L’asessualità è un orientamento sessuale definito da scarsa o nulla attrazione sessuale verso altre persone. Si stima che il 2% della popolazione mondiale sia asessuale.

Se si considera che al mondo di essere umani ce ne sono tanti, si capisce che il 2% non è una percentuale trascurabile. Finora, tuttavia, l’asessualità è rimasta pressoché ignorata dal mondo della scienza, da quello LGBTQ+ e dai media. La relativa invisibilità della popolazione asessuale nella storia potrebbe essere attribuita all’assenza di un’ovvia attività socio-sessuale che attirasse il giudizio, negativo o positivo, delle istituzioni. Che questo sia il caso o meno, la questione non è semplice.

Asessualità non coincide necessariamente con astinenza da comportamenti sessuali: le persone asessuali, per esempio, possono scegliere di fare sesso per qualsiasi motivo, che sia per sperimentazione, per fare cosa gradita a un partner non asessuale, concepire dei figli, condividere un momento estremamente intimo con qualcuno o soddisfare la propria libido. Inoltre, l’orientamento sessuale è diverso dall’orientamento romantico, e la persona asessuale può innamorarsi di individui di qualsiasi genere. Esistono quindi asessuali eteroromantici, omoromantici, biromantici, panromantici o aromantici.

asex

La comunità asessuale ha iniziato ad attirare attenzione quando, nel 2001, David Jay fonda negli Stati Uniti la comunità online Aven: Asexuality Visibility and Education Network, che permette agli asessuali di tutto il mondo di mettersi in contatto fra loro. Il forum italiano viene fondato nel 2005, e a undici anni di distanza si inizia a sviluppare una consapevolezza dell’esistenza degli asessuali anche in Italia. A giungo 2017 è andato in onda su Cielo un documentario intitolato Asex – liberi di non farlo, diretto Eleonora Soresini, regista e avvocata penalista. Asex segue, da gennaio 2014 al Pride del 2015, la piccola comunità asessuale di Milano nel suo tentativo di emergere dalle dinamiche anonime del web — diventare attiva sul territorio e acquistare visibilità.  Abbiamo chiesto a Eleonora perché ha deciso di girare un documentario sull’asessualità, come si è comportata per realizzare il progetto, e quali sono state le principali reazioni del pubblico italiano al tema.

“Ho scelto di raccontare questa storia perché m’interessa la sessualità umana e le sue mille sfaccettature. Mi interessano le minoranze tra le minoranze – come sono gli asessuali – e tutte le problematiche con cui devono confrontarsi, tra cui la doppia discriminazione, proveniente tanto dagli ambienti omofobi e reazionari quanto dagli stessi ambienti LGBT. Per questo è importante sensibilizzare, far vedere che le persone asessuali esistono e non sono malate.”

Asex da voce a sette persone asessuali, molto diverse tra loro: “Alcuni sono attivisti, altri no e vivono la propria sessualità come un fatto esclusivamente privato. È stato molto complicato entrare in contatto con la comunità e trovare qualcuno disposto a metterci la faccia e ad apparire in un video, perché essendo ancora un orientamento poco conosciuto, molti non hanno ancora fatto coming out con gli amici, con la famiglia e sono molto restii ad esporsi.” Una delle persone che è stata disposta a metterci la faccia è Alice, fotografa e attivista per Arcigay Milano. L’abbiamo incontrata per parlare di asessualità in Italia, di gender e discriminazioni.

Alice ha iniziato a collaborare con Arcigay Milano circa 5 anni fa, quando l’asessualità era abbastanza sconosciuta da far dichiarare a un gruppo di attivisti per i diritti LGBTQ+ che lei era la prima che conoscevano. “Sono stata fortunata, erano già preparati sul tema e mi hanno accolto a braccia aperte. Purtroppo non è sempre così semplice, anche nel mondo LGBTQ+ che dovrebbe essere inclusivo per definizione.” L’obiettivo di Alice era quello di creare una comunità asessuale che non fosse solo online: “La comunità online è fondamentale, soprattutto per aiutare chi si sta approcciando per la prima volta al tema, e per mettere in contatto persone da tutto il mondo. L’online, però, oltre a un certo punto non porta. A me premeva organizzare incontri fisici, sul territorio, che dessero un volto visibile all’asessualità.” La visibilità è fondamentale per un orientamento sessuale così poco conosciuto. Permette a chi è asessuale di trovare una comunità con cui mettersi a confronto, per evitare di sentirsi soli o anormali.

Gli sforzi di Alice hanno lentamente avuto successo. Al Pride del 2014, il primo a cui la comunità asessuale abbia partecipato in modo organizzato, a distribuire i volantini erano in tre o quattro persone, e la reazione degli altri partecipanti, sebbene non ostile, fu abbastanza ‘fredda e diffidente’. “L’anno scorso, al Pride del 2017, eravamo circa in 20, un buon numero per un’associazione, e il clima era decisamente più accogliente. Le persone reagivano con più entusiasmo all’argomento, ed erano più informate.”

Il documentario è stato essenziale per dare più visibilità all’orientamento asessuale: “In quaranta minuti, senza concentrarsi eccessivamente sulla parte didattica, la comunità asessuale acquista il volto umano che volevamo avesse.” Il gruppo Facebook ha registrato un aumento di iscrizioni da quando Asex è andato in onda su Cielo, e si spera che la futura circolazione del film a festival e circoli privati continui a fare il suo lavoro. Al contempo, però, non sono mancate le purtroppo usuali reazioni negative e discriminanti: “La tecnologia è utilissima, ma su Facebook la gente dice di tutto. Qualsiasi cosa riguardi la sessualità, soprattutto quella non eteronormativa, scatena i peggiori leoni da tastiera. Ci si fa il callo, anche se continua a fare male. Bisogna imparare a distinguere i commenti di chi magari non ha capito bene di cosa si sta parlando, e merita una risposta, da quelli di chi cerca la rissa. All’epoca dei primi blog informativi per il Milano Pride avevamo ricevuto commenti molto negativi anche da attivisti LGBTQ+ storici.”

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E i commenti ricevuti.

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E’ probabilmente ingenuo stupirsi scoprendo che l’asessualità suscita le stesse reazioni discriminatorie che suscitano orientamenti sessuali ben più diffusi, come l’omosessualità o la bisessualità. Le persone asessuali subiscono le stesse discriminazioni di chi ha altri orientamenti sessuali non eteronormativi, e spesso combattono per ottenere gli stessi diritti: “Due ragazzi asessuali omoromantici che si tengono per mano per strada, per esempio, suscitano una reazione omofoba. Nessuno sa che sono asessuali, e al bigotto non importa. La lotta per i matrimoni tra persone dello stesso sesso viene combattuta dagli asessuali così come dagli altri, perché non è detto che un asessuale non voglia sposarsi. Le adozioni, poi, sono un processo così difficile già per le coppie eteronormative, che è molto probabile che non vadano in porto se si scopre in uno dei test psicologi che uno dei partner è asessuale. La poca preparazione sul tema porta a discriminazione, volontaria o involontaria. Ed è per questo che è necessario fare informazione il più possibile, e metterci la faccia.”

Per concludere l’intervista, poniamo ad Alice il quesito che più di frequente si sente circolare in ambienti assolutamente di sinistra e liberali quando si parla della molteplicità del gender. Non ci sono troppi nomi, troppe definizioni? Un paio d’anni Facebook ha offerto agli utenti americani la possibilità di scegliere tra 56 orientamenti e gender diversi, e ha ricevuto le lamentele di chi non si è sentito rappresentato. E asessualità è un termine più generico, che include sotto-orientamenti, se così mi è concesso chiamarli, quali la demisessualità (attrazione sessuale solo in presenza di rapporti emotivi forti) e la litosessualità (litosessuali sono coloro che provano attrazione sessuale ma non vogliono essere oggetto della stessa).

Non si tratta, alla fin fine, di sofismi? E il proliferare di diverse definizioni non rende più difficile l’approccio al tema da parte di coloro che ancora non ne sanno nulla?  Alice annuisce come chi si è sentita porre la domanda più di una volta. “Da un punto di vista intellettivo, tutte le diverse categorie e definizioni possono senza dubbio intimidire. Ma è importante che ci siano, perché tutti possano identificarsi con una categoria, e non sentirsi esclusi. Quelli che criticano la nomenclatura eccessiva  appartengono di solito a orientamenti sessuali molto diffusi. A loro chiedo, e se non ci fosse il vostro, di orientamento sessuale, in quella lunga lista? Siamo in un momento storico che richiede definizioni. Credo che chiunque abbia buon senso auspichi una società in cui non ce ne sia più bisogno, in cui chiunque si possa innamorare di chiunque altro senza aver bisogno di spiegare, a se stesso e agli altri. Ma questa società non è ancora arrivata. E adesso le definizioni servono.”


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