Il 6 ottobre esce nelle sale Blade Runner: 2049, continuazione del film del 1982 diretto da Ridley Scott. Le prime recensioni sono entusiaste, ma pochi i riferimenti alla colonna sonora che ha avuto non pochi incidenti di percorso in fase di produzione.

Partiamo da una considerazione piuttosto banale: le colonne sonore di Hans Zimmer non sono tutte uguali. Banale ma necessaria poiché tra i detrattori del compositore tedesco questa è l’accusa più diffusa, le sue colonne sonore non si distinguono l’una dall’altra, unite da un unico, roboante, suono. Queste critiche si sono diffuse a causa di una sostanziale ignoranza cinematografica e musicale. Il motivo per cui Hans Zimmer ha stufato non è certo la banalità, ma per altre e più complesse dinamiche commerciali.

Se per esempio paragoniamo le atmosfere orientali di Black Rain – film che Zimmer ha musicato nel 1989 – alla flautata colonna sonora di A spasso con Daisy, dello stesso anno, vi accorgerete delle differenze. E anche in tempi più recenti, quando le critiche si sono fatte più aspre, le colonne sonore di film come Sherlock Holmes e Interstellar hanno continuato ad avere temi e sonorità molto diversi.

Allora dove sta il problema?

Il problema è l’ubiquità di Hans Zimmer, l’onnipresenza musicale che va ben oltre le sue personali produzioni e che, soprattutto nell’ultima decade, ha contagiato la maggior parte dei blockbusters statunitensi, rischiando di intaccare anche progetti che invece avrebbero bisogno di spunti e atmosfere ben diversi da quelli proposti dal compositore tedesco.

L’ultimo e più eclatante caso di invasione musicale è Blade Runner: 2049, l’attesissimo sequel del film di Ridley Scott diretto dal canadese Denis Villeneuve. La colonna sonora era stata affidata in principio al compositore danese Johann Johannsson (che con Villeneuve aveva già lavorato a Prisoners, Sicario e Arrival), ma durante l’estate, dopo una serie di imbarazzanti giri di valzer, Johannsson è stato rimosso dall’incarico a favore di – sorpresa sorpresa – Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, suo collaboratore in Dunkirk.

Molti hanno interpretato il cambio di rotta della produzione come un rifugio nella convenzionalità per salvaguardare un progetto che ormai too big to fail, per usare un’espressione autoctona. La ricerca di un compositore apprezzato dal grande pubblico e riconoscibile nel suo stile è di certo la soluzione più facile per affrontare l’ingombrante testamento musicale lasciato da Evangelos Papathanassiou, in arte Vangelis. Ma la scelta di Hans Zimmer è una sconfitta in partenza per Blade Runner: 2049 e per il tentativo di rispettare la colonna sonora originale.

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Il lavoro che Vangelis portò a termine nel 1982 era la combinazione di un’attenta analisi sulle necessità cinematografiche e di una dionisiaca libertà creativa che lo stesso Vangelis non ha mai nascosto, dichiarando sempre come fosse abituato a comporre osservando i giornalieri del film. Lo stesso Villeneuve ha ammesso in un talks per Google l’importanza che le musiche di Vangelis hanno avuto per 2049: “abbiamo cercato di mantenere alcuni elementi del film il più vicini possibili al suo predecessore, si tratta pur sempre di un blade runner movie ed è necessario rimanere in quella zona, la musica è uno di questi.”

Come sottolinea Evan Puschak in un video essay sull’importanza della colonna sonora di Blade Runner per raggiungere e replicare quella malinconia così caratteristica del film di Scott il pubblico non dovrebbe essere in grado di capire dove “la musica finisce e il mondo [del film] comincia.”

Se c’è un problema con le colonne sonore di Hans Zimmer invece è proprio la loro  riconoscibilità. Anche in Dunkirk, dove comunque la colonna sonora è stata integrata il più possibile con l’azione scenica, la colonna sonora vive di vita propria scollata dalle immagini, spesso sovrastandole. Il motivo di questa ripetitività (che come si diceva all’inizio non va confusa con banalità) è dovuta a una serie di fattori dal commerciale all’artistico, su tutti l’(ab)uso di una tecnica chiamata scala shepard, ovvero quando una determinata scala viene suonata su diverse ottave differenti, variando contemporaneamente l’intensità delle scale, in modo che mentre una diminuisce di intensità, un’altra aumenta. L’effetto è quello di una scala che sale di altezza in modo indefinito, creando quella sensazione di continua suspense presente nelle sue colonne sonore più apprezzate.

Hans Zimmer ci sembra oggi ovunque proprio perché molto spesso le sonorità di film che non hanno una sua colonna sonora si affidano comunque al suo stile in fase di produzione. Si definisce temp track una traccia già esistente usata dal compositore per individuare la giusta atmosfera, in questo senso la più usata è guarda caso la colonna sonora del film Batman: The Dark Knight. Per quanto il suono possa sembrare diverso, il ritmo e la cadenza della melodia rimarrà familiare allo spettatore.

Colonna sonora di Rupert Gregson-Williams.

E di Tom Holkenborg.

Tornando a Blade Runner: 2049 non ci sono dubbi che il lavoro di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch riuscirà comunque a strappare il consenso del pubblico, ma dopo 35 anni di attesa e un progetto così lungimirante la scelta di Zimmer è l’ennesima prova che Hollywood non è più in grado di rischiare, se non negli stunt pubblicitari. E se proprio la necessità era quella di “tornare a qualcosa di più vicino ai suoni del primo film” come ha affermato Denis Villeneuve, sarebbe bastato fare uno squillo a Vangelis che, grazie a dio, è ancora fra noi e continua a produrre ottima musica.

La colonna sonora ufficiale del film verrà rilasciata il 5 ottobre, qui è già possibile leggere i nomi delle tracce che comprendono anche qualche cameo come Frank Sinatra ed Elvis Presley.


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