“Signore e signori abbiamo l’onore di informarvi che il Presidente Mugabe e la First Lady ci accompagneranno in questo volo verso Londra.”

Ieri mattina è rimbalzata sui media internazionali la notizia di una sorta di colpo di stato in Zimbabwe. L’annuncio è arrivato direttamente dalla tv locale, la Zimbabwe Broadcasting Corporation, ora sotto il diretto controllo dell’esercito. Solo poche settimane prima uno dei vice-presidenti del paese, Emmerson Mnangagwa, era stato rimosso dal proprio ufficio dopo aver accusato Grace Mugabe, First Lady del paese, di aver cercato di avvelenarlo. Mnangagwa e Grace Mugabe erano da tempo considerati i due principali candidati a sostituire Robert Mugabe, il presidente novantatreenne.

Non appena Mnangagwa — è la terza volta che scrivo Manga wa invece del suo nome — ha annunciato il tentato omicidio, Grace Mugabe ha ovviamente negato tutto, e l’altro vice-presidente del paese, Phelekezela Mphoko, lo ha accusato di voler dividere il partito e il paese: e per cosa poi? Non era stato avvelenato — aveva mangiato cibo avariato. O almeno, questa era la posizione ufficiale.

Grace Mugabe e Mnangagwa non sono divisi solo da ambizioni politiche — rappresentano anche fazioni interne del partito: Mnangagwa rappresenta in qualche modo la vecchia guardia, di chi ha combattuto con Mugabe durante la Guerra d’indipendenza dello Zimbabwe, Grace invece è legata alla fazione Generation 40 del partito di governo del paese, lo Zanu-PF — una fazione che fino a poco più di un anno fa molti negavano esistesse del tutto, e che si dice sia composta da una nuova leva di élite del partito.

Ma ritorniamo in aereo.

il Presidente Mugabe e la First Lady ci accompagneranno in questo volo verso Londra.”

Era il Luglio del 2002. Un annuncio spiazzante, anche perché avevo 10 anni. Il volo era l’Harare–Londra dell’Air Zimbabwe, una compagnia che oggi non esiste più, ma che negli anni ’90 e 2000 era considerata più o meno ragionevole e sicura. E comunque era l’unica, oltre a British Airways, a garantire voli diretti Zimbabwe–Europa.

air-zimbabwe

La presenza della coppia presidenziale all’interno dell’aereo portava con sé ovvie conseguenze, tra cui l’impossibilità di recarsi nella parte della cabina a loro riservata, protetta da qualche ceffo in divisa verde armato di fucile d’assalto — cosa che neanche penso si possa fare in un aereo.

Chissà dove sono oggi, i ceffi del mio volo — dopo essere scappato in Sudafrica, Mnangagwa è tornato nel paese solo ieri, ma questa volta come nuovo Presidente dello Zimbabwe. Secondo l’esercito non si tratta di un “vero e proprio” colpo di Stato, ma solo di un repulisti di alcuni, di nuovo cito testualmente, “criminali” vicini al presidente. Ma è difficile chiamare la destituzione di un presidente — o di un dittatore — da parte dell’esercito con un nome diverso, anche quando il presidente era il capo di governo più vecchio al mondo, anche in un paese dove l’esercito è una forza quasi invisibile, normalmente.

Ma ritorniamo a noi—

Avevo 10 anni, quindi ovviamente nessun fucile e certamente nessun militare poteva farmi paura, e sbirciai: la cabina presidenziale era improvvisata e scarna, ma dotata di letto matrimoniale, un letto vero, non un sedile riconvertito. Le decorazioni, le coperte, tutto rispecchiava le tonalità e lo stile della cabina principale. Era ovvio, quindi, che si trattasse di qualcosa di organizzato, o forse ancor peggio, di una prassi.

Il volo, a parte l’avere uno dei più controversi dittatori del Novecento ancora vivente a 5 metri di stanza, proseguì regolarmente, finché inaspettatamente il comandante ci annunciò che, anziché a Londra, saremmo andati a Madrid. Così.

No, non così: il Presidente dello Zimbabwe aveva una coincidenza da Madrid per Cuba, uno dei pochi paesi in cui non era persona non gradita e sul quale quindi poteva mettere piede, ed evidentemente aveva pensato bene di sfruttare la flotta della compagnia di bandiera del proprio paese a sua totale discrezione, passeggeri inclusi.

Atterrammo a Madrid. Qui la situazione si fece complessa. Innanzitutto, nessuno di noi era autorizzato a sbarcare dall’aereo: il dirottamento era, ovviamente, non previsto, e le autorità spagnole ci proibirono anche solo di toccare la scaletta. Ma il pilota aveva esaurito le ore di volo massime consecutive, non poteva più decollare. Il cibo, tarato per un volo senza scali, era ormai terminato. Ricordo che alla fine l’ultima mela a bordo la lasciarono a me: ero un bambino e avevo fame, dopotutto.

Ci vollero 8 ore, intrappolati dentro l’aereo che doveva portarci a Londra, sul piazzale dell’aeroporto di Madrid, perché il pilota riposasse abbastanza ore prima di poter volare di nuovo legalmente.

 

Le acque politiche dello Zambesi e del Limpopo sono lontane dal calmarsi, ma sembra certo che ieri sia stato l’ultimo giorno della lunga presidenza di Mugabe. Ma io non dimenticherò mai di quella volta che il presidente dello Zimbabwe dirottò il mio aereo.


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