Perché sono quasi settant’anni che serve. Ma partiamo dall’inizio.

Ieri il Movimento 5 Stelle ha annunciato che si sarebbe schierato contro il disegno di legge proposto da Emanuele Fiano alla Camera, che introduce il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista.

Secondo il Movimento Sociale Italiano si tratterebbe di una legge “liberticida.” Ucciderebbe la libertà, insomma, di vantare la propria adesione ai partiti responsabili del più grande genocidio della Storia moderna. Cose che insomma, è un peccato negarsi.

Matteo Renzi ha colto la palla al balzo, rispondendo su Facebook: “Liberticida era il fascismo, non la legge sull’apologia di fascismo. Bisogna dirlo al M5s: era il fascismo liberticida. Almeno la Storia!” Ce lo vediamo, Matteo Renzi, quanto è andato a dormire soddisfatto ieri sera. Qualcosa di sinistra = detta ✅

Secondo il parere scritto depositato in commissione dai parlamentari pentastellati, invece, la legge punirebbe “anche condotte meramente elogiative o estemporanee” — insomma, magari a uno scappa di essere neonazista solo attimo, ma era solo una défaillance. Si tratterebbe di una legge inutile, secondo i 5 stelle, perché le leggi contro l’apologia ci sono già, e sia mai che il parlamento migliori o operi in ambiti già precedentemente regolamentati: insomma, forse nel Movimento 5 Stelle sono davvero transumanisti, e il Parlamento dovrebbe parlare solo di droni, cyborg, e del modo migliore per lasciar morire i migranti in mare. È la posizione più comune tra le file criptofasciste quando si parla di questo tipo di leggi — che il testo è scritto male, e ci sono già altre leggi a riguardo.

Più tardi, quando forse qualcuno si è accorto che si poteva anche evitare di farsi dare dei fascisti su internet per niente, è sceso in campo Danilo Toninelli, alla commissione Affari Costituzionali. Secondo Toninelli il parlamento può fare una singola cosa alla volta, e mai più d’una, in un tweet così benaltrista che sicuramente candideremo al premio per miglior tweet benaltrista dell’anno 2017 più tardi quest’anno.

Dello stesso parere anche altri partiti di destra, come Fratelli d’Italia, secondo cui nel Pd “restano profondamente comunisti dentro,” e Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia, noto per essere un drago su Twitter, che si chiede:

Chiacchiere da bar vero, dato che per esempio in Italia la dittatura comunista non c’è stata, la shoah non l’hanno fatta i comunisti, e soprattutto non ci sono spiagge coperte di falci e martelli solo per bagnanti leninisti.

Perché serve una legge contro il fascismo oggi

Lo scandalo di ieri, se vogliamo chiamarlo così, cade a ridosso del caso della spiaggia fascista di Chioggia, dove ad ogni angolo erano disseminate immagini di Mussolini e meme fascisti. La spiaggia, dove turisti nostalgici e fanatici della dittatura si riunivano per fare il bagno ascoltando un tizio inneggiare al fascismo dagli altoparlanti, è stata ripulita dalla Digos solo dopo la denuncia di Repubblica.

Il caso dei bagnanti fascisti, però, è solo un caso particolarmente colorito di un problema davvero vasto che travolge l’Italia: la normativa vigente in materia di apologia di fascismo semplicemente non basta, e se ne parla da molto.

La legge Scelba, classe 1952, è un testo scritto pensando alla ricostituzione del partito fascista. Ovvero, codifica il problema su un piano innanzitutto politico — perché erano passati pochi anni dalla caduta del regime e sì, in Italia i fascisti c’erano ancora. Veramente tanti.

Quello su cui la legge non opera, in parole povere, è questo:
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Non è codificata in nessun modo l’apologia attraverso le demenzialità, le boutade e soprattutto il consumismo, ovvero i canali principali della comunicazione e dell’interazione umana di questo secolo. Una legge, insomma, serve, ed è urgente, per adeguare le norme antifasciste del paese alla realtà contemporanea.

Questa è la fondamentale differenza tra la necessità di una legge contro il fascismo e una contro il comunismo: in Italia la situazione attorno all’avanzata delle destre e del fascismo è di emergenza. Le sempre più frequenti e popolate manifestazioni “di commemorazione,” ma fascista, anche il 25 aprile, le crescenti tensioni contro le minoranze etniche, come gli scontri per le case popolari a Roma.

Mousepad a e s t h e t i c

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Chi prende parte a questi eventi, chi ordina il mousepad del duce, Cristo, non scherza. Non è un gioco, non è una goliardata e soprattutto non è più un’espressione iper-minoritaria com’era negli anni prima del berlusconismo. È un’emergenza, e va affrontata.

Liberticidio e costituzionalità

È assurda la posizione che si tratti di una legge liberticida, e incomprensibile la decisione del Movimento 5 Stelle di descriverla così. È una posizione che potrebbe essere disegnata attorno a qualsiasi legge, durante una discussione serrata in un piccolo bilocale subaffittato a giovani matricole di giurisprudenza, che dissertano di massimi sistemi in una coltre di fumo di ganja: “Non so a volte penso che si potrebbero togliere le leggi sull’omicidio, amico. Lasciare la gente fare quello che vuole. Alla fine chi vuole uccidere uccide lo stesso, chi è una persona decente vive decentemente lo stesso — la società ormai è codificata, zio, è matura… Non ci servono più le leggi sull’omicidio secondo me.”

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È innanzitutto scorretto sostenere che una legge contro la propaganda fascista potrebbe essere incostituzionale, per prima cosa perché il diritto di manifestare il proprio pensiero non è tutelato incondizionatamente a livello costituzionale.

Secondo l’articolo 21, infatti:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. (…)

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

La definizione di “buon costume” è strettamente limitata al pudore sessuale — secondo l’articolo 529 del Codice penale, sono “osceni” gli atti che offendono il pudore, esclusi l’opera d’arte e quella scientifica — ma ciò nonostante codifica quanto poi in legge si sarebbe andato a raffinare, una realtà di fatto innegabile e nell’ambito dell’ordine pubblico: ogni diritto comprende i propri stessi limiti.

In particolare, non si può affrontare il problema della libertà d’opinione senza ammettere che no, le idee non sono tutte uguali: le idee di civiltà, democrazia e pace non hanno intenti lesivi verso nessuno, le idee di violenza, legate alle pagine più oscure della Storia del paese, sì. Si propone di codificare contro queste, non contro essere “di destra,” e nemmeno contro l’essere “di estrema destra.” Sarebbe reato propagandare idee di estrema, sì, violenza — che è una cosa diversa, teoricamente. Se chi è di destra non è in grado di cogliere la differenza, grazie, ci ha sollevato un dubbio che avevamo da parecchio.

Chissà se nel Movimento Cinque Stelle qualcuno lo sapeva, che a questionare la costituzionalità di questa legge si poneva in perfetta continuità con un altro “movimento,” quello Sociale Italiano di Arturo Michelini, il primo partito neofascista d’Italia. Chissà se nel Movimento Cinque Stelle qualcuno lo sapeva che la Corte Costituzionale — quella che in materia elettorale per il partito di Grillo è intoccabile — è stata nominata la prima volta proprio in seguito ad accuse di incostituzionalità della legge Scelba, da parte di fascisti e neofascisti accusati di apologia dell’MSI.

Una legge oggi è necessaria perché allontanandoci dagli anni del fascismo, proprio in questo periodo di particolari ristrettezze e tensioni etniche, recrudescenze sono inevitabili, è troppo facile lasciar normalizzare il fenomeno, come è stato fatto dalla Corte d’Appello di Milano lo scorso ottobre, assolvendo due poundini colti nel fare saluto romano ad una commemorazione. Non era chiaro, secondo il tribunale, se “il loro comportamento abbia superato il confine della commemorazione per giungere alla condotta diffusiva.” Insomma: i passanti li vedevano con effetto seppia.

Come si smette di essere un paese fascista

L’Italia non ha mai fatto i conti con il proprio passato fascista. Il fatto stesso che si sia lasciato esistere l’MSI, e che oggi si facciano discorsi del genere, è sintomatico di una fallita interiorizzazione di quanto accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale: che, con l’eccezione di qualche migliaio di donne e uomini eroici, e chi li ha aiutati, con l’eccezione di chi viveva da vittima il fascismo, l’Italia era dalla parte sbagliata della Storia. Dalla parte di chi si è macchiato dei peggiori crimini, della Storia. Questa è una colpa che come paese ci siamo rifiutati di affrontare, e in un momento di nuova avanzata delle destre su tutto il continente va urgentemente chiarificata a livello di norme, che devono essere quanto più aggressive possibile.

Nel 1993 è entrata in vigore la Legge Mancino, dal nome dell’allora Ministro dell’Interno, che condanna i gesti, le azioni e gli slogan che incitano alla violenza e all’odio razziale. Il saluto romano, ad esempio, è colpito a questa legge, e non dalla legge Scelba. Ma l’attuazione, come abbiamo visto, è un’altra storia — e tutt’ora la legge è maldigerita dalla destra italiana, e in particolare dalla Lega Nord, che dal 2014 ha in programma un referendum per chiederne l’abrogazione — insieme a un po’ di altre cose che quell’anno erano poco popolari, piuttosto a caso.

Serve codificare strettamente che l’odio razziale, classista e di genere in Italia ha un nome: si chiama fascismo e neofascismo. Che la differenza tra quelle idee e quei simboli non sussiste — come in Germania, dove è illegale rappresentare in qualsiasi forma simboli, grafiche, citazioni e immagini naziste. Se la Lega Nord, o il Movimento 5 Stelle, vogliono che ci si possa definire fascisti si deve dire che sono fascisti anche loro. Se si opera attivamente per discriminare le persone, si è fascisti. E l’unica via per affrontare — perché risolverlo è impossibile — questo problema è arrivare alla conclusione che il fascismo, no, non è stato solo dalla parte sbagliata della Storia, è anche stato superato dalla Storia. Che le persone che vi credono sono finite, come lo è la loro ideologia retrograda. Per fare questo è necessario un moto popolare, di società, che oggi, così gravemente assente, può essere riacceso solo dall’attività politica.


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