Le tegole rosso spento dei palazzi meneghini potrebbero un domani essere sostituite da floride chiome verdi.

Lo rivela un post apparso ieri sul profilo Facebook del Comune di Milano, con cui l’amministrazione annuncia di stare studiando “misure e agevolazioni per incentivare la nascita di tetti verdi in città.”

I green roofs, altrimenti noti come eco-tetti o tetti viventi, sono elementi architettonici generalmente piani e orizzontali che ricoprono la parte superiore degli edifici con una coltre di vegetazione.

Questa è radicata su uno strato di terriccio delimitato inferiormente da una successione di membrane di vario tipo, di cui l’ultima è impermeabile; il risultato è un sistema suolo-vegetazione che mira ad emulare la struttura e il funzionamento di quello naturale, cercando indirizzarne i benefici all’abitazione interessata e all’ambiente urbano circostante.

Di seguito vogliamo illustrare alcuni vantaggi che la città di Milano potrebbe trarre dall’implementazione massiccia di questi oggetti innovativi.

Laminazione dell’acqua piovana di scolo

Il vantaggio dei tetti verdi più apprezzato dalla letteratura scientifica è senza dubbio quello di agire come tante piccole vasche di laminazione per l’acqua piovana. Un problema delle grandi metropoli è infatti la rapida saturazione delle reti fognarie, che entrano in crisi quasi sempre nel caso di eventi di precipitazione brevi e intensi, fenomeni la cui frequenza e intensità sono purtroppo destinate ad aumentare, a causa del cambiamento climatico.

Ecco in che modo agisce il tetto vivente: la pioggia incidente non scivola subito nelle grondaie come avviene sui tetti ordinari, ma viene accumulata nel suolo, dove viene parzialmente assorbita dalla radici delle piante, che in seguito la rilasceranno in atmosfera tramite evapotraspirazione.

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Solo quando l’acqua ha riempito anche gli strati più profondi del terreno, allora inizia a ruscellare in superficie o dai pori di sfogo laterali, dove viene normalmente raccolta e inviata alle tubature sotterranee.

Diversi studi asseriscono che i living roofs sarebbero in grado di trattenere dal 40% all’80% del volume di pioggia intercettato, mentre nei momenti di massima piovosità sarebbero in grado di ridurre il flusso di acqua inviato alle grondaie del 60 ÷ 80% rispetto ad un normale tetto spiovente.

Adottare su larga scala i tetti verdi in una città vittima della cementificazione come Milano alleggerirebbe almeno in parte il consistente volume idrico scaricato nella sua rete fognaria, la quale, in caso di temporali particolarmente forti, viene già messa a dura prova dall’imponente portata proveniente dal Seveso, causa di frequenti esondazioni.

Risparmio energetico, mitigazione dell’effetto “isola di calore” e assorbimento del particolato

Altro grande pregio riconosciuto dagli scienziati agli eco-roofs è la proprietà di isolamento termico, alla quale consegue una minore spesa nelle attività di riscaldamento e refrigerazione delle palazzine.

In inverno, lo strato di suolo rappresenta già di per sé un buon isolante, mentre in estate si aggiunge l’effetto della superficie fogliare, che aumenta la quantità di radiazione solare riflessa e aiuta a mantenere l’edificio più fresco.

In particolare, uno studio ha dimostrato che la radiazione solare può scaldare un tetto ordinario dipinto di colore scuro fino alla temperatura di 80°C, mentre un tetto verde nelle stesse condizioni arriva ad un massimo di 27°C.

Inoltre, secondo alcune ricerche, l’installazione sistematica dei living roofs nelle grandi metropoli aiuterebbe a mitigare il noto effetto “isola di calore”, intervenendo direttamente sui due fattori principali che ne stanno all’origine: la massiccia presenza del cemento nei centri urbani e le emissioni urbane di gas e particolato.

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Il cemento infatti possiede capacità termica e conduttività termica entrambe molto elevate, dunque è in grado di prelevare una grande quantità di calore dalla luce solare, di immagazzinarlo e di trasferirlo ai corpi vicini anche durante la notte.

Per quanto riguarda i gas di scarico, essi provocano una sorta di “effetto serra locale”, che lascia passare i raggi del sole ma trattiene il calore, provocando un sostanziale aumento della temperatura.

Invece, schermando la sommità dei palazzi con i manti fogliari, si potrebbe ridurre drasticamente la quantità di calore accumulata dal cemento, mentre la fotosintesi clorofilliana andrebbe a ridurre la concentrazione del particolato, dell’anidride carbonica e di altri gas climalteranti in atmosfera.

Si otterrebbe così un’azione di contrasto nei confronti del cambiamento climatico, un incremento di benessere legato alla temperatura dell’ambiente e un miglioramento della salubrità dell’aria, di cui Milano avrebbe un gran bisogno.

Sostegno alla biodiversità

La perdita di biodiversità è forse il problema ambientale più grave della nostra epoca, cui sono connesse questioni di rischio epidemiologico e di food and water security, tanto che dovrebbe essere nell’interesse del genere umano garantire la conservazione delle altre specie.

I living roofs costituiscono un argine alla perdita della biodiversità in quanto, non solo rappresentano un’oasi per la fauna urbana, ma costituiscono anche un ponte ecologico in grado di ovviare agli effetti negativi della frammentazione degli habitat provocata dalla presenza della città sul territorio naturale.

Isolamento acustico, funzione estetica e ricreativa

Se il manto vegetale viene applicato sulla facciata dei palazzi anziché sui tetti si parla di “giardino verticale” o green wall, che vanta il pregio aggiuntivo di attutire l’inquinamento acustico urbano, soprattutto quello generato dai veicoli.

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Un condominio provvisto di tetto e pareti verdi, ad esempio il Bosco Verticale realizzato da Stefano Boeri in zona Gioia, risulta un luogo piacevole in cui vivere anche in virtù della sua funzione ricreativa, ossia della possibilità dei residenti di stare a contatto con un ambiente naturale in cui rilassarsi e mettere da parte la frenesia delle metropoli.

Un cambiamento già in atto

Proprio per via degli innumerevoli benefici di questi elementi architettonici, numerose città in tutto il mondo hanno già stilato dei piani di conversione dei tetti ordinari in green roofs, e metropoli del calibro di Amsterdam, Chicago, Londra e New York hanno sviluppato dei database webgis che mostrano orgogliosamente l’elevata copertura verde già raggiunta.

Inoltre, molte aziende estere di bioedilizia si sono organizzate in modo da produrre i componenti degli eco-roofs in forma di prefabbricati, vendendoli a metraggio e predisponendoli all’installazione fai-da-te, con prezzi relativamente bassi.

Di conseguenza, un gran numero di tetti orizzontali – soprattutto quelli che non necessitavano di analisi strutturali approfondite – sono già stati convertiti autonomamente dai residenti in tetti viventi, grazie anche alla diffusione di vari tutorial in rete.

Dunque i tetti verdi rappresentano a tutti gli effetti una tecnologia in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini, di salvaguardarne la salute, di garantirne la sicurezza e di ridurne la spese.

Varrebbe dunque la pena di investire del denaro pubblico in degli incentivi dedicati, affichè i condomini meneghini possano accordarsi sulla conversione del proprio tetto in uno più ecologico.

— FIN —