fanno affidamento.

Il tutto è stato accresciuto da una attività costante di advocacy per convincere gli stati membri delle Nazioni Unite a intraprendere una revisione dei propri programmi di insegnamento, al fine di trovare uno spazio per un argomento rilevante nella storia moderna come la tratta degli schiavi e la schiavitù tout court (argomenti fin troppo trascurati in alcune aree come le Americhe, i Caraibi, l’Europa e, ironia della sorte, perfino l’Africa stessa).

Il messaggio di Ms. Irina Bokova, Direttore Generale dell’UNESCO

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«Nella notte tra il 22 ed il 23 agosto del lontano 1791, uomini e donne, strappati dall’Africa e venduti come schiavi, si rivoltarono contro il sistema per ottenere libertà e indipendenza, tanto ambite per Haiti, fino ad ottenerle nel 1804. Quella rivolta segnò un punto di svolta nella storia dell’umanità, principalmente per il suo impatto sulla creazione dei diritti umani universali. Siamo tutti in debito con quelle persone. Il coraggio di questi uomini e donne ci ha spinto a darci degli obblighi l’un l’altro. L’UNESCO ricorda questa giornata nella data odierna, il 23 agosto, denominandola come “Giornata mondiale per la memoria della tratta degli schiavi e della sua abolizione”, per rendere omaggio a tutti coloro che hanno combattuto per la libertà e che, nel loro nome, continuano l’insegnamento di questi atti storici di coraggio e dei valori in essi contenuti. Il successo di quella ribellione, guidata dagli schiavi stessi, è oggi per noi fonte di profonda ispirazione nella lotta contro ogni forma di servitù, razzismo, pregiudizio, discriminazione razziale e Ingiustizie sociale.

La storia della tratta degli schiavi (e della schiavitù più in generale) è una storia rabbiosa, crudele, piena di amarezza che ancora oggi trova sfogo in talune dichiarazioni o rivendicazioni da parte di leader africani; ma allo stesso tempo è una storia di coraggio, di libertà, di orgoglio. Tutta l’umanità fa parte di questa storia, nella buona e nella cattiva sorte. Sarebbe un errore e un crimine dimenticarsene.

Attraverso lo Slave Route Project l’UNESCO intende trovare in questa commemorazione storica la forza per costruire un mondo migliore e mostrare i legami storici e morali che fanno da collante tra tutti i popoli del mondo. Con questa stessa ambizione le Nazioni Unite hanno deciso di proclamare, nel 2013, il “Decennio internazionale per le persone discendenti da vittime della tratta degli schiavi”, che è attivo dal 2015 e lo sarà fino al 2024. L’UNESCO – in linea con le parole chiave alla base dell’acronimo che la rappresenta, United Nation for Educational, Scientific and Cultural Organization – sta contribuendo, attraverso programmi di educazione ed acculturamento, alla promozione del contributo proveniente da persone di origine africane, per costruire società moderne che non vengano meno al garantire pari dignità ed uguaglianza tra tutti gli esseri umani, senza distinzione».


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