Dare voce all’intelligenza artificiale è un problema politico

Dai bot che rappano come Kanye West all’assistente virtuale di Mark Zuckerberg con la voce di Morgan Freeman, scegliere che voce dare alle intelligenze artificiali muove problemi etici prima che commerciali.

Tutto è cominciato con una sfida all’interno del club di programmazione del suo liceo: i compagni di Robbie Barrat si chiedevano se un’intelligenza artificiale sarebbe mai stata in grado di eseguire un compito meglio di un essere umano.

Il giovane diciassettenne della West Virginia ha così impiegato sette giorni per creare un network neurale che fosse in grado di rappare basandosi sui testi di Kanye West.

Un risultato per niente malvagio, tenuto conto di tempi e mezzi a disposizione. La creazione di Barrat cavalca l’onda dello studio e lo sviluppo del conversational computing, sistemi informatici in grado di intrattenere conversazioni – più o meno sensate – con esseri umani. Negli ultimi anni queste tecnologie sono state adattate per scopi commerciali nell’ambito dei software di assistenza prodotti dalle tech company californiane — tra i più famosi Siri, Cortana e Alexa.

Le aziende si sono subito lanciate su ricerca e sviluppo nel campo dei bot e delle intelligenze artificiali, ma hanno optato per una presentazione al pubblico più lenta e meno invasiva, dato il delicato campo mediatico in cui si muove la questione del rapporto uomo-macchina. L’approccio più gettonato è, ovviamente, l’umorismo.

Alla fine del 2016 Mark Zuckerberg ha annunciato che Jarvis – l’assistente virtuale implementato nella sua casa – avrebbe preso la voce di Morgan Freeman, dopo una mozione popolare su Facebook (ah, com’è bella la democrazia). Attraverso un video sul social, Zuckerberg aveva provato a dimostrare l’efficacia del sistema, ma le aspettative di una diffusa fiducia nella tecnologia erano state disattese da un’operazione che aveva del pubblicitario più che del socio-culturale.

La questione rimane complessa e non basta il cannone spara-magliette di Mark Zuckerberg a ridurne la difficoltà. Se infatti il fondatore di Facebook può permettersi di adottare la voce di Morgan Freeman per il suo assistente virtuale, la scelta della voce per i sistemi di assistenza clienti può significare successo o fallimento commerciale per un particolare software.

Uno studio ha dimostrato che otto clienti su dieci tendono a evitare un’azienda se hanno avuto una cattiva esperienza con il loro IVR (interactive voice response) — in questo contesto uno dei fattori a muovere l’ago della bilancia è proprio la voce stessa del sistema. Per la maggior parte, le intelligenze artificiali sono affidate a voci femminili, poiché secondo la ricerca chiunque interagisca con il sistema si sente più a proprio agio con una controparte femminile rispetto ad una maschile. Se da una parte la scelta segue spontanee direzioni sociologiche, dall’altra sessismo e discriminazione sono due problemi da tenere sempre presenti quando si parla della diffusione di una persona su scala globale.

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Secondo Jason Mars, professore di informatica e ricercatore nel campo del conversational computing, “c’è una certa tendenza a conformarsi ai pregiudizi del mondo quando si cerca di creare un prodotto che sia un successo. Sarebbe interessante avere la voce di un afroamericano, ma allo stesso tempo non si vogliono creare attriti, prima bisogna vendere il prodotto”.

Lo stesso vale per una voce femminile, che sembra adatta a dei sistemi di supporto di base, ma non abbastanza per tecnologie più complesse. “Quando si parla di voci prive di involucro le probabilità di incontrare una voce femminile saranno leggermente più alte rispetto a trovarne una maschile, ma quando si parla di sistemi completamente umanoidi troveremo quasi sempre una voce maschile” spiega Kathleen Richardson, antropologa presso l’University College di Londra e autrice del libro An Anthropology of Robots and AI: Annihilation Anxiety and Machines — analisi antropologica e culturale della robotica contemporanea e dei suoi riflessi sulla società.

Affermare che è troppo prematuro porsi domande di questo genere è sbagliato: tali questioni andrebbero anticipate e non affrontate ex post. Lo sviluppo delle intelligenze artificiali e dei network neurali è appena iniziato, con molta probabilità altre problematiche di carattere etico e morale entreranno nel dibattito culturale, proprio per questo è bene iniziare a formare un proprio giudizio sulla tematica.

Nel frattempo, però, possiamo goderci una strofa di Kanye Bot:

They steal your whole sound, that’s a Real World Challenge
You an addict of cheating but I took the charge
Stop running up my money tall, height advantage
Ohhhhh, ohhhh; oh you too much to handle in one package


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