Negli scorsi giorni migliaia di persone sono scese nelle strade di Budapest per protestare contro questa decisione del governo.

Lo scorso mercoledì 4 aprile il Parlamento ungherese ha votato a favore di una legge che potrebbe portare alla chiusura della principale università straniera del Paese: la Central European University (CEU), fondata dal miliardario e filantropo ungherese George Soros. Il provvedimento è stato voluto dal premier Viktor Orban, che da tempo sta cercando di sradicare le varie istituzioni e ong fondate da Soros in Ungheria.

La norma approvata dal Parlamento prevede che le università straniere possano operare in Ungheria solo dopo aver firmato un accordo bilaterale col governo di Budapest. Un evidente trucco, visto che l’amministrazione federale degli Usa non ha la giurisdizione per concludere un accordo in una materia di competenza statale come questa. Inoltre la CEU per continuare a operare in Ungheria sarebbe costretta ad aprire una suo campus anche negli Stati Uniti e a cambiare il suo nome.

La CEU è un’università americana a tutti gli effetti, ma ha la sua sede a Budapest, in alcuni edifici situati vicino alla sponda nord del Danubio. Offre corsi di ottimo livello in lingua inglese ed è nota per il suo insegnamento in materie umanistiche come relazioni internazionali, storia e filosofia, ma anche economia e matematica. Attiva a Budapest dal 1991, conta circa 14.000 studenti, provenienti da 177 Paesi. Il suo rettore, Michael Ignatieff, ha respinto le accuse di Orban ricordando che la sua università ha sempre rispettato la legge e annunciando che ricorrerà contro la decisione contestandone l’incostituzionalità.

Negli scorsi giorni migliaia di persone sono scese nelle strade di Budapest per protestare contro questa decisione del governo. È già stata organizzata una campagna internazionale (con l’hashtag: #IStandWithCEU) per convincere il governo di Orban a rivedere la decisione. “Nel combattere per salvare la CEU stiamo combattendo per le libertà di tutte le istituzioni accademiche dell’Ungheria”, ha dichiarato Ignatieff. Gli Stati Uniti si sono già mobilitati, attraverso la loro ambasciata a Budapest, per criticare la norma proposta dal governo.

Ma Orban non li starà a sentire, determinato com’è a lottare contro colui che ritiene un potente oppositore politico. Da tempo l’attuale premier sta cercando di reprimere le organizzazioni sostenute direttamente o indirettamente dal magnete di stanza negli Stati Uniti. La settimana scorsa Orban aveva fatto velatamente riferimento a Soros, spesso molto critico nei suoi confronti, dicendo: “Nessuno in Ungheria può essere al di sopra della legge, anche se sei un miliardario”. L’addio della Ceu all’Ungheria sarebbe un grave danno per la cultura e per la reputazione del Paese Tanto più se dietro la decisione si intravede un chiaro tentativo di silenziare ogni forma di opposizione alla maggioranza di potere.

L’Unione europea intanto fa ben poco. Il Commissario europeo alla ricerca, Carlos Moedas, ha fatto una dichiarazione in sostegno della CEU, chiedendo alle autorità ungheresi di far marcia indietro “da qualsiasi decisione che possa limitare la libertà scientifica e accademica in Ungheria e danneggiare le relazioni di quest’ultima con gli altri Paesi dell’UE”. Ma nessuna risposta concreta è stata per ora adottata a Bruxelles. Tra gli Stati membri si alzano poche voci di protesta, tra queste quella del presidente della Germania, Frank-Walter Steinmeier, il quale ha chiesto al Parlamento europeo di difendere i diritti umani e civili in Ungheria, paese membro dell’Unione Europea.

Che la Turchia sia ormai diventata una vera e propria dittatura al confine con l’Unione europea è ormai chiaro a tutti. Molti meno sono al corrente di quanto sta succedendo nella vicina Ungheria. Nell’ex repubblica sovietica, il governo di Viktor Orban ha da tempo intrapreso la strada che porta all’autoritarismo. La legge contro la CEU è la più evidente di una serie di provvedimenti anti-liberali emanati dal governo, tristemente famoso per aver costruito un muro al confine con la Serbia per fermare i migranti che tentano di entrare nell’Ue.

Così l’Ungheria, membro dell’Ue a pieno titolo dal maggio 2004, vive oggi una parentesi molto buia della sua storia. Eppure gli altri Stati dell’UE per ora non hanno preso seri provvedimenti contro l’impostore Orban, nemmeno i Paesi fondatori.

Today is CEU, tomorrow it might be you” (Oggi tocca alla CEU, domani potrebbe toccare a te, ndr), era lo slogan di una manifestazione di sostegno all’università tenutasi negli scorsi giorni a Budapest — come per dire: siete avvisati.

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