Benvenuti a Eco 

la rassegna stampa settimanale dedicata a energia, ambiente, ecologia e sostenibilità.

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In questa puntata: Trump firma gli ordini esecutivi per tornare al carbone, l’India entra nell’International Energy Agency, El Salvador bandisce le miniere d’oro.

1. Alla fine è arrivato l’ordine esecutivo

Trump già in campagna elettorale aveva messo in chiaro la propria posizione riguardo energia—supporto all’industria petrolifera e carbonifera statunitense e mantenimento delle centrali nucleari, tra i cavalli da battaglia—ed ambiente—più volte abbiamo parlato della nomina di Scott Pruitt ad amministratore dell’EPA; qua la dichiarazione di quest’ultimo riguardo gli accordi di Parigi. Martedì è passato ai fatti, firmando un ordine esecutivo—qua illustrato in dettaglio—che dovrebbe smantellare gran parte dei provvedimenti adottati da Obama negli ultimi otto anni, in particolare quelli riguardanti il contrasto al cambiamento climatico—definito da Trump una “bufala”—come il Clean Power Act. Alcuni analisti hanno già messo in evidenza i punti deboli del piano, tra cui la promessa di riportare l’industria del carbone agli antichi fasti occupazionali—tant’è che fin il CEO della principale industria del carbone statunitense ha messo in guardia Trump dal farsi grandi aspettative a tal proposito. In arrivo, con l’ordine esecutivo, anche regole meno severe sul fracking. Che dire? Buona settimana!

2. Mezzo secolo di politiche ambientali negli Stati Uniti

L’ordine esecutivo di Trump è una buona occasione per passare in rassegna l’ultimo mezzo secolo di politiche ambientali negli Stati Uniti. Lo fa Robinson Meyer sull’Atlantic, partendo dai primi provvedimenti approvati da Nixon negli anni ‘70—dopo in realtà non è successo granché sul piano legislativo, e l’EPA si è sostanzialmente dovuta arrangiare da sé, tra una sentenza della Corte Suprema e l’altra

3. Via libera al TAP

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Martedì il Consiglio di Stato ha respinto gli appelli presentati dal Comune di Melendugno e dalla Regione Puglia nei confronti della sentenza del TAR riguardante la valutazione (positiva) di impatto ambientale (VIA) del Trans-Adriatic Pipeline (TAP), un gasdotto attualmente in costruzione che dovrebbe permettere l’afflusso di gas naturale dalla regione del Mar Caspio fino in Italia—giungendo, appunto, a Melendugno, in prossimità di San Foca—attraversando Grecia ed Albania. L’opera, in cantiere da anni, è considerata fortemente strategica per l’intera Unione Europea, e fa parte di quello definito dalla Commissione Europea “Southern Gas Corridor”—un insieme di gasdotti che dovrebbero diminuire la dipendenza dell’Europa dal gas russo, grazie a quello proveniente dal Mar Caspio e da altre regioni del Medio Oriente. Il progetto è stato fortemente osteggiato dai cittadini di San Foca, appoggiati dall’amministrazione locale e regionale preoccupati per le conseguenze ambientali—tra cui l’espianto momentaneo di duecento ulivi. Qui potete trovare un breve riassunto della vicenda TAP nel corso degli anni.

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4. La Cina fa la spesa

Sinopec, la principale compagnia statale cinese del settore Oil&Gas, ha acquisito il 75% di Chevron South Africa Limited, una società sussidiaria tramite cui Chevron opera in Sud Africa. L’acquisizione—dal valore di quasi 1 miliardo di dollari—è solo l’ultima di una lunga serie, ed è parte di una più ampia strategia di ampliamento e ramificazione all’estero, tramite cui la Cina sta cercando di venire incontro ad una crescente domanda interna di petrolio—seppur rallentata recentemente—e di espandere la propria influenza globale—sotto questo punto di vista le acquisizioni nel campo dell’energia sono fondamentali, poiché, oltre a probabili ritorni economici, garantiscono anche una notevole influenza politica. I paesi africani—da cui la Cina esporta quotidianamente 1.3 milioni di barili, quasi il 23% della propria domanda—come Nigeria, Sudan ed Angola, in particolare sono stati protagonisti dello shopping energetico, facilitato anche dalla tendenza cinese a non interferire negli affari interni di questi stati, contrariamente a quanto accade solitamente con l’intervento di paesi occidentali.

5. L’India farà parte dell’IEA

È ufficiale: l’India è il nuovo membro dell’IEA, l’International Energy Agency. Terzo consumatore mondiale di energia—e con una domanda in costante aumento, che nei prossimi venticinque anni dovrebbe più che raddoppiare—il Paese sta assumendo un ruolo sempre più importante sui mercati dell’energia. L’aumento dei consumi indiani, infatti, è inevitabile: secondo l’India Energy Outlook del 2015, nel paese risiede il 18% della popolazione mondiale, che, però, consuma solo il 6% dell’energia primaria mondiale; questa situazione dovrebbe durare ancora per poco, complice anche un’intensa urbanizzazione, che entro il 2040 dovrebbe portare a vivere in città più di 315 milioni di persone, facendo salire i consumi di energia alle stelle.

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6. El Salvador mette al bando le miniere

Il piccolo stato centroamericano è il primo al mondo a vietare l’estrazione di metalli (soprattutto oro) dal sottosuolo. La ragione? Proteggere le riserve idriche del paese, gravemente minacciate dalle esplorazioni minerarie e da pratiche agricole dannose: nel 2013, Oxfam stimava che il 90% delle acque di superficie salvadoregne fosse contaminato. La decisione segna una vittoria storica per gli attivisti che da anni si battevano per il divieto—sostenuto anche dalla Chiesa cattolica e da gran parte della società civile—e una prova di forza notevole contro gli interessi delle multinazionali che controllano l’attività estrattiva. Lo scorso ottobre, un organo arbitrale della Banca Mondiale aveva rifiutato le richieste di risarcimento di OceanaGold, colosso estrattivo canadese-australiano, a cui le autorità salvadoregne avevano negato la licenza per una miniera.

 


Eco è a cura di Giovanni Scomparin, Nicolò Florenzio e Tommaso Sansone.

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