Il contratto di governo viene presentato da Di Maio sottolineando come il Movimento 5 Stelle “non abbia nessuna intenzione di perdere la sua identità politica.”

Questa mattina sul Blog delle Stelle — l’organo ufficiale che ha sostituito il blog di Beppe Grillo, con un nome che non smetterà mai di far ridere — Luigi Di Maio ha pubblicato il “contratto di governo” del Movimento 5 Stelle, a cura di un comitato scientifico guidato dal professore di diritto amministrativo dell’università di Roma Tor Vergata Giacinto Della Cananea. Abbiamo deciso di ignorare quanto sia un controsenso che un partito con un programma partecipativo si affidi a un comitato scientifico, e anche come questa idea ci ricordi un’altra proposta che ai 5 stelle qualche anno fa non era piaciuta.

Il contratto di governo viene presentato da Di Maio sottolineando come il Movimento 5 Stelle “non abbia nessuna intenzione di perdere la sua identità politica.” Il Movimento ammette che ci sia distanza dai due principali interlocutori, ma continua apparentemente a non concepire che ci sia qualche differenza tra fare un governo con la Lega e uno con il Partito democratico.

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Questa apparente noncuranza è assolutamente nella norma per il partito, che da sempre guarda a tutta la politica italiana con un’attitudine molto trumpista ante litteram da “drain the swamp,” ma è in naturale contrapposizione con la premessa logica del Movimento 5 Stelle. Se tutta la politica è uguale, e anche il Movimento 5 Stelle si affida a tecnici e comitati scientifici, qual è la differenza del Movimento 5 Stelle agli altri partiti? Per molti elettori, con cui il Movimento ha instaurato un rapporto di culto — Berlusconi, che è un esperto in materia, ci ha azzeccato particolarmente — non sarà un problema, ma è impossibile non registrare una forte dissonanza tra quello che il partito dice, e quello che il partito fa.

Nel proprio tentativo di apparire istituzionali e gentisti allo stesso tempo, se Di Maio vuole essere il Merkel d’Italia, gli sfugge che la proposta di Merkel per i verdi era drasticamente diversa da quella poi concessa all’SPD.

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La posizione del Movimento, però, non è soltanto una posa: è incapacità, ideologica o per impreparazione, di capire come formare un governo. D’altronde, nessuno è bravo la prima volta che fa qualcosa.

Nel documento, questa incapacità sistemica di percepire diversità tra due partiti che sono per definizione opposti, è codificata in una agile tabella, dove i programmi sono ridotti a parole chiave prive di qualsiasi significato, in grado di appiattire qualsiasi posizione politica in un generico “fare cose, lol.” Di fronte ai problemi titanici che deve affrontare un governo italiano in questi anni — dalla necessità urgente e generale di un’espansione dello stato di welfare ai problemi nel dettaglio, come cosa fare della chiusura degli ospedali fuori dalle zone metropolitane — l’incapacità di distinguere il senso, la direzione di qualsiasi tipo di misura è il segno della mancanza di un’idea di stato, che nell’amministrazione del primo partito d’Italia non può che fare estremamente paura.

Guardiamo la tabella firmata da Della Cananea nel documento:

Le vogliamo migliorare le dotazioni delle infrastrutture? Zero dialogo con chi è contrario!

Le vogliamo migliorare le dotazioni delle infrastrutture? Zero dialogo con chi è contrario!

Stessa cosa: contro il Made in Italy? Niente governo.

Stessa cosa: contro il Made in Italy? Niente governo.

Green Economy? Ce l’abbiamo.

Green Economy? Ce l’abbiamo.

Sorprendentemente la tabella glissa sull’emergenza migranti, un argomento dove davvero i tre partiti si trovano sostanzialmente allineati, differenze di decenza a parte, e su cui è stata impostata gran parte della campagna elettorale prima del 4 marzo.

Il documento prosegue nel descrivere un governo la cui azione politica sia sostanzialmente azzerata: il contrario di un governo di cambiamento. Un governo che si limiti a esistere, nel bene e soprattutto nel male.

Si tratta di un documento con cui è impossibile essere discordi, ed è in qualche modo il punto d’arrivo, seppur inaspettato, della lunga odissea della Casaleggio associati alla ricerca di cosa ci sia “oltre” la politica: quello che hanno trovato è, con grande sorpresa di tutti, il nulla.

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