Il gruppo Jews Voice for Peace chiede ai Radiohead di annullare il concerto a Tel Aviv per dare più visibilità alla causa palestinese.

Il mese scorso i Radiohead hanno annunciato un concerto a Tel Aviv previsto per il 19 luglio: sarebbe la quarta performance della band di Oxford in Israele in trent’anni di carriera, programmata per promuovere il loro nono album, A Moon Shaped Pool. Dopo l’annuncio i Radiohead sono stati apostrofati da molti sostenitori della questione palestinese, tra cui il Jewish Voice for Peace, gruppo fondato per favorire l’integrazione tra i due popoli, che si basa sui principi condivisi delle fedi ebraica e islamica, cioè la pace, la giustizia e l’eguaglianza.

Il JVP ha come obiettivo principale quello di combattere l’occupazione israeliana delle zone della Cisgiordania e della striscia di Gaza, e per questo motivo ha organizzato una petizione da sottoporre alla band. Presentata il 13 marzo su Change.org, la lettera invita Thom Yorke e compagni a cancellare la loro performance, così da dare più visibilità alla causa palestinese, spesso marginalizzata (o ignorata) da celebrità che si son sempre professate attive dal punto di vista sociale e politico.

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La petizione riporta in primo piano anche la richiesta del boicottaggio culturale, accademico ed economico di Israele, proposto nel 2005 dai palestinesi per spronare lo Stato ebraico a rispettare i termini e le condizioni stabilite dalle leggi internazionali. Alcuni artisti accolsero questa richiesta e si fecero portavoce della causa palestinese — per esempio Annie Lennox, Brian Eno e Roger Waters — ma molti altri la ignorarono, come i Rolling Stones, che si esibirono proprio a Tel Aviv nel 2014 davanti ad un pubblico di 50 mila persone.

Il giornalista di origini palestinesi Ali Al-Arian, grande fan della band, in un breve video di accompagnamento alla petizione intitolato #DearThom racconta la condizione del proprio popolo, confinato in regioni sempre più ristrette, i cui villaggi spesso vengono rasi al suolo per creare nuovi centri abitati dai coloni o parchi come il Park Hayarkon, in cui i Radiohead pianificano di esibirsi.

Nel video viene anche sottolineato come molte celebrità e giornalisti, ma anche cittadini israeliani, dopo essersi dichiarati contrari all’oppressione della popolazione palestinese e allo stato di fatto di apartheid in cui si trova, siano diventati vittime di pesanti critiche, nel tentativo di far passare il loro antisionismo per antisemitismo. Per paura di essere criticati e allontanati a loro volta, molti artisti hanno preferito non esprimersi, decidendo di portare avanti cause più “fashion” che non comportassero eccessivi risvolti negativi.

Proprio Thom Yorke viene criticato per questo motivo: durante molti suoi concerti si è espresso a favore della causa della popolazione tibetana, mostrandone la bandiera, esposta davanti al piano o al dj-set. Ma sulla questione palestinese il suo silenzio è pressoché assoluto. Avendo egli stesso sottolineato più volte come il suo impegno artistico fosse imprescindibilmente legato a quello politico, i suoi fan palestinesi si sarebbero aspettati una maggiore solidarietà.

I Radiohead e la loro etichetta discografica, la XL Records, non hanno ancora rilasciato dichiarazioni in seguito al lancio della petizione e in molti, oltre ad Ali Al-Arian, attendono ancora una risposta alla domanda: Thom, which side of history will you be on?

 

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