All’indomani della sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, una serie di drastiche riforme costituzionali e socio-culturali vennero imposte dai vincitori.

Lo scorso maggio ha fatto il giro del mondo la notizia che la principessa Mako, nipote primogenita dell’imperatore del Giappone Akihito, abbia deciso di rinunciare al titolo imperiale per amore. L’altro ieri, finalmente, la casa imperiale giapponese ha annunciato ufficialmente il fidanzamento con Kei Kamuro, borghese e avvocato, già compagno di studi della principessa all’International Christian University di Tokyo. Che Mako debba rinunciare allo status di membro della famiglia imperiale per poter sposare l’uomo che ama è una conseguenza della Legge della casa imperiale del 1947.

All’indomani della sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, una serie di drastiche riforme costituzionali e socio-culturali vennero imposte dai vincitori. Tuttavia, a differenza di tutte le altre nazioni che avevano fatto parte dell’Asse, il Giappone poté non solo mantenere la propria forma di stato monarchica, ma addirittura lo stesso imperatore, che aveva regnato durante i terribili anni dell’imperialismo in Asia e dello stesso conflitto mondiale.

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La famiglia imperiale

Furono tre i documenti che segnarono l’inizio del nuovo corso. Il primo fu la Dichiarazione della natura umana dell’imperatore (in giapponese, Ningen-sengen) del primo gennaio 1946. Con essa, l’imperatore sconfitto Hirohito fu costretto dal generale americano Douglas MacArthur, comandante supremo delle forze alleate, a rinunciare formalmente a ogni pretesa divina.

Il 3 maggio 1947, venne poi varata la nuova Costituzione del Giappone sempre su ispirazione diretta degli Alleati. Il Paese del sol levante diventava allora, da stato militarista dal potere monarchico quasi-assoluto, una monarchia parlamentare liberal-democratica. Forte era il rifiuto del recente passato: nell’articolo 9 del nuovo testo costituzionale, il Giappone rinunciava alla guerra come diritto sovrano della nazione. L’imperatore, da vera e proprio divinità, diventava allora il simbolo dello Stato e dell’unità del suo popolo.

Sempre nel 1947, venne promulgato il terzo documento, la Legge della casa imperiale. Essa limitò lo status imperiale al nucleo familiare di Hirohito, a sua madre e alle famiglie dei tre fratelli dell’imperatore. Inoltre la legge inseriva numerosi meccanismi per tenere sotto controllo nel futuro la nuova dimensione ridotta della famiglia imperiale e, conseguentemente, il peso finanziario sostenuto dallo Stato per il suo mantenimento. Uno di questi meccanismi prevedeva che le principesse (naishinnō) perdessero il loro status di membri della famiglia imperiale se avessero spostato qualcuno all’infuori di questa. Proprio ciò che succederà con la principessa Mako.

Inoltre, la legge del 1947 revocò lo status imperiale (e quindi il diritto di successione al trono) alle linee collaterali della famiglia imperiale, che in passato producevano potenziali successori, qualora la linea principale si fosse estinta.  Così, nell’ottobre del 1947, i 51 membri degli 11 rami cadetti dovettero rinunciare allo status imperiale, divenendo “persone normali”. Non solo: la legge restringeva ulteriormente la successione ai soli discendenti legittimi e maschi dell’imperatore. Ciò rappresentava una grande novità. Prima del 1947, infatti, i figli dell’imperatore nati dalle concubine imperiali potevano succedere al padre. Inoltre, anche i membri di sesso femminile della famiglia imperiale potevano ascendere al trono: sono infatti otto le imperatrici che regnarono nel corso della storia del Giappone.  


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La legge era evidentemente molto limitante e sembra difficile giustificarla con sole ragioni finanziarie e razionalizzatrici. Essa venne varata insieme alla costituzione durante l’occupazione statunitense; si può dire il prodotto stesso della sconfitta del Giappone e, allo stesso tempo, degli interessi dei vincitori — i quali certo non potevano essere più di tanto interessati alla razionalizzazione della monarchia giapponese con lo scopo di ridurne i costi per lo Stato. Nell’appoggiare una legge che limitava enormemente il numero dei membri la famiglia imperiale, rendendo allo stesso tempo difficile il mantenerne l’appartenenza, gli Alleati andavano a minare l’esistenza stessa della istituzione imperiale giapponese — la quale non avevano potuto sopprimere nel 1945 ma che così condannavano a un’inesorabile fine in un futuro non troppo lontano. Infatti, questa è oggi a rischio estinzione.

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Kokyo, il palazzo imperiale giapponese, a Tokyo

Attualmente sono solo 5 i membri maschi (e quindi legittimati a regnare) rimasti nella famiglia imperiale e nel futuro prossimo una crisi successoria è molto probabile. Tra i membri più giovani della famiglia imperiale, c’è infatti un solo un bambino: il principe Hisahito, nato nel settembre del 2006 dal principe Fumihito, secondogenito dell’imperatore. Se la Legge della casa reale non dovesse cambiare, il futuro dell’istituzione imperiale dipenderebbe unicamente da questo bambino. “Se ci si pensa, c’è la possibilità che tutti tranne il principe Hisashito possano lasciare la famiglia imperiale in un periodo di 10/15 anni”, ha detto Isao Tokoro, professore emerito alla Kyoto Sangyo University, alla BBC. “Penso che il fidanzamento di Mako ci ha dato l’opportunità di pensare al problema. Il sistema dovrebbe essere urgentemente riformato cosicché non si perdano altri membri della famiglia imperiale”. Per quanto con la legge vigente, la principessa Mako non potrebbe in ogni caso ascendere al trono, perdendo lo status imperiale non potrà neanche più assumere incarichi ufficiali, che andranno invece a pesare sugli altri membri della famiglia.

Il pericolo che si prospetta è certo avvertito dai Giapponesi: mentre, infatti, si sta riformando la Legge della casa imperiale per permettere all’attuale imperatore di abdicare (dovrebbe succedere nel 2018), in molti hanno segnalato la necessità di modificare ulteriormente il testo, per permettere anche alle donne di ascendere al trono e alle figlie dell’imperatore di poter dare un successore. Anzi, ci sarebbe un vero e proprio supporto popolare per modificare la legge del 1947; secondo un sondaggio fatto dall’agenzia di stampa Kyodo News a maggio di quest’anno, l’86% dei partecipanti sarebbe a favore di una donna imperatore e il 59% è favorevole a un imperatore discendente da una linea femminile della famiglia imperiale. C’è pure chi ha suggerito di conferire nuovamente lo status imperiale a quelle famiglie che lo perdettero nel 1947. Nemici della riforma rimangono alcuni sostenitori del primo ministro Shinzō Abe (che sulla questione non si è espresso) e probabilmente il Consiglio della casa reale stesso, organo notoriamente ultra-conservatore e, forse non sorprendentemente, sessista.

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