La comunità bisessuale di tutto il mondo soffre di una discriminazione ancora più strisciante e subdola rispetto a quella che tocca, ad esempio, alla comunità gay o a quella lesbica.

Il fenomeno è noto come bisexual erasure, che significa “cancellazione della bisessualità:” ovvero, una persona bisessuale non ha diritto di essere tale — viene ricondotta forzosamente all’ambito gay o etero.

Secondo questa catena di pregiudizi, una persona bisessuale è, alternativamente:

  • gay o lesbica, ma non ha il coraggio di ammetterlo;
  • in cerca di attenzioni;
  • promiscua.

Secondo Davide Razvan Meda, studente bisessuale attivista di Gay Statale, molte persone etero discriminano la comunità bi in modo anche più forte di quella gay. “Oppure,” prosegue, “si viene assimilati alla comunità gay.” È ancora molto radicato il sospetto che dichiararsi bi sia un modo per cominciare a dichinarcarsi gay senza avere il coraggio di farlo fino in fondo, che sia solo una fase. In passato, spesso accadeva così. “E a volte succede ancora oggi. E va benissimo, ognuno segue il percorso che vuole.” Ma questo non è un buon motivo per discriminare coloro per cui, invece, essere bisessuali una fase non è.

Tutto quanto relativo alla parola “bisessuale” è ancora tabù, e ha ancora un utilizzo quasi pornografico, un sinonimo di threesome — nonostante la B sia ospitata nella sigla LGBTQ fin dai primi passi del movimento.

Questa valenza sconcia è così forte da aver indotto in errore persino Twitter. Il mese scorso è, il motore di ricerca interno al sito ha rimosso tutti gli hashtag relativi a “bisexual.” A quanto pare, la parola era stata riconosciuta come inappropriata in quanto “contenuto potenzialmente sensibile.” Ma dichiararsi bisessuali non significa dichiarare che si ha voglia di fare una cosa a tre, non più di quanto lo implichi dichiararsi gay o etero.

“Nei media, soprattutto in TV, la rappresentazione tipica di una persona bisessuale è una donna che si tromba chiunque perché è un’erotomane o vuole ottenere qualcosa,” ci fa notare Sophie G., una ventiduenne bisessuale di Vinovo. “Oppure, se non sono erotomani, sono sempre donne ma che alla fine si innamorano di un uomo, chissà perché.” Secondo Sophie, uno dei pochi personaggi bisessuali che non ricalca questo stereotipo è Daryl di Crazy Ex-Girlfriend. “Un uomo bisessuale tenero e super monogamo. Ad esempio una serie come Orange is the New Black, nonostante sia sempre ricordata come molto gay-friendly, non definisce mai la protagonista come bisessuale, ma solo come lesbica, nonostante si veda innamorata sia di uomini che di donne.”

Alle persone bisessuali di sesso femminile viene detto che non sono lesbiche, ma devono solo trovare l’uomo giusto e sono in cerca di attenzioni; alle persone bisessuali di sesso maschili viene detto che in realtà sono gay ma non hanno il coraggio di ammetterlo. Insomma, la morale è: ti deve piacere il cazzo.

“Le discriminazioni più forti arrivano da parte della stessa comunità omosessuale,” ci racconta Davide. “Soprattutto da una parte della comunità lesbica, visto che la maggior parte delle persone out bisessuali è femmina. Molte persone vedono la bisessualità come una perdita di tempo, una fase, una mancanza di coraggio.” Secondo Davide, ci sono anche ragioni diverse in questa discriminazione.

“Molte persone gay magari si sono trovate in situazioni ambigue con persone bisessuali, ad esempio ad essere amanti di persone con moglie e figli. Una volta, sai, si viveva sotto copertura. E gli echi di questa cosa sono rimasti.”

Sophie è cresciuta in un paesino della provincia torinese, dove cose come questa sono ancora più difficili da affrontare. “Se me lo chiedono, rispondo di essere bisessuale,” ci racconta. “Ma in casa non l’ho detto a nessuno, non ho fatto coming out. Non credo che sarebbero in grado di capire. Per assurdo, se avessi detto ai miei di essere lesbica non avrebbero accettato facilmente la cosa ma non avrebbero fatto fatica a concepirla. Il fatto che ci si possa dichiarare bisessuali è fuori dalla loro logica.”

Questo è forse il significato più profondo e drammatico della parola erasure: le persone vengono indotte a rinunciare a una parte di sé, dato che comunque possono vivere la parte della propria sessualità più accettata dalla società — in genere, possono vivere come persone eterosessuali, magari per tutta la loro vita.

“Si crea questo circolo vizioso in cui le persone bisessuali non fanno nemmeno coming out. E meno persone fanno coming out, meno sono persuase a farlo,” ci racconta Sophie. “Esistono persone dichiaratamente lesbiche qui, anche se meno rispetto a quelle dichiaratamente gay. Ma non conosco nessuno di bisessuale — è una cosa che proprio non esiste. E alla fine io non vedo nessuno come me, e rinuncio a una parte del mio essere perché arrivo a pensare che non sia nemmeno reale.”

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Le difficoltà del coming out bisessuale ci sono state confermate anche da Davide per quanto riguarda la città di Milano, oggi forse la più aperta d’Italia per quanto riguarda i diritti civili. “Siamo circa 35 a Gay Statale, di cui una decina bisessuali,” ci racconta. “All’inizio, però, pensavo di essere l’unico. Oggi le cose vanno meglio, ma c’è ancora molta strada da fare.”

A differenza delle problematiche relative strettamente alla comunità omosessuale, per cui la situazione in Italia è drasticamente più grave rispetto, ad esempio, a quella americana, la cancellazione dell’identità bisessuale è ugualmente grave in tutto l’occidente. “Forse in Italia è più acuta la discriminazione proveniente dalla comunità omosessuale, per via di una certa impostazione degli anni ‘70 e ‘80, specie per quanto riguarda quella lesbica.” 

Il miglior modo per rafforzare l’identità bisessuale e quello di potenziare la sua visibilità. Esiste già un giorno dedicato in modo specifico: il 23 settembre, giorno dell’orgoglio bisessuale. Quest’anno si è tenuta la prima manifestazione appositamente dedicata, a Padova. “Ma bisogna aumentare l’esposizione in generale, non solo durante il giorno dedicato,” secondo Davide. “Per arrivare a questo bisogna metterci la faccia. Ma quelli che lo fanno per la comunità bisessuale sono meno, ad esempio, rispetto alle persone che lo fanno per la comunità gay. È importante arrivare al punto in cui si potrà dire non sono né gay né etero.” Ma semplicemente, secondo Sophie, “bisessuali. Non è una parolaccia.”

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