Secondo un nuovo report dell’Unicef, il 2016 è stato l’anno peggiore per gli abusi subiti dai bambini siriani.

Esattamente sei anni fa cominciava la guerra civile in Siria — il conflitto più sanguinoso di questo secolo, di cui ancora non si vede di preciso la fine e che vanta molti tristi primati per numero di vittime, sfollati e crimini di guerra.

Il 13 marzo l’Unicef ha reso pubblico un nuovo report sulla condizione dei bambini siriani, intitolato molto chiaramente Hitting the rock bottom, che potrebbe essere tradotto come “Toccando il fondo.” Secondo l’Unicef, il 2016 stato in assoluto l’anno peggiore per i bambini della Siria, che hanno subito abusi se possibile peggiori rispetto a quelli degli anni scorsi.

Per esempio, l’impiego di bambini soldato è stato di tre volte maggiore rispetto al 2015, con 850 bambini sicuramente arruolati e costretti a combattere. È importante notare che l’Unicef riporta solo i dati certi: bisogna immaginare che le cifre reali siano senza dubbio superiori. Anche il numero di bambini uccisi, certificati a 652 per il 2016, è per stessa ammissione dell’Unicef un dato al ribasso — che comunque significa quasi due bambini morti al giorno.

“Quando è cominciata la guerra? Quando un aereo militare è volato sopra la nostra casa e i bambini si sono fatti la pipì addosso.” Azione contro la fame, una ONG impegnata nella lotta alle crisi alimentari, che in questa guerra sono stati spesso gravissime, ha raccolto testimonianze tra alcuni profughi siriani in occasione del sesto anniversario del conflitto. Come quella di Ibrahim, un tassista che prima della guerra abitava nelle vicinanze di Homs.

“Non abbiamo avuto altra scelta che fuggire via. Siamo partiti per il Libano e, mentre passavamo per Homs, abbiamo visto decine di morti sparsi per le strade. I miei figli guardavano fuori dalla finestra e chiedevano senza sosta: Perché nessuno li sveglia? Finora non siamo stati in grado di rispondergli.”

Secondo il report dell’Unicef, il 70% dei bambini siriani soffre di disturbo post traumatico da stress, con un’ampia varietà di sintomi che vanno dalla perdita della parola e aggressività fino a incontinenza durante il sonno e abuso di sostanze.

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Sembra inoltre che circa sei milioni di bambini dipendano in modo diretto dagli aiuti umanitari forniti dalle varie organizzazioni sovranazionali e ONG. Molti di questi giovani risiedono oltre il confine siriano, nei campi profughi dove hanno trovato rifugio insieme alle loro famiglie — soprattutto in Turchia e in Libano, che secondo dati UNHCR ospitano insieme circa quattro milioni di rifugiati siriani.

“Temo che avremo lo stesso destino dei palestinesi e passeremo la nostra vita nell’attesa di tornare in Siria,” ha confidato ad Azione contro la fame Ibrahim. “Ho paura del domani. Ho paura per il futuro dei miei figli. Che cosa accadrà se il Libano ci caccia fuori? Dove possiamo andare?”

Molti dei bambini nella situazione dei figli di Ibrahim, ad esempio, sono costretti a lavorare — spesso in condizioni che sarebbero proibitive anche per un adulto. Secondo l’Unicef, in Libano alcuni giovani sfollati possono lavorare anche dieci ore al giorno, ad esempio come venditori ambulanti, o semplicemente come mendicanti: nei molti casi in cui i genitori sono venuti a mancare o sono impossibilitati a lavorare, tocca a loro portare a casa il pane.

Foto di Lys Arango per Azione contro la Fame. Campo rifugiati di Zahle, Libano.

Questa situazione è in realtà nota da molti anni — ad esempio nel caso delle fabbriche tessili in Turchia — ma è stata tacitamente tollerata in quanto, almeno, in questo modo le famiglie di rifugiati possono contare su un reddito, per quanto minimo e di provenienza illecita. Per i bambini che ancora non sono fuggiti dalla Siria, il lavoro tocca a ben due su tre. Una delle conseguenze più immediate di questo sfruttamento, oltre alla gravità del fatto in sé, è che, lavorando, i bambini non possono andare a scuola. Molti bambini siriani, nati poco prima o durante la guerra, non sanno nemmeno leggere e scrivere.

Secondo l’Unicef, sono anche stati registrati casi di abusi sessuali su minori, oltre a casi estremi di abusi su bambine perpetrati da bambini soldato. Sia in Siria che nei campi profughi tra Turchia e Libano sono in aumento i matrimoni precoci, spesso combinati dalle famiglie, spinte soprattutto dalla speranza di una maggiore sicurezza giuridica o economica.

“Mia figlia ha 14 anni ed entro 10 giorni è previsto il suo matrimonio con un altro rifugiato,” dichiara Shamsa, una donna di 40 anni sfollata in Libano oramai da 4. “I proprietari terrieri preferiscono assumere donne o bambini perché li possono pagare meno degli uomini. Mio marito ha provato a lavorare come tassista, ma non riusciva a trovare alcun lavoro, e mio figlio lavora in un’autofficina per 5 dollari al giorno.”

I bambini rifugiati, secondo l’Unicef, sono più di due milioni e mezzo, di cui 1,4 residente nella sola Turchia. I quali, pur restando in condizioni disperate, hanno condizioni di vita pur sempre migliori dei 300.000 che vivono sotto assedio in Siria.

 

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