I beach rats, in slang, sono appunto i giovani ragazzi che frequentano Gerritsen Beach, una zona di Brooklyn abitata soprattutto da comunità di origine irlandese.

L’ultimo film di Guadagnino ha ricevuto, in Italia e all’estero, il consenso quasi unanime di pubblico e critica. Chiamami con il tuo nome è la storia di un amore deciso e allo stesso tempo sconosciuto, raccontato senza retorica e con uno stile elegante. Ma non tutti si sono ritrovati nella rappresentazione che il regista ha dato del romanzo omonimo di André Aciman, nei giorni successivi all’uscita nelle sale italiane infatti mi è capitato più volte di imbattermi in conversazioni che criticavano il film per la sua natura borghese e patinata — la costruzione di una storia che, da un altro punto di vista, rifiuta il vero contesto sociale in cui l’omosessualità è vissuta e affrontata. Le vicende che coinvolgono Elio e Oliver vivono ai margini di un’Italia democristiana, beati in un locus amoenus in cui l’unico dramma ammesso è sentimentale e non sociale.

Chiamami con il tuo nome rimane comunque un’opera sincera che parla a tutti, indistintamente, raccontando cosa si provi a vivere un amore che non può essere apertamente chiamato tale. Per chi invece trovasse stretti i limiti entro cui Guadagnino racconta i suoi personaggi, un altro film, uscito quest’anno, ha cercato di descrivere la condizione di chi cerca di capire la natura dei propri sentimenti in un contesto inquieto e denigratorio.

Il film è Beach Rats, diretto dalla regista newyorkese Eliza Hittman, vincitrice nel 2017 del premio per miglior regia al Sundance Film Festival. Il film, ambientato nella Brooklyn del low income, ha come protagonista Frankie, a suo modo un privilegiato: bianco, bello, una famiglia che lo mantiene, rispettato dagli amici e corteggiato dalle ragazze. A un secondo sguardo però, dove per Elio Perlman i privilegi rimangono, Frankie è costretto a nascondere i suoi sentimenti omosessuali in una comunità maschilista e virile, abbandonato, come tanti coetanei, in un torpore da nullafacenza e disoccupazione. Frankie nasconde la sua omosessualità incontrando uomini più anziani nella vegetazione ai bordi dell’autostrada, perché a detta sua “non conoscono nessuno della mia età.”

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I beach rats, in slang, sono appunto i giovani ragazzi che frequentano Gerritsen Beach, una zona di Brooklyn abitata soprattutto da comunità di origine irlandese, dunque cattoliche. Difficile quindi, anche in un’area di influenze progressiste come quella di Brooklyn, farsi avanti e prendere coscienza dei propri sentimenti. La Hittman, che prende in prestito da Moonlight molto in termini di stile e messa in scena, utilizza la storia di Frankie (interpretato da uno straordinario Harris Dickinson) per ampliare la condizione del protagonista a contesto sociale. Non solo Frankie non ha la possibilità di confessare la sua omosessualità, ma neanche la possibilità di riflettere sui suoi sentimenti, tanto è costretto da quella che spesso è considerata normalità tra i giovani.

“È figo quando due ragazze si baciano” dice Simone, la ragazza frequentata da Frankie. “E pensi sia figo quando sono due uomini a baciarsi?” le chiede. “No, non è figo, è solo gay.”

Quelli di Guadagnino e della Hittman operano come due film speculari: entrambi mettono in scena l’azione interiore dell’incertezza e della passione, ma solo Beach Rats riesce veramente a collocare il dramma all’interno della realtà. Dove un padre colto e sensibile spiega al figlio l’importanza di cogliere il momento e non lasciarsi fermare dagli indugi, nella vita di Frankie il padre è colpito da un tumore. Se in Chiamami con il tuo nome la sessualità è apertamente discussa – “Ieri ho quasi fatto sesso con Marzia” dice spavaldo Elio – in Beach Rats la sessualità è chiusa all’interno di una gabbia fatta di aspettative e omertà.

“Al suo centro, Beach Rats è un un film sulle pressioni poste nel ricoprire vari ruoli all’interno della società, e allo stesso tempo come capire e trovare il ruolo e la voce che è sepolta dentro di te,” spiega la regista in un’intervista.

I due film quindi non operano per contrasto. Entrambe le opere ci parlano, ma toccano lo spettatore in maniera diversa, solo Beach Rats riesce a descrivere con più attenzione la situazione in cui, nel 2018, quasi quarant’anni dopo le ambientazioni di Chiamami con il tuo nome, molti giovani sono ancora costretti ad affrontare la propria sessualità.

Presentato in anteprima al festival del cinema di Locarno, Beach Rats non ha ancora trovato una distribuzione in Italia. Per un maggior approfondimento sulla pellicola consiglio il Q&A della regista e il cast alla Film Society.


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