Potete mettere mi piace, potete commentare e potete re-binkare, senza fare veramente nulla di tutto ciò. Cosa vi serve di più da un’applicazione?

Binky, nella sua inutilità creativa, vuole diventare la vostra app preferita e, a un approccio meno immediato, farvi ragionare sull’inutilità delle applicazioni in generale.

Il suo creatore, Dan Kurtz, ha spiegato all’Atlantic come l’idea gli sia venuta mentre bighellonava tra le timeline di Facebook e Twitter in attesa del treno. “Non voglio più un livello di coinvolgimento cognitivo con niente, ma mi sento in dovere di guardare il mio cellulare, come se fosse il mio stato d’animo di default.” Ormai il legame tra l’uso dei social network e il rilascio di dopamina e ossitocina – due ormoni in grado di provocare sensazioni di calma e piacere – è stato provato, allora perché non tralasciare ogni aspetto funzionale e dedicarsi allo sviluppo di un’applicazione-ciuccio (la cui traduzione in inglese è appunto binky) in grado di appagare esclusivamente i nostri bisogni fisici.

binky muddy watersPrendendo il meglio (o il peggio) dalle app più comuni, Binky propone una timeline infinita di immagini random – da Muddy Waters al bradipo, e tutto quello che intercorre nel mezzo – offrendo le interazioni base ormai entrate nel nostro formulario social: il mi piace, la condivisione, il commento, lo swipe a destre e sinistra. Doppio tap? Ecco apparire una pioggia di stelline. Volete commentare la foto della dea Kali? La vostra tastiera non farà altro che produrre commenti come “I wish I could show this to the whole world! 😀😏😜📲” o “YAS!!! Wow this is amazing. #blanksoul #crushingit #weather #drunkhungryandsad.”

I binks (sinonimo di post) diventano quindi l’espressione unitaria di significante e significato — l’applicazione fornisce un contesto in cui il contenuto coincide con il suo concetto, senza veicolare nient’altro al di fuori di esso. “Tutto ciò che vogliamo dalle nostre app è vedere cose nuove scrollando da cima a fondo, non importa cosa sia ciò che vediamo,” dichiara la descrizione sul sito di Binky.

Ci aveva già pensato il sociologo Marshall McLuhan, in maniera meno parodica, a esporre la questione attraverso il saggio Il Medium è il Messaggio. Egli sosteneva che ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali secondo cui organizza la comunicazione — in quest’ottica Binky abbraccia pienamente il nostro desiderio comunicativo espresso dall’uso di un’applicazione, risparmiandoci però la fatica indesiderata di giustificarne lo scopo. “Fai quello che cavolo vuoi con Binky – nessuno lo vedrà mai.”

— FIN —