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L’inquinamento ci riempie il cervello di metallo

Nano-particelle di ferro presenti nel nostro cervello non sarebbero un prodotto fisiologico del corpo umano — come il ferro che si trova nel sangue — ma frammenti di magnetite presenti nei fumi dell’inquinamento atmosferico. È quanto afferma una ricerca condotta dall’Università di Lancaster, in Regno Unito, che ha analizzato il cervello di 37 individui che hanno abitato o a Manchester o a Città del Messico — due città che di certo non sono rinomate per l’aria pulita.

Su milioni di particelle di magnetite per ogni grammo di tessuto cerebrale, in un rapporto di 100 a 1 sono risultate avere forma sferica: mentre i cristalli di ferro di forma irregolare sono fisiologici, secondo i ricercatori le particelle “tonde” derivano dal ferro che si fonde ad alte temperature — come accade in un processo di combustione. Si tratterebbe quindi di impurità di ferro contenute negli scarichi delle automobili e delle caldaie, che — in virtù del diametro minuscolo, appena 200 nanometri (un capello è spesso 50 mila nanometri) — attraverso il sistema respiratorio finiscono per trovare facilmente casa nel cervello, rendendolo altamente “magnetico.”

 

La presenza di queste nanoparticelle potrebbe giocare un ruolo nell’insorgenza di una malattia neurodegenerativa come l’Alzheimer, secondo quanto afferma David Allsop, professore a Lancaster e co-autore dello studio. Non esistono ancora abbastanza prove scientifiche per suffragare una diretta relazione di causa-effetto, ma già da tempo sono state evidenziate possibili correlazioni tra l’esposizione ad alti livelli di inquinamento e l’Alzheimer.

Uno studio dell’Università di Harvard pubblicato a inizio anno sulla rivista Environmental Health Perspectives ha monitorato quasi dieci milioni di individui coperti dal sistema assicurativo statunitense Medicare tra il 1999 e il 2010, rilevando una correlazione statisticamente significativa tra l’aumento della concentrazione di Pm 2,5 per microgrammo d’aria e la comparsa di Alzheimer o Parkinson. Uno studio pubblicato su Nature a marzo, invece, dava la colpa proprio alle nano-particelle di magnetite.

Che, in ogni caso, difficilmente possono essere innocue per la salute: si tratta infatti di un materiale coinvolto nella produzione di molecole altamente reattive, i cosiddetti ROS (Reactive Oxygen Species), che danneggiano significativamente le cellule.
È la prima volta che gli effetti dell’inquinamento vengono fisicamente individuati nel cervello umano. Secondo uno studio pubblicato a settembre 2015, ogni anno più di 3 milioni di persone nel mondo muoiono prematuramente per malattie legate all’inquinamento atmosferico — un numero destinato a salire drasticamente, in mancanza di misure efficaci per arginare il problema della tossicità dell’aria nelle grandi aree metropolitane.


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