Torna su Netflix la serie tv creata dalle sorelle Lana e Lilly Wachowski e da J. Michael Straczynski dopo una pausa durata quasi due anni — per la precisione un anno e dieci mesi.

Un lasso di tempo che, televisivamente parlando, si avvicina all’infinito, senza contare che ormai divoriamo periodicamente quintali di puntate sparse attraverso i palinsesti di tutto il mondo.

Insomma, a meno che non si stia parlando di Game of Thrones (e forse non si salva neanche lui), all’inizio di una nuova stagione è necessario fare il punto della situazione e abbattere il monopolio della nostra attenzione selettiva — sia mai che il sabato sera facciate brutte figure con gli amici.

Quindi, dove eravamo rimasti?

All’inizio della prima stagione avevamo conosciuto i sensate, otto persone provenienti da diverse culture e nazionalità legate però da una profonda connessione empatica e psichica che gli permette di interagire fisicamente e mentalmente senza la necessità di essere nello stesso luogo allo stesso momento. Nel neonato rapporto simbiotico si affaccia l’antagonista Whispers, una persona misteriosa dotata degli stessi poteri che inizia a dare la caccia al gruppo attraverso l’organizzazione BPO.

I primi rapporti di scambio empatico avvengono in modo bilaterale, ovvero a due a due: Wolfgang e Kala, Sun e Capheus, Will e Riley, Lito e Nomi. Ben presto però gli incontri diventano sempre più omogenei, permettendo ai sensate di condividere le proprie storie con tutti i membri del gruppo, spesso aiutandosi a vicenda.

Nell’ultima puntata della prima stagione – “I Can’t Leave Her” – i sensate avevano affrontato le proprie nemesi grazie all’aiuto degli altri membri del cluster:

  • Wolfgang, scassinatore di Berlino, chiude i conti con la propria famiglia di criminali uccidendo lo zio, ma perde l’amore di Kala, giovane indiana, per niente propensa ai metodi violenti di Wolfgang.
  • Nomi, Lito, Sun, Kala, Capheus e Wolfgang aiutano Will a liberare Riley dallo stabilimento in Islanda controllato dalla BPO.
  • I sensate riescono a liberare Riley e a fuggire, ma Whispers guarda negli occhi Will, entrando di fatto in simbiosi con il gruppo.
  • Per evitare che Whispers segua i loro movimenti, Will viene anestetizzato. Così si conclude la prima stagione di Sense8.

Nello speciale di natale, pubblicato da Netflix a metà tra le due stagioni, scopriamo che Will ha bisogno di assumere dosi costanti di cocaina per confondere i propri sensi e quindi non permettere a Whispers di individuare il cluster — questa decisione ovviamente incide sul rapporto sentimentale che si era creato tra lui e Riley.

I misteri in ballo nella seconda stagione sono tanti: lo scopo di Whispers, l’origine dei poteri (extra)sensoriali dei sensate e, ovviamente, il loro destino all’interno della società.

Anche noi la pensiamo così.

L’attrice Jamie Clayton, che nella serie interpreta Nomi, ha dichiarato riguardo alla seconda stagione: “La cosa che più mi ha sorpresa è stata la velocità con la quale è partita, e la direzione che ha da subito preso. Non sapevamo niente riguardo a ciò che sarebbe successo dopo la fine della prima stagione. La seconda stagione parte così velocemente ed è così fuori dalla norma, meravigliosa e sexy e cruda e impariamo – oh mio Dio, è così tante cose. Non avevo idea potesse andare in quella direzione e così velocemente.”

La rapidità della trama si giustifica con la verticalità del suo sviluppo: nella seconda stagione i protagonisti si conoscono, non c’è più bisogno di una fase di avvicinamento per lo spettatore — il loro obiettivo ora sarà un obiettivo comune, meno frammentato attraverso le loro vite.

All’hype di Jamie Clayton, si aggiunge ovviamente il valore simbolico di una serie che fa dei concetti di accoglienza, accettazione, apertura i suoi punti chiave. È proprio Naveen Andrews – nella serie il personaggio ancora marginale di Jonas – a sottolinearne l’importanza in un’intervista con the Verge: “Volevo essere coinvolto in qualcosa che fosse completamente unico e un diretto fuck you a tutto ciò che sta succedendo nel mondo in termini di fascismo. La serie tv è anti-fascista nel migliore dei sensi.”

— FIN —

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