in copertina e nell’articolo: le rovine di Varsavia dopo la Guerra

Chi acquista casa a Varsavia o in Polonia si imbatte prima o poi nel termine “restituzione.” Decine di migliaia di proprietà nel Paese sono oggi reclamate dai loro proprietari anteguerra. Un’eredità della Seconda Guerra Mondiale e della Polonia socialista che crea tensioni sociali e oggi torna d’attualità con un controverso disegno di legge in materia.

La mia compagna e io decidiamo di comprare casa a Varsavia nell’estate del 2014. Durante la nostra ricerca, a ogni appartamento visitato seguono verifiche online su siti polacchi.

«Cosa cerchi?» chiedo a P. la prima volta.
«Voglio vedere se ci sono pending claim sulla proprietà,» risponde lei.
«Perché? Ci hanno sempre assicurato che non risultano conti in sospeso da pagare, né ipoteche.»
«Mi riferisco a un altro tipo di claim. Mai sentito parlare di restituzioni

In realtà sì. All’epoca sapevo che alcuni edifici anteguerra in Polonia appartenuti a famiglie ebraiche prima dell’Olocausto, erano stati reclamati dagli eredi dei legittimi proprietari e, talvolta, restituiti. Tuttavia, immaginavo si trattasse perlopiù di ex sinagoghe, scuole talmudiche e bagni rituali o magari di palazzine, ville, fabbriche requisite da nazisti o sovietici e scampate agli eventi bellici. La capitale polacca, però, era stata rasa al suolo dai bombardamenti e dalla sanguinosa rappresaglia dei tedeschi seguita all’insurrezione del Ghetto (1943) e alla Rivolta di Varsavia (1944). Cercando casa in periferia, ci eravamo imbattuti solo in edifici del Dopoguerra. Qualcosa non tornava.

Il decreto

Faccio qualche ricerca e mi imbatto nel Decreto Bierut, una legge della neo Polonia socialista dell’ottobre del ’45 che nazionalizzava 40mila tra immobili e terreni nella capitale e altre migliaia di proprietà nel resto del Paese. Danneggiati dal decreto erano sia ex proprietari di origine ebraica scampati alla Shoah che polacchi cattolici ed ex residenti tedeschi costretti ad abbandonare le regioni cedute alla Polonia come risarcimento bellico dopo la Conferenza di Potsdam del ’45.

In questo modo, la nuova Polonia poteva accelerare le necessarie ed estese ricostruzioni del Dopoguerra senza preoccuparsi troppo delle eventuali obiezioni di migliaia di ex proprietari privati. Molti dei quartieri ispirati ai dettami del realismo socialista realizzati a Varsavia sulle macerie cittadine, ad esempio, furono costruiti su terreni nazionalizzati dal Decreto Bierut.

Nel frattempo, troviamo l’appartamento giusto, in un palazzo costruito negli anni ’60. Lo stabile si trova a Praga, l’unica parte di Varsavia risparmiata dalle distruzioni a tappeto della Seconda Guerra Mondiale. È in questo quartiere sulla sponda orientale della Vistola che l’Armata Rossa ha atteso la fine dell’eroica ma suicida rivolta partigiana nella capitale e il ritiro dei nazisti, prima di varcare il fiume e “liberare” il resto della città e i suoi pochi Robinson, sopravvissuti tra le macerie.

«Buone notizie,» mi informa P. alzando gli occhi da pagine Web fitte di indirizzi varsaviani, «qui risulta che il nostro futuro palazzo non è reclamato, mentre i due edifici accanto sì, forse perché sono degli anni ’20». Rassicurati, possiamo presentare la nostra offerta.

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La raccomandata

Circa un anno più tardi, quando abbiamo terminato solo da qualche mese i lavori all’interno del nostro primo appartamento di proprietà, ritiro una raccomandata all’ufficio postale. La busta porta il timbro del Ministero delle Infrastrutture e dello Sviluppo polacco. Porto la lettera a casa per farne decifrare i contenuti dalla mia compagna.

La sua prima reazione, una volta aperta la busta, è quella di impallidire ripetendo a se stessa: «Lo sapevo!» Scopriamo così che il nostro palazzo è ora al centro di una richiesta di restituzione. Un incubo in Polonia, dato che ogni singolo caso fa storia a sé e non esiste una legge in materia. Un vuoto legislativo che è un unicum nell’Ue, nonostante la Polonia abbia firmato la Dichiarazione di Terezin del 2009 che si impegna a risarcire le vittime dell’Olocausto restituendo ai legittimi eredi, qualora possibile, le proprietà sottratte o nazionalizzate durante e dopo il conflitto.contatta subito un notaio per avere un’idea, anche vaga, di cosa aspettarci. Io, invece, cerco informazioni su chi ha avviato l’iter. Scopro che il terreno su cui è stato edificato il nostro palazzo apparteneva a una famiglia che oggi vive in Israele. Tra i suoi componenti vi è una celebre autrice di graphic novel. Il suo libro più recente tratta dell’esperienza di reclamare una proprietà in Polonia: ne ordino una copia online.

Nei giorni seguenti il notaio ci dà qualche rassicurazione. La raccomandata annuncia solo il primo step della richiesta. Potrebbero volerci anni prima di arrivare a una decisione. E visto che il nostro è un palazzo del Dopoguerra, lo scenario più probabile è che il Comune di Varsavia debba versare una compensazione alla famiglia israeliana in caso di accoglimento della domanda. Si tratta comunque di ipotesi, perché nella Polonia del 2015 nessuno sa per certo come e quando un caso del genere possa concludersi.

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Il disegno di legge

A oggi, tre anni dopo, non abbiamo ricevuto ulteriori notifiche. Nel frattempo, la Polonia ha cambiato governo passando dal centrodestra liberale, europeista e moderato di Piattaforma Civica (PO) a quello isolazionista, cattolico e patriottico di Diritto e Giustizia (PiS). Proprio l’attuale esecutivo si propone di porre fine a un vuoto legislativo durato quasi trent’anni con un disegno di legge sulle restituzioni di proprietà presentato nell’ottobre 2017.

Il testo è controverso ed è stato accolto negativamente sia in Europa che Oltreoceano. Qualora convertito in legge impedirebbe ogni ulteriore restituzione, sostituendola con compensazioni pari a un massimo del 20% o 25% del valore della proprietà al momento dell’esproprio o della nazionalizzazione, adeguato al cambio corrente. Inoltre, il disegno di legge stabilisce che solo cittadini polacchi eredi di ex proprietari residenti in Polonia possano chiedere tali compensazioni e dà 12 mesi per presentare richiesta; le proprietà non reclamate entro tale scadenza passano al Ministero del Tesoro polacco.

Rileggo spesso la splendida graphic novel scritta nel 2013 dall’erede dell’ex proprietario del terreno su cui sorge il nostro palazzo. In essa l’autrice ha la delicatezza di non menzionare che il tema della restituzione di proprietà riguarda da vicino la propria famiglia. Mi piacerebbe incontrarla e sapere cosa si trovava al nostro indirizzo quando è stato nazionalizzato. Vorrei che un accordo venga trovato, eppure da attuale proprietario spero anche di non rimetterci. È proprio sul timore dei proprietari attuali come me che fa leva il controverso disegno di legge del governo polacco per mettere quanti più paletti possibili a ogni futura richiesta di restituzione. Per questo, anche se una legge in materia è auspicabile, la sensazione è che la Polonia voglia vararne una con l’obiettivo di difendere il proprio status quo più che di incoraggiare una sofferta discussione sul tema.


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