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Benvenuto in un nuovo episodio della rubrica Arabeschi

Con questo episodio andiamo a rievocare la storia che sta alla base dell’impero e del califfato musulmano; quella dei mamelucchi, per l’appunto, che ne fanno parte sin dall’inizio del potere abbaside, rimasto in vigore dal 750 fino al 1258.

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I mamalik altro non erano che soldati di origine servile al servizio dei califfi e impiegati nell’amministrazione e nell’esercito.

Tra i tanti, i più famosi furono coloro i quali s’imposero alla guida dell’Egitto e della Siria tra il XIII ed il XVI secolo succedendo ai loro signori privi di eredi al potere.
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I primi mamelucchi operarono al servizio dei califfi di Baghdad attorno al IX secolo d.C., acquistati dai mercanti di schiavi perlopiù nelle aree della Transoxiana (oggi corrispondente alle nazioni dell’Uzbekistan, Turkmenistan e Kazakistan).

Fin da piccoli i mamelucchi venivano allevati e cresciuti nella dottrina bellica spesso sotto l’attenta sorveglianza di maestri eunuchi, ai quali gli allievi rimanevano legati da sentimenti di fratellanza e rispetto.
Al termine dell’addestramento, essi guadagnavano la libertà ed entravano così al servizio di potenti signori egiziani e siriani, che a loro volta avevano intrapreso lo stesso percorso dei mamelucchi.

Molto interessante notare come nella vita di questi guerrieri il concetto di unione ed affetto verso i propri compagni e i propri maestri fosse qualcosa di veramente intenso; gli stessi signori erano soliti formare una élite di mamelucchi, tra i più capaci ed intelligenti, con la quale creare un legame d’amicizia per la vita.

Alla morte del sultano vigente il potere veniva spostato verso quei mamelucchi che, di fatto, riuscivano ad imporsi grazie ai loro uomini; in tal modo le doti belliche e intellettuali venivano sempre considerate come somme virtù e strutturalmente legittimanti.