La legge prevede, oltre alla depenalizzazione, anche una particolare attenzione all’aspetto educativo del consumo di cannabis.

Con una votazione, il Governo israeliano ha depenalizzato l’uso ricreativo di marijuana nel paese — il consumo in pubblico non sarà più punito con l’ incarcerazione, ma sarà sostituito con una multa di circa 270 dollari. La vendita e la coltivazione rimarranno reati penali.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Da un lato il paese si sta aprendo al futuro, dall’altra comprende i pericoli che questa scelta comporta, cercheremo quindi di bilanciare i due aspetti.”

La legge – che deve essere ancora approvata dal parlamento – prevede, oltre alla depenalizzazione, anche una particolare attenzione all’aspetto educativo del consumo di cannabis. Come ha spiegato al quotidiano israeliano Haaretz il ministro alla pubblica sicurezza Gilad Erdan, “l’approvazione del governo è un passo importante verso l’implementazione di una nuova politica, rivolta più all’informazione pubblica e alle cure piuttosto che all’aspetto penale.”

La politica di apertura del governo serve anche da risposta ai dati sul consumo di marijuana nel paese: secondo lo United Nations Office on Drugs and Crime, più del nove per cento della popolazione ne fa uso e quasi 25,000 persone hanno ricette per uso medico. Negli ultimi anni Israele è diventato l’avamposto per la ricerca medica legata ai cannabinoidi: start up e aziende private americane si sono trasferite nel paese alla ricerca di un clima politico più permissivo e meno costretto normativamente. Le politiche di legalizzazione e depenalizzazione dei paesi di tutto il mondo stanno infatti rapidamente influenzando il settore, che, si prevede, raggiungerà un valore di 140 miliardi entro il 2020.

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Con 29 stati in cui l’uso medico o ricreativo della cannabis è stato legalizzato, gli Stati Uniti rimangono comunque il traino mediatico per l’approccio alla marijuana, ma la nuova presidenza di Trump ha già fatto intuire che non seguirà l’atteggiamento permissivo di Obama. A febbraio il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha attaccato l’uso ricreativo della marijuana, collegandolo alla crisi degli oppioidi negli Stati Uniti (che in realtà non ha niente a che vedere con la cannabis, e tutto a che fare con gli antidolorifici) — mentre il procuratore generale Jeff Sessions ha dichiarato che “la vera violenza può essere attribuita agli alti livelli di THC nella marijuana,” minacciando in seguito un rafforzamento delle leggi federali contro l’uso di cannabinoidi.

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Questo evidente veto politico (che però non si è ancora manifestato nell’atto legislativo) potrebbe penalizzare l’economia statunitense di settore e favorire paesi come Israele che invece si sono dimostrati aperti alla sperimentazione e alla ricerca.

Al lato economico si accompagnano i risvolti sociali legati alla liberalizzazione del consumo di marijuana, i cui dati parlano da soli. In Israele, rispetto ad una popolazione di 8 milioni e mezzo di abitanti, nel 2015 sono stati solo 188 gli arresti per uso ricreativo — in America, secondo un report di Human Rights Watch, si verifica un arresto per droga ogni 25 secondi.

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