“È un disco che va a colmare un’esigenza forte mia ma anche di un gruppo, che è quella di suonare senza badare troppo alle logiche di mercato.”

A fine gennaio è uscito il suo quarto album dal titolo inequivocabile: Quattro. Lui è Alberto Bianco, cantautore ormai con una discreta esperienza alle spalle, musicista e produttore. Arriva da Torino e della nuova scena torinese è sicuramente oltre che uno dei migliori esponenti anche uno dei principali artefici, vedi alla voce “produttore” nel primo disco di Levante. Abbiamo scambiato qualche parola con lui per discutere del trascorrere del tempo e della musica.

Il tuo disco si chiama quattro, il primo singolo “30 40 50.” Ho cercato di trovare qualche sottotraccia numerologica scavando nei testi ma non ci sono riuscito. Quello che invece mi è apparso piuttosto chiaro è un certo dinamismo. Una progressione. Questi numeri sono una scansione non solo del tempo, corretto? Di che altro?

Sono numeri che rappresentano le età dei componenti della mia famiglia. Sono fasi della vita che sto analizzando perché sono piene di contraddizioni e per questo meravigliose. Vedo che i miei, tutti e due sessantenni, hanno una voglia di giocare più simile a quella dei loro nipoti di 6 anni rispetto a noi figli di 30 e 40. Hanno voglia di rischiare, di mettersi in gioco, di fare quello che gli piace davvero. Quella canzone è un’analisi di tutto ciò.

Il tempo comunque è un elemento forte in questo disco. Il tempo che passa e regala maturità. Il termine “disco della maturità” suona sempre un po’ male, non trovi? È però un disco più pensato, ponderato, meno di pancia rispetto agli altri?

È un disco che va a colmare un’esigenza forte mia ma anche di un gruppo, che è quella di suonare senza badare troppo alle logiche di mercato ma esprimendo la passione che abbiamo per le belle canzoni suonate insieme. Il gusto è la base di questo disco. Approfondire il nostro gusto ci ha portati a sviluppare una produzione ricca e genuina.

Siamo quasi coetanei quindi non voglio continuare a battere su questo tema, solo un’ultima domanda: cosa senti di diverso in te ora rispetto a quando hai iniziato. E intendo proprio come esigenza artistica di espressione. Di cosa senti il bisogno di parlare, in maniera differente rispetto agli esordi?

Ho sempre parlato di me stesso, prima della mia voglia di fare musica in una realtà sociale complicata, poi d’amore, ora mi va di parlare delle persone a cui voglio bene che contribuiscono tutti i giorni a rendermi una persona completa e orgogliosa. Dal punto di vista artistico è molto stimolante avere nuovi argomenti perché anche la musica che sta sotto ai testi deve per forza cambiare per poter accompagnare quello che dico. L’esplorazione è un’esigenza.

La tua vita da musicista non è però solo Bianco. Ci sono molte collaborazioni che scambi con altri artisti, sotto varie forme. Cosa porti sempre di tuo nelle collaborazioni e cosa invece ti porti a casa?

Porto sempre molta attenzione per chi collabora con me. Ho sete di capire il loro punto di vista sulla musica è sulla vita da musicista. Penso di essere un collaboratore onesto per questo i nomi con cui ho collaborato sono sempre dei fuoriclasse.

E viceversa, cosa invece non devi o non vuoi mai portare fuori da te e non vuoi che entri in te?

Chi punta tutto sull’autenticità come me ha una parte di gelosia che è difficile da scardinare.

I tuoi live (ne ho visti diversi) sono sempre molto belli. Credo (e spero di farti un complimento, perché l’intento è quello) che anche chi non ha approfondito molto l’ascolto dei tuoi dischi dovrebbe venire a sentire un tuo live proprio per il gusto di sentire qualcosa di suonato bene. Viene da dire anche che non esista in te una forte scissione studio/live ma magari mi sbaglio. Come vivi e gestisci questi che sono a tutti gli aspetti due elementi differenti della vita di un musicista?

Il live è il momento in cui tutto quello che hai studiato e ponderato a lungo si mischia con l’istinto. Quando saliamo sul palco abbiamo un canovaccio ma le emozioni che esprimiamo sono tutte le sere diverse nonostante le canzoni siano sempre più o meno quelle. Per noi suonare dal vivo è fondamentale perché fa parte del progetto, fatto appunto da disco, promozione e tanti live.

Concludiamo con un gioco. Ruba un brano di Quattro e donalo a un tuo vecchio album e invece prendi un brano di un tuo vecchio disco e inseriscilo in Quattro, e spiegaci perché.

Dono “Padre” a Nostalgina e porto in Quattro “Mela.” “Padre” perché sarebbe stato divertente immaginare quello che sarebbe successo oggi nel 2011 e “Mela” perché continuo a pensare esattamente quelle cose nonostante siano passati circa 8 anni da quando l’ho scritta.


In copertina, foto di Giorgia Mannavola / Pepe Fotografia.

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