Gli operatori umanitari vengono minacciati, impedendogli illegalmente di portare sollievo e cure a coloro che ne hanno un bisogno disperato.”

Tutto ha inizio il 19 agosto del 2003 a Baghdad, in Iraq. Alle 16:30 ora locale, un attacco terroristico causerà la morte di ventidue persone, tra cui quella di Sergio Vieira de Mello, forse uno tra i più importanti Alti Commissari per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. 

Dalla sua morte le varie organizzazioni – in modo speciale l’ONU, colpito in prima persona – si sono iniziate a preoccupare in maniera contingente di cosa ne fosse della sicurezza dei suoi funzionari, di come si potesse portare in primo piano la loro incolumità. Il passaggio da addetti ai lavori a vittime innocenti era del tutto inaccettabile.

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Articolo datato 20 Agosto 2003 della CNN nel suo Special Report: War In Iraq (archivio consultabile online)

Di li a cinque anni l’Assemblea Generale della Nazioni Unite decise di adottare una risoluzione che definì una volta per tutte il 19 Agosto – giornata di commemorazione internazionale dei caduti al servizio delle Nazioni Unite – come la Giornata Umanitaria Mondiale (World Humanitarian Day, WHD). Da quel giorno del 2007 ogni anno la comunità internazionale si riunisce, organizza campagne globali non solo di commemorazione, ma di sostegno alla sicurezza di addetti ai lavori e volontari del settore umanitario al fine di garantire la loro sopravvivenza, il loro benessere e la loro dignità (elementi che spettano ad ogni persona colpita o coinvolta in crisi di carattere umanitario).

Lo stato di salute dell’aiuto umanitario

Andamento delle uccisione del personale ONU dal 2009 al 2015

Andamento delle uccisione del personale ONU dal 2009 al 2015

Stando ai dati condivisi dal General Assembly nel report “Safety and security of humanitarian personnel and protection of United Nations personnel” del Segretario Generale, Il numero di attacchi diretti contro gli addetti ai lavori sono sostanzialmente aumentati nel 2015. Aumenti consistenti si sono osservati nella Repubblica Centrafricana, in Somalia, nel Sud Sudan e nello Yemen. Stando ai dati ONU, 1.819 membri del loro personale si sono ritrovati in situazione in grado di ledere la loro sicurezza – un centinaio in più rispetto al 2014.

Personale delle Nazioni Unite colpito da fenomeno di criminalità

Personale delle Nazioni Unite colpito da fenomeno di criminalità

Rispetto al significativo aumento degli attacchi ostili nei confronti delle Organizzazioni Locali, il numero di vittime tra il personale delle Nazioni Unite era contenuto e l’aumento delle vittime non era commisurato all’aumento degli incidenti. Questo è probabilmente dovuto alla robusta implementazione di misure di gestione del rischio della sicurezza, a una maggiore formazione su quest’ultima e al rafforzamento delle istruzioni fornite su sicurezza fisica e minacce svolto negli ambiti di studio sulle valutazione dei rischi. Nel 2015, 13 persone (circa il 56 per cento) sono state uccise a causa di atti di criminalità, 6 persone (26 per cento) sono stati uccise in attacchi terroristici e 4 persone (18 per cento) sono stati uccisi in seguito a conflitti armati. Quattro dei sei uomini che hanno perso la vita a causa del terrorismo sono stati uccisi nello stesso attacco, consistente nel bombardamento di un veicolo delle UN a Garowe, Somalia, il 20 aprile 2015 (evento che ha provocato anche il ferimento di altri sei membri dell’ONU).

Cause principali delle morti (classificate con diverse colori e distribuite nei diversi anni dal 2009 al 2015)

Cause principali delle morti (classificate con diverse colori e distribuite nei diversi anni dal 2009 al 2015)

Del personale delle Nazioni Unite colpito da atti di criminalità nel 2015, quasi la metà, il 49 per cento, è stato vittima irruzioni/furti all’interno della propria residenza, mentre il 43 per cento ha subito atti di rapina di vario tipo. Questo ha portato alla promulgazione da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – al finire del 2015 – di un documento con indicazioni dettagliate in materia di residenze dotate di misure di sicurezza idonee, suddivise per paesi e zone di interesse. Inoltre è stato avviato un programma dalla Rete inter-agenzia di Gestione della Sicurezza il cui obiettivo è il riesame attento e ciclico delle varie residenze disposte sul territorio locale di interesse per rinnovarne la sicurezza – quindi, l’utilizzabilità – per gli addetti ai lavori che si dirigono sul campo.

 

Crimini divisi per categoria (anche qui elencati per tipo di crimine ed anno, ma raccolti dal 2010 ai primi sei mesi del 2016)

Crimini divisi per categoria (anche qui elencati per tipo di crimine ed anno, ma raccolti dal 2010 ai primi sei mesi del 2016)

La petizione #NotATarget

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Banner della campagna #NotATarget delle Nazioni Unite

Quest’anno le Nazioni Unite hanno deciso di lanciare una petizione utilizzando l’hashtag #NotATarget, rivolto non solamente a coloro che lavorano attivamente (soprattutto sul campo) nel ramo dell’aiuto umanitario d’emergenza, ma anche e soprattutto ai civili coinvolti in conflitti armati.

«Mentre state leggendo, le persone intrappolate nella morsa della guerra soffrono. I civili nelle aree urbane stanno lottando ogni giorno per trovare cibo, acqua e un riparo sicuro, mentre attacchi aerei e bombardamenti distruggono le loro. I bambini vengono reclutati e usati per combattere, le loro scuole usate per scopi militari. Le donne vivono nel terrore, abusate sessualmente da combattenti. Gli operatori umanitari – che offrono aiuti di ogni genere, da quelli alimentari a quelli sanitari – vengono minacciati, impedendogli illegalmente di portare sollievo e cure a coloro che ne hanno un bisogno disperato.
Nonostante molte delle richieste sottostanti siano un semplice richiamo a regole internazionali di guerra – che, troppo spesso, sono viale da entrambi le parti coinvolte all’interno di un conflitto – con il tuo aiuto possiamo esprimere la nostra profonda frustrazione e preoccupazione, richiedendo che tutti i leader agiscano con ogni mezzo possibile per proteggere i civili. Insieme chiediamo:

 

  • Di proteggere le città e i civili che ci vivono, le loro case e i servizi essenziali su cui fanno affidamento;
  • Di proteggere i bambini ponendo fine al loro reclutamento e utilizzo nella lotta, garantendo l’accesso di quest’ultimi all’istruzione in scuole che siano sicure;
  • Di prevenire tutte le forme di violenza sessuale in conflitto, detenere i responsabili e offrire ai sopravvissuti il giusto sostegno che gli consenta il completo recupero e reintegro nella società;
  • Di rispettare il diritto delle persone costrette a fuggire dalle loro case in cerca di asilo in altri paesi (obiettivo ritenuto fondamentale tra quelli dell’Agenda 2030, a detta del Segretario Generale delle Nazioni Unite);
  • Di garantire ai lavoratori dell’aiuto umanitario vie di accesso sicuro e prive di ostacoli alle popolazioni in stato di sofferenza, per fornire gli aiuti di cui hanno bisogno estremo;
  • Di consentire agli addetti al settore sanitario di curare feriti ed infermi, a prescindere da chi siano, garantendo l’incolumità di operatori, ambulanze ed ospedali.

 

Per il futuro di un mondo che tutti vogliamo vivere, ti chiediamo di aggiungere la tua firma per sostenere questa causa.»


Stiamo facendo una campagna di crowdfunding per riuscire a tenere a galla the Submarine anche l’anno prossimo: se ti piace il nostro lavoro, prendi in considerazione l’idea di donarci 5 € su Produzioni dal bassoGrazie mille.


Nonostante questo, l’adozione della dichiarazione ha motivato diversi enti delle Nazioni Unite e svariate organizzazioni intergovernative nel rivedere il loro lavoro con le popolazioni indigeni, al fine di sviluppare nuove strategie e politiche di integrazione. Molti stanno attuando progetti e iniziative specifiche volte a rafforzare i diritti di queste popolazioni per allineare le loro priorità con quelle dello sviluppo del paese in cui risiedono. Svariati importanti successi si sono raggiunti post attuazione della Dichiarazione delle Nazioni, soprattutto a livello globale. Nel 2014, alla prima Conferenza mondiale sulle popolazioni indigene, gli Stati membri hanno ribadito il loro appoggio alla Dichiarazione, impegnandosi al più presto a prendere decisioni legislative e politiche oltre che a mettere in atto misure amministrative a livello nazionale per raggiungere i fini della Dichiarazione.

— FIN —

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