Da Justin Trudeau a Jeremy Corbyn, passando per Bill Clinton e George Bush, nel bene e nel male il calzino è diventato oggi un simbolo politico, come il tailleur, il cappello e la cravatta prima di lui.

Il calzino è diventato il nuovo simbolo della fashion diplomacy. Da Justin Trudeau a Jeremy Corbyn, l’accessorio non è più fonte di paparazzate, ma un nuovo modo di veicolare sottotesti politici nel dibattito sociale e mediatico.

La fashion diplomacy – o frock diplomacy – consiste in scelte stilistiche adottate prevalentemente dalle donne in politica per esibire un più o meno velato messaggio socio-politico verso il pubblico. L’esempio migliore è fornito dalla ex first lady Michelle Obama, che durante i due mandati presidenziali ha ristabilito i canoni del dress code politico. Mettendo da parte l’individualismo sartoriale delle precedenti first lady, Michelle Obama ha abbracciato, negli otto anni alla Casa Bianca, diversi stili e altrettante realtà di settore, spostando l’attenzione dal vestito all’economia. “Non sono sicura che le persone si rendessero veramente conto dell’impatto di quello che stava facendo. Ci riguardava tutti,” afferma Tracy Reese, una delle stiliste che vestì Obama per la convention democratica del 2012 — il suo impatto è stato talmente dirompente e inaspettato che qualcuno ha perfino sviluppato uno studio intitolato “Come questa first lady muove i mercati.”

Con la sconfitta di Hillary Clinton – che ha comunque fatto suoi i principi storici della fashion diplomacy – alle elezioni del 2016 e il successivo elitarismo sartoriale trumpiano, la possibilità di sfruttare la moda come strumento politico è passato nelle mani di altri role model, consapevoli del mutamento delle condizioni mediatiche e del rapporto che la politica intrattiene con internet. Nel 2017 la fashion diplomacy è diventata sock diplomacy, la diplomazia del calzino. Il suo ambasciatore? Il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau.

A maggio di quest’anno, durante una riunione della NATO, Justin Trudeau mostra un paio di calzini su cui è rappresentato il logo dell’organizzazione, attirando così la curiosità della cancelliera tedesca che si china a osservare le caviglie del primo ministro canadese. Se non fosse vera, questa scena sembrerebbe una barzelletta, invece dimostra l’insospettabile strategia politica di Trudeau.

Dai photobombing matrimoniali alle apparizioni televisive per spiegare i computer quantistici, la turbo-comunicazione di Trudeau è figlia della sua epoca: basata su una campagna mediatica costruita su brevi istanti di viralità, utili a mettere in scena un’autenticità da social network, dunque finta per definizione. Se il diavolo risiede nei dettagli, lo stesso vale per la politica del 2017, che fa del dettaglio l’unica arma di propaganda efficace nell’era di internet.

Brevi istanti di viralità, dicevamo…

Questo Trudeau lo sa bene, visto che ha inscenato l’escamotage del calzino in diverse occasioni ormai. Durante il Gay Pride di Toronto, sfoggia dei calzini multicolore con la scritta “Eid Mubarak,” augurio tradizionale islamico usato per festeggiare la fine del Ramadan, che coincideva quest’anno con il Pride. Mentre in presenza del primo ministro irlandese Enda Kenny, si è dotato di calzini a tema Star Wars, per omaggiare l’International Star Wars Day.

Secondo Vanessa Friedman, del New York Times, “i calzini sono stati fonte di orgoglio e elogio su scala internazionale — un simbolo dell’abilità di Trudeau di abbracciare il multiculturalismo e della sua posizione come leader di nuova generazione non vincolato da tradizioni antiquate.”

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Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Per alcuni, le uscite del primo ministro canadese avrebbero valore solo se supportate da fatti concreti — se cioè parallelamente le sue politiche concretizzassero l’aspetto così egualitario e multiculturale dei suoi calzini. “Sembra che i diritti per gli emarginati siano importanti per Trudeau e la sua amministrazione solo se hanno effetto su potenziali elettori. Dovrebbe riconoscere che invece di curare ritratti perfetti per applausi, potrebbe invece agire come un legittimo leader mondiale progressista in un’epoca di Trumpismo e incertezza globale,” scrive Pablo Mhanna-Sandoval su Teen Vogue.

Nel bene e nel male, il calzino è diventato oggi un simbolo politico, come il tailleur, il cappello e la cravatta prima di lui. D’altronde l’abbigliamento maschile ha sempre imposto – per i ruoli istituzionali – una certa rigidità e monotonia: il calzino rappresenta l’inaspettata fuga verso la fashion diplomacy, in un’era in cui ogni personaggio pubblico è sotto l’attenta lente d’ingrandimento di internet e dei suoi abitanti.

Non solo il giovane Primo Ministro canadese, dunque, ma anche le vecchie generazioni della politica internazionale iniziano ad adottare il calzino come divertissement diplomatico.

La passione in comune di Bill Clinton e George H.W. Bush

#sockswag

Anche un inconsapevole Jeremy Corbyn entra a pieno titolo nella sock diplomacy grazie a calzini rossi indossati con ciabatte blu.

Insomma sono lontani gli anni in cui un calzino poteva destare sconcerto e imbarazzo nell’opinione pubblica. Oggi il giudice Raimondo Mesiano – che nel 2009 era stato stalkerato dalle telecamere di Mediaset dopo aver condannato a una multa milionaria Fininvest e messo in luce come una persona sospetta per i suoi calzini azzurri – sarebbe considerato un esempio di fashion diplomacy all’italiana. Così come Franceschini che all’epoca, per solidarietà con il giudice, aveva indossato calzini azzurri ad una assemblea del Pd. “Sono a Chieti con un paio di calze azzurro-turchese. Mettetevele tutti. Come il giudice Mesiano, colpevole solo di fare il giudice,” aveva twittato con sdegno.

calzino_pop

“Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare”

Ma per quanto divertenti possano sembrare, i calzini di Justin Trudeau, Leo Varadkar, Bill Clinton e Jeremy Corbyn ci dimostrano per l’ennesima volta che la politica non è più, nel suo aspetto mediatico, composta da azioni, ma dall’attenzione che un determinato personaggio politico riesce ad attirare su di sé. Nella società dell’informazione chi riesce a veicolare meglio l’attenzione (o distrazione) avrà in mano il discorso politico, a torto o ragione — in questo senso, la politica del calzino è tutto fuorché irrilevante.


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