Comincia oggi Piano City Milano, un festival musicale che dal 19 al 21 maggio coinvolgerà tutte le zone della città in oltre 450 concerti di pianoforte.

Ad aprire l’evento sarà Chilly Gonzales, il celebre musicista e cantante che si esibirà stasera alle ore 21:00 al Piano Center della Galleria di Arte Moderna.

Ad un concerto del “musical genius”, come Gonzales stesso ama definirsi, nulla è scontato. Del resto, il suo personaggio e il suo stile musicale sono talmente complessi che è difficile farne una sintesi. Il suo è un talento eccezionale in grado di interpretare una vasta gamma di generi musicali anche molto diversi tra loro, spaziando dalla musica classica, al jazz, al blues, fino ad arrivare alla musica elettronica, al dance, al techno, al pop e persino al rap – perché Gonzales non è solo musicista ma anche cantante.

Ma soprattutto, i suoi brani non sono dei componimenti, sono delle trasformazioni musicali, poiché tra essi non vi è identità: ciò che è stato suonato è un’opera d’arte irripetibile che non tornerà mai più.

L’arte di Gonzales è quella di offrire al suo pubblico qualcosa di sempre nuovo, inaspettato, a volte dalla natura indefinita, che può essere compresa solo a fine dello spettacolo, così come un’opera d’arte può essere compresa soltanto se guardata da lontano e analizzata con mente fredda.

L’unica costante delle sue apparizioni sono gli eleganti vestiti neri, che lo pongono a metà fra il conte Dracula e Michael Jackson

Il suo look raffinato però non gli impedisce di abbandonare la propria compostezza per dimenarsi in esibizioni al pianoforte che quasi lo fanno passare dal ruolo dell’artista a quello dello sportivo, nella fattispecie del pugile.

Le linee dei suoi spartiti per pianoforte – come quelli dell’album Piano Solo – sembrano rigorosi e lineari finchè non iniziano a vibrare sempre più intensamente fino a scuotersi vigorosamente, sbalzando le note in una tempesta di accordi prepotenti e solo apparentemente caotici, ma che in realtà seguono un tema ben preciso noto solo al musicista.

Gonzales non è soltanto un musicista, ma anche un cantastorie e un comico.

È uno showman, e come tale cerca sempre il contatto col pubblico, perché il suo spettacolo ha bisogno del pubblico e il pubblico è parte integrante dello spettacolo. Nei suoi pezzi è solito inserire alcune parti di componimenti famosi — a volte brani classici, a volte motivetti fanciulleschi, altre volte canzoni rock, pop, dance e disco, di cui spesso esegue dei remake.

Vuole a tutti costi smuovere la platea, coinvolgerla nello spettacolo, farle battere le mani, farla cantare, farla ridere.

Ai concerti di piano solo addirittura commenta ciò che sta suonando, illustra la tecnica e le tonalità utilizzate, a volte racconta storie e poi cerca i volti della gente in platea, per dialogare e ricevere un feedback. Ma soprattutto, Gonzales è un mago, uno stregone o meglio, un illusionista.

La magia che permea la sua musica può essere paragonata al sortilegio oscuro che tiene incatenato Dorian Gray al suo dipinto e contemporaneamente alla tonica abilità escapologica di Harry Houdini:

Gonzales è indissolubilmente vincolato a tecniche e tonalità cupe, che definiscono il suo stile e il suo personaggio, ma l’auditorium è un palcoscenico e la sua esibizione consiste in un vigoroso e pericoloso gioco di prestigio in cui la sfida è liberarsi dai suoi canoni e riapparire agli spettatori ogni volta in una forma diversa.

Attingendo ad un vasto arsenale di movimenti e variazioni sul tema, Gonzales sa come irretire il pubblico, ipnotizzarlo e confonderlo: quando suona, utilizza le sue tecniche una alla volta, mostrandosi ammantato di una sola parte della sua enigmatica essenza musicale. Soltanto alla fine dello spettacolo il compositore dissolve gli incantesimi e si rivela per intero, in un lampo artificiale che abbaglia e stordisce la platea, lasciandola incredula e sbigottita di fronte alla sorpresa finale.

— FIN —