L’attacco del Movimento 5 Stelle è solo il culmine di una campagna di criminalizzazione che va avanti da mesi, con lo scopo di rovesciare le responsabilità delle morti in mare e nascondere le peggiori idee razziste e para-complottiste.

Ieri pomeriggio è andato in scena un siparietto imbarazzante orchestrato dal Movimento 5 Stelle su Twitter, che ha scatenato i propri troll con l’hashtag #VeritaSulleONG. Vi si possono leggere perle come questa,

o questa,

La “campagna,” se così vogliamo chiamarla, è stata lanciata da un post dell’eurodeputata Laura Ferrara, pubblicato sul blog di Beppe Grillo, in cui si riferisce di un’interrogazione rivolta alla commissione europea per fare “chiarezza e trasparenza” sul ruolo delle Organizzazioni non governative che fanno operazioni di SAR (Search and rescue) nel Mar Mediterraneo. Lo stile retorico del post è uno solo, quello dell’insinuazione: sotto l’apparente volontà neutrale di conoscere la verità dei fatti, anche per “non fare di tutta l’erba un fascio,” si nasconde già la risposta — evidenziata dai grassetti.

D’altronde la posizione del Movimento 5 Stelle sull’argomento era già stata eloquentemente illustrata nei giorni scorsi dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, che si è fatto improvvisamente paladino di quanti insinuano che le navi delle Ong facciano da “taxi” per il trasporto di migranti dalle coste libiche a quelle italiane. Una tesi avanzata sul blog di Beppe Grillo per la prima volta il 21 aprile, con un post non firmato (quindi non riconducibile a nessuno) intitolato — ma solo per “fare chiarezza,” beninteso — “Più di 8mila sbarchi in 3 giorni: l’oscuro ruolo delle ONG private.” In cui si legge:

Ma c’è un nuovo capitolo che sta emergendo in queste ore e che merita attenzione. Perché a quanto pare l’escalation di arrivi negli ultimi giorni potrebbe non essere casuale. Insomma, potrebbe esserci dietro una regia e a dirlo non è il M5S, bensì anche un’inchiesta aperta dalla Procura di Catania.

Contro Di Maio si sono rivolti Roberto Saviano, Erri De Luca e da ultimo perfino la Cei, oltre che ovviamente le stesse Ong coinvolte. Tutti hanno sottolineato lo squallore di una palese strumentalizzazione politica, orchestrata per scavalcare a destra la Lega di Salvini — che queste insinuazioni le ripete da anni — basata sul nulla e piena di distorsioni: “sette Ong” citate dal procuratore di Catania diventano “una dozzina,” l’uso della definizione “taxi” viene falsamente attribuito all’agenzia Frontex, e così via. Dal Partito democratico è arrivata invece una reazione molto tiepida: Renzi ha sostanzialmente avallato le insinuazioni del Movimento 5 Stelle, criticandone soltanto il tempismo. “Il problema esiste, non è che se l’è inventato Di Maio,” ha dichiarato a Radio Capital.

Ma Renzi non ha tutti i torti: Di Maio e i 5 Stelle sono effettivamente soltanto gli ultimi arrivati sul fronte di una campagna mediatica di criminalizzazione progressiva del lavoro delle Ong nel Mediterraneo, che, attraverso una sapiente ripetizione delle stesse accuse, girate e rigirate, punta in sostanza a trasformare le insinuazioni in fatti e a veicolare una precisa visione politica del “problema” immigrazione.

Daniela Padoan, in un lungo post sul blog di Associazione diritti e frontiere pubblicato lo scorso 9 marzo, ha ricostruito esaurientemente la storia di questa campagna, che dalle prime accuse rivolte alle Ong da Frontex, riferite dal Financial Times già a dicembre scorso, è montata a poco a poco sulla stampa fino a diventare artificiosamente il tema caldo di questi giorni.

Le accuse di Frontex, precedute da un articolo del think tank olandese Gefira, sono state formalizzate a febbraio, con la pubblicazione del rapporto Risk Analysis for 2017. Due giorni dopo, Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania — dove Frontex ha sede — ha annunciato di aver avviato un’indagine conoscitiva. “Nessun fascicolo aperto,” ma solo “un’analisi” — e in effetti ad oggi non ci sono indagati né capi d’accusa — per monitorare le Ong e capire “chi c’è dietro, da dove vengono tutti i soldi che hanno a disposizione e soprattutto che gioco fanno.” Sono queste due, Frontex e Zuccaro, le “fonti” utilizzate ora dal M5S, a mesi di distanza, per la propria campagna.

Frontex ha tutto l’interesse di andare contro alle Ong, che, svolgendo le operazioni di salvataggio in mare a cui l’Unione europea ha deciso consapevolmente di rinunciare con la fine del programma Mare nostrum, rompono le uova nel paniere a chi ha il compito di “pattugliare le frontiere europee” — che corrono ben al di qua dei 12 miglia di acque territoriali libiche.

L’argomentazione, vecchia, è quella del pull factor: le navi delle Ong, ma anche quelle ufficialissime di Mare nostrum prima di loro, incoraggiano i trafficanti a far salpare sempre più imbarcazioni dalle coste libiche, e sempre in condizioni peggiori, perché tanto sanno che c’è qualcuno che li soccorrerà a poche miglia di distanza. Il sottinteso logico è uno soltanto: se affogano, capiranno che devono smettere di partire. Il che è già stato ampiamente smentito dai fatti e dalla lunga catena di naufragi che ha portato il 2016 a essere l’anno peggiore per le morti nel Mar Mediterraneo.

Zuccaro, dal canto suo, ha continuato a rilasciare interviste e, a dispetto della mancanza di accuse formulate chiaramente, con indiziati chiari, ha continuato sulla stessa linea di insinuazione non circostanziata. Per esempio, sulle pagine dei giornali di ieri si legge questa sua dichiarazione:

Durante la Pasqua sono sbarcate 8.500 persone. Sulle coste libiche nei giorni scorsi c’erano tante navi pronte a partire che sembrava lo Sbarco degli Alleati in Normandia. Bisogna fare presto. L’importante è affrontare il fenomeno: non soltanto dal punta di vista giudiziario, perché non lo si risolve solo così, ma in modo complessivo.

Citare lo Sbarco in Normandia non è privo di connotazioni. Equivale a parlare — come Salvini — di un’invasione programmata a tavolino. Suggerisce immagini ben precise nella mente di chi legge, immagini che non hanno nulla a che fare con la realtà di persone che fuggono dal proprio paese, affrontando sevizie e torture, per cercare un futuro migliore.

Ma se da un lato, come ha ipotizzato Ruben Neugebauer di Sea watch, le autorità europee puntano a sbarazzarsi di un occhio critico e indipendente nel Mediterraneo centrale, di fronte al grande pubblico l’idea che si nasconde dietro questa campagna di criminalizzazione è soltanto una: che ci sia una “regia occulta,” “inconfessabili accordi” tra le organizzazioni criminali nordafricane e le Ong, dietro l’ondata senza precedenti di “sbarchi” (che poi non sono sbarchi). Sulla Stampa, Francesco Grignetti scrive il 20 aprile (un giorno prima che il Blog di Grillo riprendesse sostanzialmente le stesse argomentazioni):

«Un’azione logistica fuori dal comune, quasi di stampo militare», dice chi è a conoscenza del dossier. Un’azione sicuramente concertata. E ora è caccia ai registi.

Dice chi? Quale dossier? Sicuramente concertata?

Ma è solo un esempio tra i tanti articoli di questo genere che sono stati pubblicati negli ultimi mesi. La stampa italiana si è dimostrata non meno responsabile di Luigi Di Maio e Matteo Salvini nel gettare benzina sul fuoco del razzismo in questo paese. Chi legge affermazioni del genere su quotidiani autorevoli ha buon gioco a confermare idee e sospetti che circolano da anni, ma che ora acquistano piena legittimità mainstream — insomma, fuori dalle pagine dei vari Libero, La Verità e Il Populista.

Che l’immigrazione sia parte di un piano pre-ordinato è infatti il nucleo della teoria del complotto preferita dall’estrema destra italiana, quella del cosiddetto “piano Kalergi,” che riassume le peggiori paure dei razzisti di pelle bianca degli ultimi due secoli: lo sterminio o l’ibridazione della razza bianca, perseguita attraverso un diabolico programma di infiltrazione, con l’obiettivo — chiaramente — di rendere i popoli succubi e manovrabili facilmente dalle élite (variamente massoniche).

L’idea che le navi delle Ong, finanziate privatamente, facciano la spola dalla Libia all’Italia per trasportare migliaia di africani sul suolo europeo (perché proprio in Italia?, si chiede il Movimento 5 Stelle, nonostante la risposta sia già stata ampiamente data) serve a fornire la prova provata di un disegno consapevole, sia che venga citato esplicitamente il piano Kalergi, sia che ci si limiti ad agitare lo spettro di presunti traffici a scopo di lucro, come ha fatto di recente il video virale del blogger Luca Donadel, che prometteva di spiegare La verità sui “MIGRANTI”.

“MIGRANTI” in maiuscolo e tra virgolette, come i “presunti profughi” che Salvini tira fuori a ogni occasione, perché in questo delirio di retorica razzista spacciata per ricerca di verità o, peggio ancora, per battaglia contro il traffico di esseri umani, le prime e ultime vittime sono sempre loro — i “migranti” cessano di essere tali, per diventare pericolosi agenti di destabilizzazione razziale per l’Occidente bianco. Così il cerchio si chiude.

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Perché sono in maggioranza uomini? Sarà perché devono sopravvivere alla traversata del Mediterraneo? No, chiaramente si tratta di un esercito alla conquista dell’Europa.

Colpisce, nel dibattito di questi giorni, tanto nei post di Di Maio quanto nelle risposte — mai abbastanza dure — che ha ricevuto, l’assenza di quel punto di vista: quello degli uomini e delle donne che usufruirebbero del servizio taxi offerto dalle Ong, trattati come masse senza nome, sempre oggetto passivo dei traffici e delle speculazioni altrui, mai padroni della propria esistenza.

Basterebbe ascoltare le loro storie — e conoscere da vicino anche il lavoro delle Ong che li soccorrono in mare — per far crollare tutto questo castello speculativo para-complottista, e per abbattere il velo dell’ipocrisia di chi afferma di voler bloccare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, senza però parlare di diritti — e qui la Lega, il Movimento 5 Stelle e il governo sono sostanzialmente allineati. I trafficanti, gli “scafisti,” sono criminali, sfruttatori, torturatori, che operano e si arricchiscono non grazie alle Ong, ma per la scandalosa assenza di un canale legale per l’immigrazione in Europa. L’unico modo non ipocrita per lottare contro il traffico di esseri umani è riconoscere a tutti il diritto di spostarsi liberamente, come possono fare comodamente — in taxi, ma anche in treno e in aereo — i cittadini europei.


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