Da Korean Dream a Confiteor, Cecilia Pratizzoli racconta il Premio Voglino

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Diaframma è la nostra rubrica–galleria di fotografia, fotogiornalismo e fotosintesi. Ogni settimana, una conversazione a quattr’occhi con un fotografo e un suo progetto che sveliamo giorno dopo giorno sul nostro profilo Instagram. Questa settimana abbiamo intervistato Cecilia Pratizzoli, fondatrice del Premio Voglino, alla sua terza edizione durante il Festival della Fotografia Etica di Lodi.

Ciao Cecilia, vorrei partire dal nome dato al Premio, in memoria di Alessandro Voglino. Ci racconti la sua figura?

Alessandro ha creato HF Distribuzione, la prima azienda in Italia dedicata alla vendita per corrispondenza e online di editoria fotografica. Non solo, Alessandro raccoglieva e vendeva splendidi libri di fotografia ad ogni festival, aveva un catalogo prezioso e importante e ha fatto molto per la diffusione della cultura fotografica in Italia. Era un uomo appassionato e generoso e capitava spesso che ospitasse nel suo spazio anche libri di giovani autori, che lui non distribuiva. È stato una carissimo amico, aiutando giovani talenti nel mondo della fotografia e favorendo la collaborazione tra professionisti e autori affermati.

Come è nato il premio?

Quando Alessandro è venuto a mancare, Frame Foto Festival era in una fase di crescita. Volevo inserire le letture portfolio, all’interno del mio festival, abbinate a un premio, ed è stata quasi naturale l’idea, con tutti gli amici che avevamo in comune, di dedicarlo a lui che, tra l’altro, aveva voluto e partecipato a Frame fin dalla sua creazione.

Come è nata invece la collaborazione/sinergia con il Festival della Fotografia Etica di Lodi, con cui siete ormai partner da qualche anno?

Insieme ad Alberto Prina e Aldo Mendichi, a cui sono molto grata per ospitare il Premio da due anni, abbiamo voluto iniziare questa collaborazione tra festival, tra i primi in questo campo, condividendo il Premio dedicato al caro amico Alessandro e c’è stata fin da subito un’ottima intesa e condivisione del progetto. La collaborazione con Lodi è molto importante. Per mancanza di fondi Frame Foto Festival si è dovuto temporaneamente fermare, e così abbiamo cercato una soluzione perché il Premio Voglino continuasse il suo percorso, anche portandolo a un altro festival.

Vorrei, in futuro, che il Premio Voglino offrisse la possibilità ai giovani autori di creare un progetto editoriale, destinato a diventare un libro, oltre che una mostra; che possa diventare un premio itinerante e spostarsi in località diverse, così da incontrare fotografi di ogni regione. Sono scelte complesse, su cui sto riflettendo e valutando insieme alla famiglia Voglino e gli amici che collaborano.

Di Festival e di premi fotografici ormai ce ne sono veramente tanti. Secondo te è la strada giusta per far crescere, o almeno contribuire nella crescita di un fotografo?

Le occasioni per un giovane fotografo di incontrare professionisti, editor e addetti del settore sono sempre più rare e i festival oggi rivestono un ruolo prezioso per la formazione e la diffusione della cultura fotografica. Inoltre è dagli incontri con professionisti del settore, che i giovani vengono accompagnati, usciti dalle scuole di fotografia, nel loro percorso di ricerca, orientandoli nel mondo del lavoro.

Molti criticano il poco tempo a disposizione durante le letture portfolio.

Per “leggere” e comprendere un lavoro 20 minuti spesso sono pochi, ma i lettori sono molto competenti e professionali nel gestire questo tempo. Ovviamente dipende dalla disponibilità e dalla sensibilità del lettore, ma mi sono resa conto negli anni che dopo quei 20 minuti nascono rapporti e collaborazioni che proseguono nel tempo. Spesso quei 20 minuti sono l’inizio di un discorso che prosegue.

I lettori portfolio di quest’anno, così come ogni anno, sono professionisti di alto livello, in diversi settori del mondo fotografico. Come li selezionate?

Ovviamente esiste una rete di collaboratori, colleghi e amici con cui dialogare e ogni evento credo abbia un suo sguardo, piú o meno specifico nei diversi campi e settori della fotografia. Il mio al momento è quello di offrire una scelta di lettori per creare una giuria differenziata per competenze e professionalità, che possa aiutare e orientare i giovani: fotografi, editor, critici, docenti, galleristi. Questa varietà di lettori è necessaria affinché ogni autore possa trovare le giuste risposte e il giusto aiuto per il suo lavoro.

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Vuoi raccontarci come avviene la selezione da parte della giuria? Quali criteri utilizzate?

Non è mai un lavoro semplice perché i criteri da considerare possono essere molti e molto diversi. Inoltre le varie competenze dei giurati comportano a volte motivazioni diverse per uno stesso lavoro. Credo che la vera forza di una giuria a questo punto sia quella di entrare in contatto gli uni con gli altri, aprirsi al confronto e dialogare per uno stesso obiettivo.

Il clima che si respira al Premio Voglino è sempre stato molto collaborativo e le valutazioni si svolgono con grande onestà intellettuale: merito dei giurati, persone vere e autentiche, prima ancora di essere competenti professionisti di settore. In generale si cerca di valutare la qualità, la progettualità, il potenziale di un progetto, la capacità narrativa, il grado di realizzazione: il premio può servire anche a incoraggiare a proseguire un percorso.

Siete soddisfatti dei lavori che sono stati presentati quest’anno?

Il Premio Voglino si può dire che sta crescendo sempre di piú, è solo alla sua terza edizione ma la qualità dei lavori presentata è molto alta. Hanno partecipato non solo giovani fotografi ma anche autori affermati, per questo sto prendendo in considerazione l’ipotesi che per la prossima edizione possa crearsi una maggior differenziazione tra le due categorie. Ci saranno importanti novità.

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Parlaci dei vincitori di questa edizione.

Il vincitore di questa edizione come Miglior Portfolio è Filippo Venturi con il progetto “Korean Dream” che ha saputo documentare con completezza di sguardo e professionalità documentaristica uno dei paesi più chiusi al mondo in un sistema restrittivo che costringe il fotografo alla produzione di immagini controllate ed iconograficamente propagandistiche, facendo però emergere per paradosso nell’istantaneo rapporto con il fotografo un frammento di naturalezza.
La giuria ha deciso di conferire il Premio Giovane Talento al progetto di estrema attualità “Confiteor” di Tomaso Clavarino che documenta la storia delle vittime che hanno subito abusi da parte dei membri della chiesa. L’autore, appoggiandosi alla presa di posizione di Papa Francesco rispetto ai casi di pedofilia, affronta con coraggio e cura un tema difficilmente documentato attraverso un linguaggio che mescola ritratti, luoghi, testimonianze e documenti originali. Il premio vuole incoraggiare l’autore all’ulteriore documentazione del lavoro che continuerà in futuro.

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Il Premio Fotografia Etica è stato conferito al progetto “Perle, young exorcist”, l’ultimo capitolo di un progetto decennale iniziato nel 2006 di Riccardo Bononi ambientato sullo sfondo di un villaggio malgascio interamente abitato da esorcisti luterani e dai loro pazienti “posseduti,” che trascorrono la vita in catene. Il progetto racconta, attraverso il mezzo fotografico, una storia di straordinario interesse antropologico umano, confidando inoltre che, il ruolo attivo del fotografo, all’interno della storia narrata, possa alimentare l’importante dibattito sul ruolo etico del fotogiornalismo nel produrre cambiamenti positivi attraverso la documentazione dei soprusi e delle ingiustizie perpetuate sui deboli.

Nonostante la tematica sia sotto gli occhi di tutti, viene apprezzato il tentativo di provocazione del progetto, presentato sotto forma di rivista, “Sp40 – Rogue” di Claudio Aresi, a cui la giuria ha dato una menzione, per l’utilizzo di una pluralità di linguaggi sull’argomento della prostituzione in Italia ma non solo si è voluto sottolineare il forte lavoro di ricerca nella quantità e varietà di fonti e informazioni.

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