Ogni anno la rivista di analisi aziendale Fast Company stila una classifica delle società più promettenti. Quest’anno nella categoria media è apparso il nome di Radiotopia, network di podcasting attivo a partire dal 2013.

Ogni anno la rivista di analisi aziendale Fast Company stila una classifica delle società più promettenti, individuando le motivazioni che hanno reso le specifiche aziende i baluardi dell’innovazione nei rispettivi settori. Quest’anno nella categoria media – insieme a grandi nomi come Washington Post, BuzzFeed e Vox – è apparso il nome di Radiotopia, network di podcasting attivo a partire dal 2013.

Per chi fosse un assiduo consumatore di podcast (e in Italia non ce ne sono molti) la notizia non desterà troppa sorpresa, mentre chi non ha particolare dimestichezza con il formato si starà chiedendo cosa ci faccia una azienda tutto sommato anonima tra i big dell’informazione. La risposta è molto semplice: siamo entrati nella golden age dei podcast e qualcuno dall’altra parte dell’Oceano sta sfruttando quest’onda informatica per rivoluzionare il racconto radiofonico.

Nel 2012 il podcast 99% Invisible, dedicato al mondo del design, diventa il primo progetto su Kickstarter a doppiare il proprio obiettivo e a raccogliere 170,000 mila dollari nella categoria giornalismo. “Voglio esplorare l’idea di cosa può essere un programma radio, come dovrebbe essere distribuito e come potrebbe autoalimentarsi” dichiara il suo creatore Roman Mars.

Un anno dopo Roman Mars è tra i fondatori di Radiotopia, un network radiofonico che in tre anni è passato da sei podcast a diciassette, con più di 20 milioni di download mensili. Questi dati sono in linea con due fattori essenziali per la diffusione del formato audio: l’abbassamento dei costi per smartphone e l’ovvio aumento dell’uso del mobile per la fruizione dei contenuti online. Secondo una ricerca della Edison Research infatti, mentre nel 2013 gli ascolti provenivano per il 64% da computer e per il 34% da smartphone o tablet, nel giro di un solo anno questi dati sono stati ribaltati, portando il 51% degli ascoltatori a preferire gli smartphone e il 46% i computer.

La maggiore semplicità di fruizione ha avuto come conseguenza un altro fattore chiave di ogni sistema di intrattenimento: il modello di business. Con una audience in rapida espansione, i produttori hanno deciso di uscire da un circuito ristretto e iniziare a cercare investimenti che rendessero le produzioni dei podcast competitivi rispetto a televisione, radio e giornali.

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L’ascesa del podcast come nuova forma di dialogo mediatico è allo stesso tempo la conferma che un prodotto non deve scendere a compromessi sui contenuti per poter accedere ai canali mainstream — ma che anzi il livello della produzione, in un contesto sovraccarico di informazioni come quello odierno, spesso è l’unico valido distinguo.

Non deve dunque sorprendere il successo di realtà come Radiotopia, Gimlet Media e molti altri network dedicati alla produzione di podcast. Alla fine pensateci un attimo: quanto tempo passate al giorno con le cuffie? Forse abbiamo bisogno di qualcuno che ci racconti storie, invece che imporci delle verità.

— FIN —

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