Irene Maggi questo venerdì salirà sul palco del Magnolia con il live set probabilmente più insolito e originale di tutta la stagione di WOW, alla cui ultima serata – questa volta tutta al femminile – parteciperanno anche Verano e Joan Thiele.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per sapere cosa la lega a Lady Gaga e per chiederle qualche curiosità sul suo album Tank Girl, uscito lo scorso 16 marzo e consigliatissimo.

Ciao Irene, Partiamo dal progetto che porterai venerdì sul palco del Magnolia: come nasce? Qual è il tuo rapporto artistico con Lady Gaga?

Nasce da una proposta dei ragazzi del Magnolia che mi hanno chiesto se mi piaceva l’idea di fare un concerto dedicato a Lady Gaga. Ovviamente ho detto subito di sì, mi piace lei come artista e mi piace anche l’idea di fare un tributo a modo mio.

Come ti poni rispetto alle canzoni originali? Le riadatterai secondo il tuo sound e la tua personalità?

Esatto, sarà a modo mio. Vorrei fare una vera e propria performance che parta da canzoni solo voce in cui potrò interagire con il pubblico facendolo cantare e battere le mani a pezzi “creati in diretta” sul palco. Con l’aiuto del mio produttore Francesco Sacco partiremo infatti da delle sequenze registrate al computer sulle quali improvviseremo con chitarra e voce.

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Gaga difende quotidianamente il Girl Power ed è riuscita a prendersi un posto di primo piano nel panorama musicale mondiale, non senza parecchie critiche, e per questo mi sembra un’ottima rappresentante per questo WOW! tutto al femminile (finalmente). Com’è essere donna nel mondo dell’indie italiano?

Io mi considero una vera outsider quindi in realtà sono nella minoranza assoluta. Sia come donna – siamo in poche – sia come artista, nel senso che ho sempre fatto tutto a modo mio, non ho mai rispettato le regole e mi sono sempre posta in maniera più autentica che commerciale. In Italia manca una figura che sia così forte come Gaga. Qualcuno che oltre a esporsi come donna in maniera autentica si esponga per i diritti di tutti, come dice nella canzone “Born this way.” Diciamo che in Italia siamo parecchio indietro per quanto riguarda una vera meritocrazia e una giusta uguaglianza nella musica, uomini o donne che siano. Sicuramente non è facile farsi strada nei pregiudizi che nonostante tutto anche oggi persistono. Le donne nella musica sono poche ma soprattutto sono pochi quelli che hanno il coraggio di credere in loro.

Parliamo invece di “Tank Girl,” primo album pubblicato con il tuo vero nome. Non ci sento molta Lady Gaga, quali sono gli artisti che ti ispirano di più?

Tank Girl è un disco malinconico che racconta di un amore impossibile e di conseguenza è molto vicino alla musica blues, jazz, folk, che sono anche i generi che io ho da sempre ascoltato e che hanno plasmato molto il mio modo di cantare e di interpretare e intendere la musica.

Come hanno contribuito le tue esperienze precedenti (i progetti Airin e Le Pinne) alla creazione dell’album?

In maniera molto minore. Questo disco è nuovo. È la rappresentazione di una donna di 30 anni che diventa adulta. Non c’è più la spensieratezza dei 20 anni e quindi si distacca molto dal passato. Di certo però se non avessi girato l’Italia in lungo e in largo con i miei progetti precedenti non sarei arrivata ad avere la consapevolezza che ho adesso.

Nella traccia di “Intro” dici “You used to call me tank girl,” cioè ragazza carro armato, è successo davvero che qualcuno ti chiamasse così? Cosa significa per te?

Mi sono innamorata di un uomo che ho conosciuto per caso e che ha cambiato la mia vita per sempre. Anche se in realtà è stata una frequentazione brevissima e impossibile per questione di distanze. Ma ci sono persone che ti cambiano la vita anche in un’ora. La prima frase che mi ha detto quando l’ho incontrato è stata “sembri Tank Girl.” Avevo un look abbastanza appariscente e punk ed ero molto sfrontata. Lo sono ancora, mi ritengo una guerriera. Ma adesso sono una guerriera in tempo di pace. È arrivato il momento di avere un po’ di serenità.

Hai in programma di rimanere in Italia a suonare e definire la tua carriera, oppure ti piacerebbe trasferirti all’estero?

Non lo so. L’Italia è un posto stretto per chi ha grandi ambizioni. Ma la mia vita adesso è qui. In un’altra vita fuggirei da qui a 18 anni. In questa vita chi lo sa, tutto può succedere.


Non perdetevi, domani sera, l’ultimo appuntamento al Magnolia con Wow – Roba fresca a Milano. Dopo una stagione molto intensa e piena di sorprese è arrivato il momento di salutarci, ma tranquilli non è un addio, è solo un arrivederci!

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