Berta Isabel Cáceres Flores era un’attivista honduregna, celebrata a livello internazionale per aver bloccato la costruzione della diga Agua Zarca, che avrebbe interrotto il Río Gualcarque, strettamente necessario per la sopravvivenza delle popolazioni locali.

Cáceres è stata assassinata a casa propria lo scorso 3 marzo 2016, dopo anni di minacce. Era nella lista delle persone in pericolo di vita durante il colpo di stato in Honduras, e dall’inizio delle campagne contro la costruzione della diga sul Galcarque era stata piú volte attaccata dalla polizia.

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Cáceres sapeva di essere davvero in pericolo: in una dichiarazione per Al Jazeera del dicembre 2013 diceva, “L’esercito ha una lista di 18 attivisti con ordine di ucciderli, e io sono in cima. Voglio vivere, ci sono così tante cose che voglio ancora fare a questo mondo, ma non ho mai considerato la possibilità di smettere di combattere per il mio territorio, per vivere con dignità, perché la nostra è una lotta legittima. Faccio grande attenzione, ma in questo paese di assoluta impunità sono vulnerabile… quando vorranno uccidermi, lo faranno.”

Come misura punitiva precauzionale, due settimane dopo la morte dell’attivista gran parte della comunità internazionale avrebbe sospeso il proprio supporto per la diga, con i finanziatori europei in testa, un atto in ritardo di anni, dopo la distruzione sistematica dei raccolti del popolo Lenca — di cui Cáceres era leader de facto — e gli innumerabili gravi casi di estrema violenza.

Secondo un report pubblicato dalla ONG Global Witness, l’Honduras è il paese piú pericoloso al mondo per attivisti ambientali, con 120 morti negli ultimi sette anni. Otto persone sono state arrestate per l’assassinio di Cáceres, ma quel poco che è emerso sulle circostanze del suo omicidio è stato scoperto grazie alle indagini del Guardian: il governo addirittura aveva cercato di mascherare l’esecuzione come omicidio passionale da parte di un altro attivista — come messo in luce anche da Amnesty International pochi giorni fa.

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Ieri, poco meno di un anno dopo l’omicidio, nuovi documenti ottenuti dal Guardian raccontano la collusione tra Honduras e spionaggio statunitense per uccidere Cáceres, che stava disturbando interessi troppo grossi per il proprio bene.

Tra gli otto uomini arrestati, infatti, tre sono soldati, di cui uno ancora in servizio. I documenti ottenuti dal Guardian rivelano che i due ufficiali non piú in carica, Maj Mariano Díaz e Douglas Giovanny Bustillo fossero entrambi stati addestrati negli Stati Uniti, e che Bustillo fosse rimasto in contatto con Díaz anche dopo essersi ritirato dall’arma. Il terzo militare, il sergente Henry Javier Hermández, era un cecchino delle forze speciali, diretto sottoposto di Díaz, ed è l’unico ad aver testimoniato: ha confessato di aver partecipato all’omicidio.

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Bustillo e Hermández hanno visitato i dintorni della casa di Cáceres piú volte nelle settimane precedenti alla sua esecuzione.

I tre uomini avrebbero poi coordinato i lavori di quattro civili assunti come esecutori dell’omicidio: secondo ricostruzioni del Guardian, dei sette almeno quattro erano fisicamente presenti nella comunità fuori da La Esperanza dove Cáceres risiedeva.

Lo stato dell’Honduras, malgrado i regolari omicidi praticati dalla polizia, è pienamente supportato dagli Stati Uniti, con cui l’anno scorso ha firmato un accordo di assistenza per militari e polizia da 18 milioni di dollari. Secondo la fonte del Guardian, che un omicidio di questo genere sia stato portato a termine senza l’approvazione dei più alti comandi militari sarebbe “inconcepibile.”

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