Tour Bus non conosce ostacoli. Col sole o con la pioggia, noi continuiamo a viaggiare, finestrini abbassati, per incontrare i festival più freschi della penisola.

Il Woodoo Fest è ancora molto giovane ma già molto promettente, e riempie di energia e positive vibes una zona come quella di Cassano Magnago (21mila anime), racchiusa tra Busto Arsizio e il Lago di Varese. Quest’anno i ragazzi hanno fatto le cose in grande: Bloody Beetroots, Ghali, Salmo, The Zen Circus, Ex-Otago, e poi Edda, Canova, Gazzelle, Lazza & Low Kidd, Coma_Cose e molti altri, una line-up con tutte le novità più attese degli ultimi mesi. Abbiamo chiacchierato con Alberto Costalunga, presidente dell’Associazione Culturale Le Officine, che organizza il Woodoo Fest.

Ci raccontate come nasce l’associazione Le Officine Culturali?

L’Associazione nasce sotto una pioggia torrenziale 4 anni fa, dopo aver finito la prima sgangherata edizione di un festival improbabile (che sarebbe poi diventato Woodoo Fest). Dopo 3 giorni di pioggia e pubblico bagnato “vedi foto su album ufficiale” ci siamo guardati in faccia — eravamo in 8 quella sera — e ci siamo detti un bellissimo “Perché no?”.

Poi il fatto che alcuni di noi fossero organizzatori di eventi più o meno belli o più o meno improbabili (vedi il festival di cui sopra) è un fattore secondario, potremmo anche raccontare del disperato bisogno che il nostro territorio ha di nuove realtà, nuova musica, nuovi imprenditori, nuove spinte, ma queste sono cose che potete leggere un po’ ovunque… Quello che c’è da dire su questo punto è che alla fine ci sono dei momenti in cui le cose le devi fare e noi abbiamo avuto la grande fortuna di essere insieme nel momento giusto e nel posto giusto, e credo che questa cosa sia molto potente, molto forte, più forte di un sacco di altre cose che possono sembrare prioritarie.

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Noi già operavamo in grembo al Circolone di Legnano, ci lavoravamo come organizzatori, barman, tecnici, fonici, guardarobieri. Se dobbiamo pensare ad una genesi delle idee da cui è nato tutto questo, è stato sicuramente lì. Il Circolone e i suoi membri sono ancora oggi al nostro fianco come partner, amici, fratelli… È un po’ come andare all’università con i genitori che ti spronano ad andare avanti anche quando le cose sono veramente dure. Ed è molto bello.

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Dalla prima edizione nel 2014 siete sempre andati avanti e aumentato i giorni e il numero degli artisti, come avete fatto?

Ci piace pensare che il festival abbia una sua parte “senziente/spirituale” e che di fatto abbia una propria vita e una propria volontà. È chiaro che le ore spese in riunioni di pianificazione sono una montagna, ma la maggior parte delle scelte cruciali vengono decise seguendo una sorta di istinto-spirito guida che ci segue nei mesi prima del festival. Durante tutto l’anno c’è ovviamente un’analisi molto attenta del panorama musicale nazionale e internazionale da parte dei membri dell’Associazione, e ci si consulta costantemente sulle proposte e i dati a sostegno delle stesse, ma alla fine, quando ci troviamo sul bordo ed è il momento di saltare e prendere le decisioni lo facciamo seguendo l’istinto.

Il gruppo di lavoro è costantemente impegnato, non esiste un vero e proprio momento di stop dei lavori. Possiamo definirlo più che altro come un flusso continuo di confronto, di decisioni, di discussione e di analisi, e soprattutto andiamo a vedere i concerti, i dj set e i festival insieme. Il più grande studio lo facciamo sul campo o, per meglio dire, “sotto il palco”.

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Attenzione, contest: leggete bene l’intervista, perché domani alle 14 regaliamo un abbonamento per il Woodoo Fest (19-23 luglio) al primo lettore che risponderà correttamente a una domanda facile facile. Tenete d’occhio la nostra pagina Facebook.

Noto una forte partecipazione del mondo hip-hop e trap nelle line up 2016 & 2017, c’è qualcuno tra di voi particolarmente appassionato?

Secondo noi c’è un giusto mix in tutte le cose belle, degli ingredienti imprescindibili per fare una buona torta o un buon cocktail. Nell’hip hop ci sono talmente tanti contenuti che ci piacciono che non credo potremmo immaginare un festival senza.

La trap è stata di fatto una prosecuzione naturale di questo pensiero, sì, ci crediamo moltissimo. Cosa ascoltiamo? Tutto. Non credo che ci si possa fare un’idea dell’hip hop se non ascolti tutto l’hip hop, e questa è una cosa che non sempre è facile: capita spesso che ci si affezioni ad un artista e si resti inchiodati per mesi, mentre per noi una delle cose che più ci piace e ci stimola è il fatto di potere e dovere ascoltare tutto.

Secondo noi c’è un giusto mix in tutte le cose belle, degli ingredienti imprescindibili per fare una buona torta o un buon cocktail.

Nel tempo abbiamo avuto la fortuna (o forse sfortuna) di produrre un po’ tutto quello che è oggi hip hop, dai Colle der Fomento, passando per Clementino, attraversando tutto quel meraviglioso movimento che è la Machete… Insomma, non ci poniamo dei limiti. La domanda su “chi aspettiamo di più” invece è difficile: il disco di Ghali ci sta impressionando e coinvolgendo tantissimo ed è chiaro che nei suoi confronti l’aspettativa è alta. Mi ricordo la prima volta che abbiamo prodotto un suo live qualche anno fa e c’era lui che girava per il locale con la sua crew e qualcuno gli disse qualcosa del tipo: “Tu cammini come quegli artisti che poi diventano grandi artisti”. Credo che in quella frase ci sia qualcosa che adesso comprendo in pieno. Beh, e poi c’è Salmo!

Com’è Cassano Magnago? Quali sono state le difficoltà più grandi nell’organizzazione rispetto al mondo del pubblico?

Nulla di nuovo su questo fronte: vicinato che si lamenta, ma con il quale ci siamo seduti a tavolino e abbiamo bevuto qualche birra, cercando soluzioni più o meno praticabili. Il consiglio che diamo a tutti gli organizzatori in questi casi è che i post infuocati contro “La solita Italia che dorme” non servono a niente, e in realtà non serve a niente nemmeno inventarsi piani strategici incredibili promettendo che “Faremo meno rumore”. Ovvio che a loro, del fatto che ci sentiamo un po’ dei supereroi che fanno cose impossibili e bellissime per le nostre città, comuni, zone, imprese e territorio non freghi nulla (giustamente o ingiustamente). Quello che si può fare è presentarsi con grande sincerità come giovani ragazzi che per 5 giorni faranno un po’ di casino, ma che in cambio offrono ingressi gratis per il vicinato e figli e qualche buono consumazione per farli sentire parte della manifestazione.

Questa è secondo noi la logica migliore. La giunta, invece, è una grandissima alleata e siamo perfettamente consapevoli di quanto questa cosa sia inestimabile. I permessi richiesti sono tantissimi, un’enorme montagna da scalare in cordata, ma non siamo quel tipo di organizzazione che pensa di andare all’estero ad organizzare. Le normative ci sono e vanno rispettate.

Oltre alla musica, che eventi sono previsti a Woodoo quest’anno?

Ci sono degli elementi che identificano il festival da molti anni ormai e ci concentriamo sempre su zone tematiche, ponendo grandissima attenzione ai dettagli: siamo convinti che un festival non sia fatto solo di musica e concerti, ma quello che caratterizza un evento e lo rende più o meno amato dal pubblico è anche la cura che le persone percepiscono in quello che li circonda. L’area relax, ad esempio, racchiude parte del cuore del festival: dovete immaginare che un festival non finisce con l’ultimo cliente che esce dall’area, ma continua costantemente ad essere operativo 24 ore su 24 e durante le prime edizioni noi organizzatori stavamo lì a dormire (e lo facciamo ancora). Qualcuno al posto di dormire sul palco o in cucina mise un’amaca tra due alberi, e lì quasi per sbaglio rimase per il primo giorno di apertura della prima edizione. Ecco, mi piace pensare che in quel momento si sia acceso un “motore involontario” o che forse quello “spirito guida” di cui parlavamo prima si sia manifestato, perché si è messa in moto una cosa bellissima: dopo una veloce foto fatta per caso all’amaca, la gente ha iniziato a portarsi le amache da casa e a metterle in autonomia sugli alberi.

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C’è tutta una prospettiva diversa nel vedere vivere e ascoltare un festival da “lì”, al riparo degli alberi, rilassati su un’amaca insieme agli amici, alla ragazza o al ragazzo a cui vuoi bene. Da quel giorno stiamo continuando a potenziare questo aspetto e a cercare di rendere gli spazi sempre più accoglienti. Vogliamo che a Woodoo Fest tutti si sentano un pochino a casa. Per questa edizione, per esempio, siamo stati contattati da un gruppo di giovani designer e architetti che stanno realizzando un progetto specifico bellissimo, però per ora anche segretissimo!

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Un altro “evento nell’evento” è la Street Food Parade che di fatto completa un punto fondamentale dello stare bene che è il mangiare bene: chef su ruote che provengono un po’ da tutta Italia cucinando piatti eccezionali. E anche a questa cosa ci siamo arrivati un po’ per sbaglio: infatti durante la prima edizione abbiamo fatto quello che in gergo più o meno tecnico possiamo definire come disastro culinario, cercando di fare delle poco apprezzate salamelle senza essere molto consapevoli di come si gestisce la cucina di un festival. Dopo questa prima esperienza un po’ deludente abbiamo cambiato registro, trovando nei food truck validissimi alleati che hanno aiutato il festival a fare quel salto di qualità che stavamo cercando.

Ultimo punto che non mi sento di trascurare è la Silent Disco — La grande festa silenziosa — che è nata per riuscire a soddisfare quella parte del festival che vuole protrarsi fino al mattino e non si accontenta di tornare a casa dopo i live. Anche se è nata un po’ per scommessa alla fine si è trasformata in un party bellissimo e seguitissimo.

La prossima edizione del Woodoo Fest si svolgerà dal 19 al 23 luglio a Cassano Magnago (VA).


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