Il problema non sono “gli altri,” è il modello di austerità super liberista di questi anni che non sta servendo la cittadinanza a dovere.

Domenica si terrà a Cernobbio l’annuale appuntamento del Forum Ambrosetti, occasione per politica e gotha dell’industria italiana per incontrarsi, farsi un giro di complimenti, sottolineare quanto ci sia da migliorarsi, e poi non fare niente.

È un appuntamento tradizionale della politica italiana, ma anche fortemente contestato in questi anni di crescente tensione anti-sistema. Solo l’anno scorso infatti sia Salvini che il Movimento 5 Stelle, con Di Maio, avevano balzato con allegria l’incontro, accusandolo di essere, con linguaggi diversi, un baluardo del vecchio “sistema.”

Quest’anno, invece, Salvini e Di Maio ci saranno. È facile leggere il cambiamento solo come un avvicinamento dei due partiti verso “l’establishment,” con ambizioni di governare il paese la prossima primavera. Questa non è la sola ragione della presenza di quest’anno, ma è forse la principale — e ha anche scatenato anche critiche interne, almeno nel partito di Grillo.

Ma c’è un’intera altra storia da esaminare: come la politica “mainstream” abbia inglobato così tanti degli argomenti portati alla conversazione dai due partiti anti-sistema. Si tratta di un blocco di retorica fondamentale che abbiamo visto trattare con sempre minor timore dai due partiti di centrodestra del paese, che parte da una seppur silenziosa ammissione del fallimento delle politiche neo–liberiste, e arriva a trovare un utile capro espiatorio da indicare per distrarre la cittadinanza.

Questo capro espiatorio è, ovviamente, il migrante: “l’altro.” C’è un paese, piú che ogni altro, che è stato segnato dalla popolarizzazione delle idee pericolosissime dell’estrema destra da parte dei partiti “parlamentari” — parliamo, ovviamente, del Regno Unito. Un nuovo studio, pubblicato su TLI Think da Sarah Looney e disponibile su SSRN, mette in perfetta correlazione l’avanzare delle politiche Altriste — in inglese Othering, ovvero le politiche che si basano sulla teoria della definizione di un gruppo di persone “diverso da noi” — nel dibattito politico anglosassone con il disastro della Brexit e dell’attuale governo May. Nelle pagine di Looney è facilissimo leggere una favola morale dei rischi a cui l’Italia sta gaudentemente correndo incontro.

Presupposto centrale della costruzione del migrante come colpevole principale della crisi economica è la ridefinizione e divisione di cittadini, migranti, e quindi persone, in “utili” e “inutili.” Questa divisione, così pragmatica da confondere la politica con la macelleria, non l’ha fatta l’estrema destra, ma Theresa May, in un discorso dello scorso 17 gennaio. Definire un gruppo di persone come “inutili,” ovvero “non utili,” ovvero dannose, è centrale alla retorica che viene scagliata contro i migranti in Italia. Il presupposto, banalotto e iper semplificato, è che in momenti di ristrettezza, un paese non possa avere abbastanza risorse per funzionare, e per questo cui deve accettare dei compromessi: ed è logico, se ci sono persone inutili e dannose, queste vanno in qualche modo eliminate, o fermate.

Così facendo, si impedisce all’elettore di arrivare all’unica altra conclusione possibile: che il modello di austerità super liberista di questi anni non stia servendo la cittadinanza a dovere. È opportuno sottolineare che questa seconda conclusione possibile ha una casa naturale nella retorica di qualsiasi partito anche solo vagamente progressista nel contesto politico europeo.

Tuttavia, per ragioni varie e spesso davvero incomprensibili, nessuno dei grandi partiti del centrosinistra europeo ha deciso di giocarsi questa carta, e in questi mesi sta al contrario assumendo tutti i centrali argomenti dell’Altrismo.

Nel Regno Unito l’odio anti-migrante è molto piú variegato che nel resto d’Europa, a causa di una fittissima retorica contro non solo i migranti africani e mediorientali, ma soprattutto quelli provenienti da paesi europei piú poveri — come l’Italia. La piattaforma contro i migranti europei è stata centrale alla raccolta di consenso al voto per la Brexit, e ha reso il partito indipendentista una vera forza politica per la prima volta nella Storia.

Fin dal 2014 lo Ukip aveva una pretesa ben precisa: 5 anni senza migranti dall’Unione Europea, per dimostrare quanto fossero tossici per il Regno. All’epoca tutti i commentatori ridicolizzavano gli argomenti razzisti e retrogradi della piattaforma Ukip, ma solo pochi mesi dopo gli stessi presupposti si erano già infiltrati nel manifesto politico dei Tories.

Come correttamente individuato da Ben Norton su Salon lo scorso luglio, i partiti conservatori stavano abusando della retorica razzista per spostare il fulcro dell’ira degli elettori per le difficoltà economiche dalle politiche neo-liberiste che effettivamente le avevano causate verso un bersaglio piú facile da colpire.


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Sebbene apparentemente quasi opposte — il razzismo nel Regno Unito era principalmente orientato verso l’establishment europeo, in Italia verso i migranti africani — non solo gli scopi ma anche gli effetti sono gli stessi. Gli scopi: trovare una spiegazione agile per il crollo programmatico in qualità del servizio di istruzione e sanità e per la stagnazione degli stipendi. Gli effetti: la massificazione del concetto neoclassista di persone “utili” e persone “non utili.” Si parte naturalmente dai migranti, che in Regno Unito devono essere solo i “best & brightest,” e in Italia i soli che rispondono alle ristrettissime caratteristiche di povertà, disperazione e sfiga, da essere per forza riconosciuti come rifugiati politici. (E ultimamente, nemmeno piú loro.)

Tra i paesi che l’austerity l’hanno de facto codificata, e pure con grande battage pubblicitario, l’accelerazione verso la massificazione della retorica xenofoba è di facile spiegazione: i danni, forse irreversibili, causati dalle politiche di austerità si sono fatti sentire sulla popolazione con quei 24-36 mesi di anticipo rispetto al ritardo con cui sono state attuate in Italia — in base a come si considerino le politiche degli ultimi mesi di governo Berlusconi IV.

In qualche modo, il Regno Unito è avanti in questa devastante spirale comunicativa di un paio d’anni rispetto al resto del blocco europeo, con la possibile eccezione della Francia, altro paese, tuttavia, dove abbiamo potuto osservare il rapido abbraccio di politiche xenofobe da un partito altrimenti tradizionalmente classificabile come di centrosinistra. Oggi, sconfitto l’esplicito fascismo di Le Pen, il governo Macron continua a testa bassa il lavoro di sposare politiche turboliberiste con la retorica xenofoba light che stiamo vedendo aver successo in tutta Europa.

Dire che le politiche di austerità applicate dal Regno Unito siano state eccessivamente oppressive non è un’affermazione altamente politicizzata: lo sostiene anche il Comitato per i diritti economici sociali e culturali delle Nazioni Unite già lo scorso giugno 2016. Secondo il comitato, le misure erano state scritte in modo da colpire con particolare durezza gruppi già svantaggiati e marginalizzati — gruppi il cui abbrutimento sarebbe stato poi utilizzato come arma xenofoba.

Le origini di questa deriva non sono ovviamente strettamente riconducibili alle politiche post–crisi economica: anzi, vedono i propri natali nell’adozione su scala globale di politiche neoliberiste negli anni ’80. Politiche da cui negli ultimi anni hanno preso le distanze perfino alcuni ricercatori del Fondo Monetario Internazionale, che sottolineavano come i benefici delle politiche neo-liberiste fossero stati esagerati. Di nuovo: non posizioni altamente politicizzate.

Tuttavia, malgrado i ripetuti campanelli d’allarme — ed è molto magnanimo chiamarli così — in Italia come in Europa sembra impossibile uscire da questo tunnel che assomiglia piú a un serpente che si morde la coda.

Lo scorso aprile 2017, la ONG anti-povertà Trussel Trust ha rilevato un aumento del 6.4% dei partecipanti alle proprie mense di carità, un aumento che lascia inorriditi.

Il risultato immediato dell’adozione da parte di forze centriste di argomenti dell’estrema destra è la diffusione di idee ancora piú radicali. Così mentre la politica anglosassone scivolava nella xenofobia, vecchi e nuovi media di destra si scatenavano nel trasformare quello che era una piattaforma “solo” anti-Europeista in un discorso tout-court razzista, e in particolare islamofobo. Tell Mama, un gruppo che misura gli attacchi contro musulmani nel Regno Unito oggi riceve una media 40-50 segnalazioni alla settimana.

Il percorso attraversato dal Regno Unito in questi anni, l’appropriazione da parte del partito di governo degli argomenti dell’estrema destra e poi la normalizzazione dei politici e dei partiti stessi dell’estrema destra, è esattamente è lo snodo in cui si trova l’Italia oggi. Oggi, il Regno Unito non potrebbe vivere in una situazione piú malcerta e sembra inevitabile che la situazione peggiori e si faccia ancora piú tesa. Ma come per tutti gli altri segnali che la politica europea poteva leggere — segnali non politicizzati e non così oscuri, non pretendiamo vera tasseomanzia — il rischio che anche questi vengano bellamente ignorati è altissimo.


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