Diaframma
Julia Coddington, Beach

Diaframma è la nostra rubrica–galleria di fotografia, fotogiornalismo e fotosintesi. Ogni settimana, una conversazione a quattr’occhi con un fotografo, e tutti i giorni una foto nuova su Instagram, per scoprire il loro portfolio. Questa settimana abbiamo parlato con Julia Coddington, di cui vi proponiamo una selezione delle foto realizzate nella piscina arroccata sulla spiaggia di Austinmer, Australia, sua città natale.


Julia Coddington, classe 1962, è una street photographer che ha fatto della sua città il luogo di maggiore sperimentazione in ambito fotografico. Sempre in viaggio, creativa, con idee fresche. Designer di professione, non si pone il problema di come potrebbe reinvetarsi domani.

Non conoscevo Julia prima di questa intervista, quindi, prima dell’intervista vera e propria, le ho chiesto alcune informazioni a bruciapelo così da poter capire quale taglio dare alle domande. Di seguito due delle domande in inglese che le ho mandato – i simboli me li sono trovati nella mail di risposta, non sono sicuro fossero stati inviati di proposito, ad ogni modo sono divertenti nella loro essenza un po’ stravagante.

Are you a professional photographer?
No, I’m not a professional photographer yet :) – but this is something I may move towards.
Age?
Old enough :) – born in the early 60s so I’ve seen quite a bit of life so far and plan to see much more!

Per questa settimana quindi vi proponiamo qualcosa di diverso per età (anagraficamente parlando, ma lo spirito intraprendente non è cambiato), posizione geografica e tema proposto.

Julia, innanzitutto, ci potresti dire qualcosa di te? Mi piacerebbe che ti raccontassi brevemente, prima di parlare delle tue fotografie.

Sono cresciuta nell’Australia selvaggia degli anni Sessanta e Settanta, all’interno della tenuta dei miei genitori, una grande fattoria. A quei tempi c’era grande vita sociale, la collettività era sempre partecipe e io mi divertivo con la mia Polaraid durante le feste. Restavo affascinata dalle persone in quei contesti, il loro perdersi e lasciarsi affascinare dal mondo e dalla vita.

In passato ho vissuto in Indonesia e in California, oltre ad altri numerosi viaggi che ho fatto in giro per il mondo nel corso della mia vita, sempre e comunque con la macchina fotografica in mano.

Di professione in realtà sono una designer: questo credo mi aiuti a comprendere cosa funziona meglio a livello visuale. Negli ultimi anni, quest’anno in particolare, mi sono avvicinata molto alla street photography. È una cosa effettivamente molto recente, ed è il motivo per cui mi sento piena di energia e passione!

Sono venuto a conoscenza del tuo lavoro tramite il profilo Instagram Woman in street: cosa ne pensi dei social media?

I social media possono creare dipendenza, io cerco di non prenderli troppo seriamente. Penso spesso a come poter sfruttare le potenzialità di questi strumenti per incrementare la visibilità come street photographer, donna. Ho iniziato da poco a usare Instagram in maniera professionale, e l’impressione è che il profilo e le mie fotografie stiano avendo un buon riscontro, questo per me è fantastico. Oltre a Instagram utilizzo Flickr che è ancora una buona piattaforma per i fotografi: permette di ricevere feedback e consigli utili da parte degli utenti.

Utilizzo gruppi Facebook che ospitano street photographer come me, tra i quali, per citarne alcuni, Street Photography in the world, APF Magazine e invece su Instagram appunto Woman in street che si dedica esclusivamente alle figure femminili.

Mi hai detto che non sei una fotografa professionista. Quale valore ha per te la fotografia?

Per me la fotografia è meditazione. Ci sono momenti in cui sono completamente coinvolta all’interno di quello che succede, mi riesco a isolare rispetto a tutto quanto, mi distacco dal resto del mondo. Non succede sempre, ma quando accade è il momento in cui scatto le fotografie più belle.

Il luogo in cui hai scattato le fotografie coincide con la città in cui vivi?

Vivo in un piccolo paese sulla costa meridionale, nel Nuovo Galles del Sud, a Austinmer. Molte spiagge australiane hanno una piscina arroccata sulle rocce e ce n’è una proprio nella mia via. Quindi sì, le fotografie di questa serie le ho scattate nello stesso luogo in cui vivo.

Lo sguardo è rivolto in maniera costante verso il mare, dove si staglia un cielo blu imponente. È su questo fondale che si trovano i tuoi soggetti, figure immobili in ordine rigoroso. Come mai questa volontà?

Mi piace raccontare la realtà per strati, usando il cielo blu e il mare come sfondo per ottenere un forte contrasto. L’orario che prediligo per scattare è durante il tardo pomeriggio, durante la cosiddetta golden hour  in un bel giorno di sole. Così facendo risaltano colori forti e contrastati, che a mia volta accentuo dandogli ancora maggiore vividezza. Le mie foto devono riuscire a essere rappresentative del luogo in cui vivo e della cultura australiana in riferimento alla spiaggia.

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Sono raffigurate persone di ogni età e alcuni animali. Cosa rappresenta per te questa spiaggia? Sembra un luogo molto intimo.

Persone di tutte le età, di differente estrazione socio-economica oltre che culturale, fanno uso della piscina e della spiaggia. È un luogo dove persone dalla comunità locale e non si trovano: ciò riflette la cultura predominante del paese in cui vivo. E sì, è un posto intimo, dove le persone sono esposte nella loro nudità, dove tutti sono uguali agli altri. Cultura e classe diventano irrilevanti. Chiunque si gusta questo posto speciale, e io adoro catturare questa energia. C’è un dinamismo fisico ma allo stesso tempo contemplativo.

Hai mai avuto l’occasione di esporre i tuoi lavori?

Non ancora, ma ho intenzione di organizzare presto una mostra all’interno del mio paese, dove queste foto hanno un significato profondo.

Come immagini il tuo futuro, ci hai detto che potresti considerare la strada della fotografia in termini professionali.

La fotografia sarà sicuramente nel mio futuro, in particolare la street photography e possibilmente la fotografia sociale di stampo documentario.

La serie sulla piscina è solo una parte del mio lavoro, ho anche altri progetti in testa e in particolare un lavoro che sto sviluppando. Di recente sono stata in Myanmar e in futuro vorrei migliorare il mio profilo come fotografa di strada.

Se mi fosse data la possibilità mi piacerebbe insegnare, tenere workshop ad Austinmer o a Sidney, con particolare riferimento alle donne.

— FIN —

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