L’aumento dei prezzi di Uber durante l’esplosione a New York

Quando, verso le 20.30 locali di sabato, tra la 27esima e la 23esima strada di Manhattan è esploso l’ordigno artigianale che avrebbe ferito 29 persone, nei dintorni dell’isolato si è comprensibilmente scatenato il panico. Spaventati dalla forte esplosione, i passanti hanno cominciato a correre per cercare di mettersi in salvo.

Mentre diverse linee dei mezzi pubblici erano chiuse per l’emergenza, molti hanno pensato di sfruttare i passaggi di Uber per tornare a casa più in fretta — ma hanno trovato le tariffe del servizio di car-pooling urbano maggiorate di quasi il doppio.

Subito si sono moltiplicate le proteste su Twitter: l’azienda californiana è stata accusata di voler monetizzare l’emergenza, approfittando della situazione di eccezionalità provocata dall’attentato (la cui matrice, ad oggi, non è ancora chiara). La notizia è rimbalzata sul Sun, e l’indignazione è stata tale da spingere Uber a correre ai ripari, annullando tempestivamente l’aumento dei prezzi nell’area di Chelsea.

Ma come funzionano i prezzi di Uber?

In realtà il surge pricing è un meccanismo che fa parte del normale funzionamento dell’app, e si fonda sulla basilare legge della domanda e dell’offerta: quando in strada ci sono più potenziali passeggeri che guidatori, l’algoritmo di Uber alza i prezzi per incentivare altri guidatori a riequilibrare l’offerta (o per scoraggiare qualche passeggero). Così, i prezzi per i passaggi non sono fissi ma variabili — o dinamici, come preferisce definirli l’azienda. Talvolta molto dinamici, al limite della speculazione: una giornalista del New York Times fa l’esempio di uno stesso tragitto costato prima 13 e poi 47 dollari, con un tasso di volatilità molto elevato anche da un minuto all’altro, virtualmente senza limiti.

La pratica del surge pricing è molto poco apprezzata dagli utenti — evidentemente insensibili al fascino dell’economia classica — al punto che, nel prossimo aggiornamento dell’app, il moltiplicatore della tariffa non dovrebbe essere più esplicitamente mostrato agli utenti, che vedranno soltanto il prezzo finale del viaggio: meno shock psicologico per l’utente, al prezzo, però, di una minore chiarezza.

Proprio a New York, nel 2014 Uber ha siglato con le autorità locali un accordo per bloccare il surge pricing nel caso di situazioni di emergenza — come una tempesta di neve particolarmente intensa o un attentato terroristico. Non solo: la start up si era impegnata in quell’occasione anche a donare la propria percentuale di guadagno (20% per ogni passaggio) in caso di emergenza alla Croce Rossa americana.

Il meccanismo era stato infatti duramente criticato per essere entrato in funzione durante l’uragano Sandy e durante la sparatoria in un locale di Sydney a fine 2014 — per cui i vertici di Uber si erano scusati.

A Nuova Delhi le autorità sono state decisamente più tranchant, impedendo del tutto l’applicazione delle oscillazioni di prezzo ad aprile di quest’anno.

Per qualche ragione, l’esplosione di sabato sera non è stata immediatamente riconosciuta come una situazione di emergenza, e ci sono volute le proteste degli utenti indignati per spingere Uber a bloccare il surge pricing.


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