Il Tomorrowland è diventato uno degli appuntamenti musicali più importanti al mondo: merito di un’ambientazione unica, di aftermovie spettacolari e di una riconoscibilità senza eguali.

Nelle scienze sociali la nozione di identità riguarda la concezione che un soggetto ha di sé stesso nell’individuale e nella società, ovvero l’insieme di caratteristiche che lo rendono unico, inconfondibile e diverso dall’altro. Funziona così anche per i festival musicali: ognuno sviluppa tratti e particolarità specifici, che possono riguardare il genere, la location e il pubblico di riferimento. Ci sono, per esempio, il Sensation White dedicato all’hardstyle e alla techno, dove ai partecipanti è richiesto un dress code rigorosamente bianco; il Glastonbury Festival, noto per la varietà della musica proposta, la longevità (la prima edizione si è tenuta nel 1970) e lo spirito un po’ hippie e ribelle; e poi lo Sziget Festival, appuntamento annuale che si tiene sull’Óbudai-sziget, un’isola in mezzo al Danubio, a Budapest, in Ungheria.

Ma è in Belgio che l’identità associata a un festival ha raggiunto l’apice. Qui, nel parco De Schorre di Boom, cittadina a metà tra Bruxelles e Anversa, si tiene da dodici anni uno dei più importanti e famosi appuntamenti dedicati alla musica elettronica (EDM). Si chiama Tomorrowland ed è nato dall’idea dei fratelli e attuali proprietari Manu e Michiel Beers, desiderosi di creare un evento che potesse essere una valida alternativa al Mysteryland olandese, a lungo il principale riferimento nel panorama EDM.

L’intuizione è stata geniale: i fratelli Beers, organizzatori del Tomorrowland insieme alla ID&T – società olandese attiva nel settore dell’intrattenimento dagli anni Novanta –  hanno creato un prodotto in grado di sopravvivere alla concorrenza e capace, soprattutto, di affermarsi grazie ad una serie di caratteristiche senza eguali. In primis l’ambientazione fantasy, l’aspetto che meglio di ogni altro rende il Tomorrowland la rassegna più iconica in assoluto. Ogni anno cambia il tema e l’attenzione per le scenografie è altissima. Tutto deve dare l’idea di un mondo idilliaco, finalizzato a far vivere ai partecipanti un’esperienza mistica in un luogo fiabesco dentro un’enorme location naturale contornata da giostre, figuranti e attrazioni. Accompagnato da 12 ore di musica giornaliere, ciascuno è libero di prendere in mano una cartina del parco e girarselo come meglio preferisce. È un po’ come essere in un luna park – tant’è che il Tomorrowland è ormai diventato la Disneyland dei festival – dove ai giri in giostra si sostituiscono i dj da ascoltare: da Martin Garrix ad Avicii, passando per Dimitri Vegas & Like Mike, Steve Aoki, fino ad arrivare ad Angello, Axwell e Ingrosso, giusto per citare alcuni dei nomi di punta.

“Per allestire tutta la scenografia servono 4 settimane e il lavoro di 1500 persone – mi spiega l’addetta stampa Debby Wilmen – e la progettazione della nuova edizione comincia a settembre dell’anno precedente.” Realtà e finzione si fondono in un’unica dimensione onirica tra le colline, i fiumi del parco e i fuochi d’artificio sparati a ritmo di musica durante le esibizioni notturne. È come se ci si immergesse in un universo pieno di energia, forme e colori, da vivere con uno spirito di fratellanza che ben si riassume nel motto del Tomorrowland, PLUR (Peace, Love, Unity, Respect). Accanto all’estetica si affianca una tolleranza zero (tradotto: espulsione immediata) verso chiunque cerchi di toccare o danneggiare gli allestimenti nel parco e un forte senso del rispetto delle regole tipico di quei Paesi del Nord Europa dove gli eventi EDM sono particolarmente diffusi.

L’evoluzione del Tomorrowland si può vedere soprattutto nei numeri. L’ultima edizione, avvenuta nei weekend del 21-23 e 28-30 luglio 2017 ha fatto registrare la presenza di 400mila persone. I biglietti sono stati esauriti il giorno stesso della messa in vendita, a inizio febbraio, in 64 minuti. “È dal 2010 che registriamo il tutto esaurito.”

Il festival ha costruito la sua fama unicamente sul passaparola in internet: “Non facciamo pubblicità in tv o annunci in radio, usiamo solo i social media per mantenere un contatto diretto con i fan.”

Dalla seconda edizione — 15mila persone — il festival si tiene in Belgio, ma il primo segnale che qualcosa stava cambiando è arrivato nel 2007, quando il Tomorrowland ha assunto una dimensione più internazionale, attirando a Boom persone da Francia, Olanda, Germania e Inghilterra. Le presenze salgono a 20mila, i palchi su cui far suonare i dj diventano nove e per la prima volta la durata della manifestazione si estende da uno a due giorni.

Quest’ultima scelta, in particolare, si rivela azzeccata, perché nel 2008 il numero dei partecipanti raddoppia. Tempo un anno e arriva il primo sold out: sono gli anni d’oro della EDM e il Tomorrowland diventa un’ottima vetrina in cui esibirsi. Essere chiamati dagli organizzatori è un privilegio, suonare sul main stage un’ambizione.

Nel 2010 i biglietti venduti sono 90mila, di cui 25mila riservati per DreamVille — il campeggio a tema a poche centinaia di metri dal Tomorrowland, punto di ritrovo per chi, oltre al biglietto d’ingresso, paga un extra per il posto tenda.

Si tratta di benefit tutt’altro che economici: il Tomorrowland è un festival dispendioso, che al ticket base di 101 euro per un singolo giorno (e di 281 euro per l’intero weekend) abbina offerte supplementari fatte di accessi a zone esclusive dei palchi, catering, servizi ai tavoli e a bordo piscina, fino alla Mansion, una villa super lusso per 12 persone con ogni genere di comfort, dal costo di circa 20mila euro. Discorso identico per i biglietti vip che garantiscono l’accesso a zone altrimenti off-limits.

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Partecipare richiede comunque una buona dose di fortuna e tempestività: ad eccezione dei ticket per i Global Journey – i pacchetti viaggio organizzati da Tomorrowland, acquistabili direttamente sul sito sei mesi prima – i classici tagliandi, nei loro vari formati, necessitano di una pre-registrazione che consente di mettersi in lista d’attesa. Agli acquirenti viene poi spedito a casa un cofanetto contenente un bracciale elettronico. Una volta attivato inserendo i propri dati, diventa il biglietto che garantisce l’entrata al Tomorrowland.

Quello stesso bracciale, per tutta la permanenza dello spettatore, diventa il suo portafogli virtuale sul quale caricare i pearls, la valuta ufficiale con cui pagare all’interno del parco. 20 euro corrispondono a 13 pearls. Ci sono circa 120 stand gastronomici che offrono differenti tipologie di cibi, dallo street food ai piatti serviti in ristoranti stellati e cucinati dai migliori chef del Paese. Tutti questi aspetti, a partire dalle scenografie, passando per la location e per la vasta offerta musicale hanno ridefinito il concetto di festival associato al Tomorrowland: è un qualcosa che va oltre, un evento aperto a ogni tipo di clientela, dal 18enne festaiolo all’adulto più esigente. Armin van Buuren l’ha definito “il Woodstock del 2017, un movimento dotato di una propria cultura creata dalla musica, dal cibo e dalle ambientazioni del parco.” Da piccolo festival EDM quale era dodici anni fa, il Tomorrowland è adesso un’attrazione poliedrica, stimata persino dalla politica locale. Basti pensare, per esempio, che quest’anno il premier belga Charles Michel e i suoi ministri ci hanno trascorso qualche ora mischiati alla folla.

“Sappiamo che molte persone verranno qui una volta nella vita – prosegue Wilmsen – quindi cerchiamo di rendere la loro esperienza indimenticabile.”

Anche per questo c’è grande attenzione riguardo la sicurezza e il controllo delle persone: “Adottiamo una rigida drug policy che vieta l’accesso di qualsiasi tipo di droga. Chi trasgredisce viene cacciato e bannato per sempre.”

Nelle ultime edizioni la domanda dei biglietti è cresciuta a livelli tali da convincere gli organizzatori a portare a tre i giorni di durata. Nel 2011 i 180mila ticket messi a disposizione sono finiti in meno di un giorno. Ma il vero anno di svolta è stato il 2012, quando il Tomorrowland è stato insignito a Miami dell’International Dance Music Award come “Miglior festival musicale”. La direzione ha deciso anche di creare due diversi canali di prevendita, uno dedicato al pubblico belga (circa l’80% del totale) e l’altro riservato a quello internazionale. Risultato? In 2 milioni hanno provato ad accaparrarsi i tagliandi, una cifra dieci volte superiore a quelli effettivamente disponibili.

Per consolare i tanti che non erano riusciti a prendere il ticket, è stato lanciato il canale ufficiale YouTube del Tomorrowland con dirette, interviste e riprese dal backstage. Ed è nella multimedialità che bisogna rintracciare il segreto della dimensione mainstream del Tomorrowland, quella che lo ha reso la manifestazione musicale più vista al mondo, con visualizzazioni che hanno sfondato quota 100 milioni. Il merito, in questo caso, è tutto dell’aftermovie, il video-riassunto, cresciuto di pari passo con lo sviluppo del festival. Dai primi e grezzi condensati in pochi minuti si è arrivati ai più recenti, lunghi anche mezz’ora (quello del 2014 arriva a 32:49 minuti per l’esattezza). Il primo aftermovie a tracciare la nuova direzione è uscito nel 2011, seguito a un anno di distanza da quello che, stando ai commenti sotto il video di YouTube, pare sia stato eletto come il più bello mai realizzato.

146 milioni di visualizzazioni

L’attenzione non si concentra tanto su chi suona e su cosa accade sopra il palco, ma su quello che c’è sotto e tutto intorno: sono i partecipanti, ripresi in tutta la loro euforia e voglia di ballare con bandiere e striscioni, i veri protagonisti dello show e i destinatari dei messaggi di ringraziamento che appaiono al termine di ogni aftermovie.

Le edizioni più recenti sono state la più naturale conseguenza di tutto questo: nel 2013 i biglietti sono finiti letteralmente in un secondo e, sempre a partire dallo stesso anno, il Tomorrowland è riuscito a portare nelle casse dell’economia belga 70 milioni di euro, dei quali 19 spesi da partecipanti stranieri tra viaggio e alloggio. “Nel 2016 abbiamo fatto ancora meglio, generando introiti per 100 milioni e offrendo 700 posti di lavoro full time durante il festival.”

Numeri pazzeschi anche quelli dell’ultima edizione: più di 1000 dj si sono alternati su 16 palchi, mentre sono stati 200 i Paesi di provenienza dei 400mila visitatori. Di questi, 30mila hanno acquistato i pacchetti forniti dal Tomorrowland. A rendere possibile un totale di 6 giorni di musica, spalmati su due weekend, ci ha poi pensato il lavoro di 12mila persone dello staff.

Avendo sviluppato un’identità unica e ineguagliabile, e in mancanza di competitors nella scena EDM, le sfide future saranno sempre rivolte a se stessi: “Vogliamo migliorarci ogni anno, dal cibo, alla selezione dei dj fino ai dettagli scenici,” conclude con un misto di euforia ed ottimismo Wilmsen. Nel frattempo, a Boom è già stata avviata la macchina organizzativa del Tomorrowland 2018. È come se la giostra più bella del luna park avesse ripreso a girare, tra l’attesa e la fibrillazione di migliaia di persone che aspettano soltanto il loro turno per salirci sopra e non scendere più.

— FIN —

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