Ear Hustle nasce con un intento preciso: abbattere stereotipi, pregiudizi e leggende sulla vita in prigione — più vicina alla routine che a un caos violento e incontrollato.

Ear Hustle – che potremmo tradurre con “intercettazioni,” ma che nello slang carcerario è più simile all’orecchiare conversazioni altrui – è il nuovo podcast del network radiofonico Radiotopia. I produttori sono Earlonne Woods e Antwan Williams, rispettivamente condannati a 31 e 15 anni di reclusione presso il penitenziario di San Quentin, in California, e Nigel Poor, volontaria dedicata a progetti di riabilitazione nelle carceri del paese.

La prigione di San Quentin, situata a nord della città di San Francisco, è una delle più vecchie della California e ospita più di tremila condannati — ad oggi supera di quasi settecento persone la sua capacità massima. Tutti i condannati alla pena di morte nello stato della California devono essere trasferiti a San Quentin, l’unica prigione ad avere un braccio della morte.

In questo contesto nasce Ear Hustle, un podcast creato da carcerati per raccontare la reale quotidianità della vita dietro le sbarre. Se progetti di fiction come Orange is the New Black o The Night Of hanno cercato negli ultimi anni di sensibilizzare il pubblico sulle condizioni di vita all’interno dei penitenziari americani, Ear Hustle nasce con un intento ancora più definito: abbattere stereotipi, pregiudizi e leggende sulla vita in prigione — più vicina alla routine che a un caos violento e incontrollato.

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“Ci sono tutte queste serie tv, come Prison Break e Orange is the New Black. Sono stronzate! La prigione non è veramente così. Semplicemente viviamo la vita come tutti gli altri,” insistono Williams e Woods durante una delle prime puntate. “[Ear Hustle] riguarda la vita di tutti i giorni dentro una prigione. Come sopravvivi? Come gestisci la famiglia, l’amore, la depressione, avere un figlio, trovare un senso nella vita?” aggiunge Poor.

La prima puntata, per esempio, affronta il tema dei compagni di cella, i “Cellies” — come sceglierli, conoscerli e infine conviverci. Dimenticatevi la retorica paternalistica, di humor ce n’è all’interno del podcast ed è ben calibrato, necessario soprattutto per non farci dimenticare che le persone condannate sono pur sempre persone.

C’è un altro elemento che rende il progetto di Radiotopia così innovativo: finalmente sono i carcerati ad avere in mano la narrazione, non sceneggiatori, esperti o giornalisti, ma le stesse persone che ogni giorno vivono la drammatica esperienza in prima persona.

“Una volta che ci apriamo a qualcuno, loro hanno la possibilità di girarla come preferiscono. Ma con i podcast, siamo noi a controllare la nostra narrativa.”

A partire dal 2014 – grazie al podcast true crime Serial – il medium ha riscoperto il suo potenziale, permettendo a molti produttori di sperimentare nuovi modi per raccontare storie che altrimenti non avrebbero avuto lo stesso impatto sul pubblico. Dopo ottimi casi come StartUp, Orbiting Human Circus, Love + Radio, S-Town e molti altri, Ear Hustle aggiunge un nuovo tassello alla narrazione audio, trasportandoci all’interno di un luogo vietato e riavvicinando l’esterno con l’interno.

Quella particolare intimità trasmessa dai podcast ci accomuna tutti. “Mi piace come ascoltando persone che parlano fra di loro iniziamo a cogliere momenti che rimangono nei cuori delle persone. In un ambinete in cui la creatività può spesso svanire, creare questi momenti attraverso i suoni è la mia parte preferita,” afferma Antwan Williams a Rolling Stone.

L’ostacolo più grande quindi non sono più le storie, di cui un luogo imprevedibile come il carcere abbonda, ma le istituzioni. Ogni episodio deve essere infatti approvato dalle autorità, anche per questo motivo fino ad ora il podcast non si è avventurato in territori “politici.”Data la natura dell’istituto di San Quentin però non è da escludere un futuro approfondimento sul delicato tema della pena di morte.

Potete già ascoltare i primi tre episodi pubblicati: Cellies, Misguided Loyalty e Looking Out.


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