FIN DAGLI ALBORI DELLE CONVERSAZIONI INFORMATICHE, IL CAPS LOCK – IL TASTO IN GRADO DI RENDERE IL VOSTRO TESTO COSÌ – HA SEMPRE AVUTO UN’ACCEZIONE NEGATIVA.

Spesso accostato ad aggressività verbale e a toni alti, l’uso che ne veniva fatto identificava subito l’autore  come una persona poco incline al dialogo e a condividere le opinioni altrui. Nel 2017 questa definizione non è più del tutto vera: con l’arrivo dei meme, la fusione degli strumenti digitali con l’arte e una più ampia evoluzione del linguaggio web, il caps lock è stato normalizzato a nuova vita.

Nel 1984 l’IBM rilascia la tastiera Modello M, la prima a incorporare un tasto con la dicitura caps lock, standardizzando di fatto la presenza a portata di dita del carattere maiuscolo in tutte le generazioni di computer successivi. Con l’espandersi dei sistemi usenet, dei forum e dei subreddit, le conversazioni richiedevano un più ampio spettro di emozioni che il solo corsivo non poteva soddisfare — ecco dunque apparire l’uso di *asterischi* per esprimere enfasi e il MAIUSCOLO per rabbia e aggressività.

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alcuni ironici threads del subreddit /r/CAPSLOCK

I meme prima di tutti hanno aiutato il caps lock a svincolarsi da quella reputazione dichiaratamente negativa che circolava sul web. Le immagini più virali degli ultimi anni infatti sono state spesso accompagnate da diciture in caps lock, il che ha reso il maiuscolo un elemento talmente quotidiano nel nostro immaginario digitale da non risultare più così offensivo quando usato in altri contesti.

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Certo, il caps lock è ancora usato per rafforzare messaggi di odio o violenza sul web (anche l’Italia non è immune), ma ha comunque perso il suo valore simbolico, rimanendo semplice veicolo grafico usato senza distinzione.

La riprova è il fatto che anche nell’ambito della internet culture e della cultura in generale, il caps lock si stia prendendo una rivincita sotto forma di trend tipografico. In questo senso alcune pagine Facebook hanno iniziato ad adottare il caps lock come comune approccio verso i propri lettori — Lo Swagghetto, Shillipoti e Stai Zitta, solo per fare qualche esempio italiano. Ma non è solo l’ambiente web a seguire la nuova rinascita del caps lock, anche la musica – nella sua costante variazione di forme e stili – ha abbracciato la moda del maiuscolo.

DAMN., l’ultimo album di Kendrick Lamar, per esempio, sembra un vero e proprio inno al caps lock. Non solo la cover riporta il titolo in maiuscolo, ma anche tutte e quattordici le tracce hanno titoli che bucano lo schermo. È stato lo stesso autore della copertina, Vlad Sepetov, ad ammettere di aver cercato “qualcosa di forte e abrasivo.”

Lo stesso vale per l’Italia, dove LIBERATO, l’ultimo fenomeno trap/indie partenopeo, sembra avere una propensione per il caps lock simile a quella del rapper di Compton — tanto da rilasciare un’intera intervista maiuscola a Rolling Stone.

“Come mai scrivi in caps lock?”

“E’ ‘CCHIU’ BELL’ STILISTICAMENTE ECAI’”

La rivincita del caps lock ci ricorda che anche sul web – dove spesso le convenzioni si cristallizzano – nulla è costretto entro confini predefiniti, ma anzi, anche una usanza legata alla discordia comunicativa, può rinascere in veste di nuova moda avant-garde.

Se poi qualcuno dovesse malauguratamente abusare ancora di questo particolare carattere, ci penserebbero le istituzioni a fermarlo.

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