Il campo di Röszke, al confine tra Ungheria e Serbia, ha tutte le carte per diventare la Guantánamo d’Europa: un campo di prigionieri senza processo, con la nobile scusa di difendere il continente da potenziali terroristi.

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha deciso di violare apertamente le leggi comunitarie in materia di migrazioni “per difendersi dalla minaccia islamista.”

Così il Parlamento magiaro ha stabilito che tutti i migranti che arrivano su suolo ungherese, anche quelli che richiedono legittimamente asilo, saranno messi in detenzione in appositi campi costituiti da container, in queste ore in costruzione lungo il confine meridionale del Paese.

Il provvedimento di detenzione era già previsto prima del 2013 quando è stato sospeso per intervento dell’Unione Europea. Due anni dopo, all’inizio dell’estate del 2015, Orbán ordinò la costruzione della barriera di filo spinato e lame di rasoio al confine meridionale per blindare le frontiere ungheresi.

Il confine dell’Ungheria con Serbia e Croazia costituisce un punto delicato e strategico perché zona di confine dell’area Schengen. Dal 2015 l’Ungheria ha bloccato con un muro il tratto da cui fino a quel giorno erano entrati in Europa centinaia di migliaia di profughi.

La sospensione del provvedimento nel 2013, secondo Orbán, ha permesso l’ingresso in Europa di criminali e terroristi, e quindi tale sospensione è strettamente connessa alle stragi, da quella di Charlie Hebdo a quella di Berlino. Il primo ministro ungherese non sembra tener conto che nessuno dei terroristi coinvolti è entrato in Europa passando per la rotta balcanica — per Charlie Hebdo i fratelli Said e Cherif Kouachi erano jiadisti franco-algerini, per gli attentati di novembre 2015 Salah Abdeslam belga di origine marocchina, Amedy Coulibaly criminale francese originario del Mali, a Nizza Mohamed Lahouaiej-Bouhlel era cittadino nizzardo nato in Tunisia, per l’attentato di Berlino Anis Amri un tunisino arrivato a Lampedusa attraversando il mediterraneo.

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Tuttavia Orbán ha deciso di farsi paladino della sicurezza dell’Unione e della lotta al terrorismo, costruendo il campo di Röszke, che ha tutte le carte per diventare la Guantanamo d’Europa: un campo di prigionieri senza processo con la nobile scusa di difendere il continente da potenziali terroristi.

A inizio mese Orbán aveva dichiarato «Siamo in stato d’assedio. La tempesta migratoria non è finita, si è soltanto provvisoriamente calmata. Si tratta di un cavallo di Troia del terrorismo».

Orbán è uno dei più convinti sostenitori del rifiuto al dovere di ogni Paese dell’Unione di accogliere una quota degli immigrati salvati dalle acque del Mediterraneo. La ridistribuzione delle quote decisa dall’Ue a settembre 2015 era stata rifiutata dall’Ungheria con un referendum all’inizio dell’anno scorso. Ma il voto referendario si era rivelato un grave smacco politico di Orbán. Ma nonostante il fallimento, Orbán ha proceduto con provvedimenti anti immigrazione fino ad arrivare a votare la legge di inizio marzo.

Questa volta il Primo ministro ungherese ha riportato una vittoria schiacciante, con 138 sì, 22 astenuti e 6 contrari. Con l’approvazione di tale legge le domande di ammissione in Ungheria possono essere presentate solo nell’area di confine con la Serbia, dove il richiedente dovrà poi aspettare l’esito della procedura. In quell’area è iniziata la costruzione di container a schiera. Sono arrivati ieri, e a breve verrà inaugurato il campo di Röszke.

Orbán si dice “sotto assedio” ma in questi casi bisogna sempre dare uno sguardo ai numeri per rendersi conto della situazione.

Nel 2016, come riporta l’UNHCR, sono stati circa 30mila i migranti che hanno fatto richiesta di asilo in Ungheria, per poi proseguire quasi tutto per altre mete europee: solo 425 persone hanno ottenuto il permesso di restare.

Attualmente è in corso la realizzazione di una seconda barriera lungo un altro tratto della frontiera serba, chiamata “smart fence,” un muro all’avanguardia, dotato di telecamere, rilevatori termici e sorvegliato da speciali squadre di polizia.

Infatti, il governo ungherese ha deciso di dotarsi anche di addestrati “border hunter.” Da inizio anno, in neanche tre mesi, si sono presentate più di mille persone tra i 18 e i 55 anni volontariamente per intraprendere il percorso di addestramento a Brcs, sul confine croato. Durante l’allenamento imparano a sorvegliare la barriera di confine e monitorare gruppi numerosi di persone. Sono ben equipaggiati con tutto il necessario, dalle armi agli occhiali infrarossi, e lo stipendio offerto è di 220,000 fiorini (ovvero 713 euro) in un paese in cui uno stipendio base è di 161,000 fiorini.

Gli operatori di Medici Senza Frontiere (MSF) a Budapest hanno riferito che da gennaio 2016 a oggi sono stati ricoverati 106 rifugiati dopo aver subito violenze da parte della polizia ungherese.

La strategia politica di Orbán per arginare il flusso migratorio ha sollevato numerose polemiche e destato molta preoccupazione. Come ha detto Nils Muiznieks, Commissario del Consiglio europeo per i diritti umani, “privare automaticamente tutti i richiedenti asilo della loro libertà sarebbe una chiara violazione degli obblighi dell’Ungheria ai sensi della Convenzione europea sui diritti umani.”

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