Benvenuti a Eco 

la rassegna stampa quindicinale dedicata a energia, ambiente, ecologia e sostenibilità.eco-titlecard-003

In questa puntata: una legge sul consumo di suolo in Italia non è più rinviabile, la sostenibilità energetica non è incompatibile con la crescita economica, Londra non è vivibile.

1. Serve una legge sul consumo di suolo

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha pubblicato il rapporto annuale sul consumo di suolo, in cui si parla di un preoccupante tasso del fenomeno: 3 m2 al secondo. Solo nel 2016 in Italia sono stati cancellati 23.000 km2 di terreno incontaminato e la regione più colpita dalla cementificazione è l’Emilia-Romagna, che risulta quasi completamente impermeabilizzata; il problema principale di un suolo impermeabile è l’incapacità di assorbire le precipitazioni, che quindi si accumulano e ruscellano verso valle, provocando esondazioni. Inoltre, con un territorio prevalentemente montuoso e, quindi, roccioso, come quello italiano, il suolo fertile rappresenta una risorsa rara e preziosa, e la sua scomparsa va vista come una perdita per l’agricoltura. Anche per questo motivo a dicembre del 2016 Legambiente aveva lanciato People4soil, una petizione per chiedere una legge europea a tutela del suolo. Alla luce del rapporto dell’ISPRA anche il direttore del FAI ha rivolto un appello alle istituzioni: “La legge sul consumo di suolo, colpevolmente ferma al Senato da mesi, diviene impellente”. Il 4 luglio esperti di tutta Italia si ritroveranno presso il Politecnico di Milano per fare il punto sul consumo del suolo. Durante tutto l’arco della giornata si svolgeranno conferenze che saranno anche trasmesse in streaming.

2. L’OPEC è allo sbando?

Così parrebbe, soprattutto nelle ultime settimane. Il prezzo del petrolio a fatica tocca i 45$ al barile e, se la produzione non verrà ulteriormente tagliata nei prossimi mesi, secondo alcuni non sarebbe irrealistico vendere un barile a 30$. I problemi sono ancor più acuiti dalle recenti tensioni diplomatiche tra numerosi membri del cartello e il Qatar, anch’esso parte dell’OPEC; sebbene la piccola monarchia non sia tra i principali produttori di petrolio―e gli accordi per limitare la produzione OPEC, rinnovati a maggio, non paiano in pericolo―la crisi che la vede protagonista contribuisce a rafforzare l’idea di un’organizzazione in difficoltà anche internamente. Anche il mondo della finanza, in particolare degli hedge funds, dopo aver scommesso su un rialzo dei prezzi del petrolio nei mesi scorsi, pare stia voltando le spalle all’OPEC, ritenendola incapace di influire significativamente sul mercato in tempi rapidi.

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3. Il direttore dell’IEA ha qualcosa da dirci

È possibile crescere economicamente e, allo stesso tempo, aumentare in maniera sostenibile il consumo di energia. Ce lo ricorda Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’IEA, che in una recente column ha sottolineato l’importanza dell’efficienza energetica: il mondo ha impiegato l’anno scorso l’11% di energia in meno di quello che avrebbe impiegato senza i miglioramenti all’efficienza raggiunti a partire 2000 — un risparmio che equivale al consumo energetico totale dell’Unione Europea. Si tratta di un aspetto del settore energetico su cui l’IEA ha iniziato ad investire parecchie risorse, e che nei prossimi anni dovrebbe essere posto al centro dell’agenda globale dell’energia, tant’è che anche grandi paesi inquinatorileggasi Cina ed Indiahanno iniziato a muoversi in questa direzione.

4. Londra è messa male, come tutto il Regno Unito

Oltremanica stanno vivendo mesi difficili, tra scommesse politiche disastrose e negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’UE sempre più complessi. Cosa poteva mancare? L’emergenza inquinamento. A Londra non si respira, e ogni anno novemila persone muoiono prematuramente per cause legate all’inquinamento dell’aria. Più ci si avvicina al centro città, più il numero di morti diviene elevato―tra il 9.6 ed il 10% nella zona della City. Il comune di Londra ha messo online parecchi dati, accompagnati dalle soluzioni che il sindaco Sadiq Khan intende adottare―tra le ultime: specifiche zone a basse emissioni, introdurre una tassa sui veicoli più inquinanti e l’eliminazione dei taxi a disel entro il 2018. I provvedimenti sono stati resi necessari dall’aggravarsi del fenomeno―per fare un esempio, a gennaio i livelli di inquinamento registrati sono stati peggiori di quelli di Pechino―e delle grosse preoccupazioni relative alla salute dei bambini, che, come scritto dal Guardian, in tutto il Regno Unito sono massicciamente esposti a livelli illegali di inquinamento atmosferico, con gravi conseguenze sulla loro crescita e sulla salute nel lungo periodo.

5. EPA sotto attacco, episodio n° X

È difficile tenere conto di tutti gli attacchi cui l’EPA, l’Environmental Protection Agecncy, è stata sottoposta dall’inizio della presidenza Trump―nel caso voleste farvi un’idea, vi consigliamo di leggere le scorse puntate di Eco. L’ultimo episodio riguarda le pressioni subite da Deborah Swackhamer, a capo del Board dei consiglieri scientifici dell’Agenzia, da parte di Ryan Jackson, Chief of Staff dell’EPA. Swackhamer avrebbe subito pressioni prima della propria testimonianza―relativa al ruolo degli stati nelle politiche ambientali― dinnanzi allo House Science Commitee, affinchè si attenesse alla versione stabilita dall’Agenzia in relazione ai licenziamenti di numerosi membri del comitato scientifico dell’EPA. Il sospetto è che le azioni di Jackson―compreso l’aver inviato due email alla Swackhamer, in cui erano, appunto, indicati i punti cui “attenersi” durante la testimonianza― possano aver violato alcuni regolamenti federali.

6. #MapOfTheWeek

Continuano le segnalazioni by Eco delle mappe più belle del web relative ad energia, inquinamento ed ambiente. Questa settimana tocca a quella ideata dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) e che riporta parecchie informazioni sul rischio idrogeologico del territorio italiano―spoiler: la situazione è piuttosto seria.


Eco è a cura di Giovanni Scomparin, Nicolò Florenzio e Tommaso Sansone.

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