Tutti i mattoni sono incisi con il nome del “patriota” che l’ha pagato, o con quello della persona a cui è in memoria, e con la scritta in caps lock “Costruiamo il muro.”

Al di fuori di tante analisi del voto che si sono susseguite nelle settimane successive alla vittoria — per lo meno collegiale — di Trump, qui dall’Europa come tutto questo sia possibile è veramente difficile da comprendere. Ma chi l’ha votato questo? è una domanda che è inevitabile farsi, ad ogni gaffe, ad ogni scandalo, ad ogni balla detta davanti a novemila persone.

I suprematisti bianchi. I complottisti che vivono nel proprio RV. Wall Street. Sono tutte risposte corrette, spesso illuminanti, ma parziali. Sono spesso anche figure così aliene allo scenario italiano, europeo, che facciamo fatica perfino a immaginarle: sono tutti come i leghisti? Come i vecchi berlusconiani esaltati?

Non sono tutti così, ma abbiamo trovato i nostri preferiti: sono i Motociclisti per Trump, un gruppo di attivisti di estrema destra che si finanzia nel modo più creativo e orribile e bellissimo del mondo — vendono mattoni, a 60 dollari l’uno.

Gruppazzo di motociclisti razzisti, sessisti e reazionari — il gruppo, tangenzialmente orbitante attorno agli ambienti Tea Party, nasce durante la scorsa campagna elettorale come Breaking Obama.

Inizia organizzato come una specie di club — una cosa inesistente da noi, a proposito, ma abbastanza diffusa negli Stati Uniti: si pagava 10 dollari e ti davano una tesserina di “Odiatore di Obama ufficiale,” numerata e plastificata. Negli anni i Breaking Obama si sono espansi e — dicono, perché la pagina che citano ora risulta cancellata da Facebook, chissà cosa hanno mai fatto 👀 — hanno raggiunto fino a mezzo milione di persone tra Facebook e Twitter, ma senza mai riuscire a trasformare il proprio circolo in qualcosa che non fosse puro attivismo.

È amore, spirito imprenditoriale, o forse truffaldino quello che travolge i nostro motociclisti razzisti quando Trump scende in campo. L’idea è semplice: portiamoci avanti e iniziamo a costruire il muro prima che inizi lo Stato, non per mancanza di fiducia per la bravura di Trump — ma per dargli una mano.

I camerata redneck possono contribuire alla costruzione del muretto della casa del tizio con un mattone per soli 60 dollari — oppure 70 se lo vogliono con l’incisione per loro, ma allora quale sarebbe il senso? No, l’unica alternativa è il pacchetto per due mattoni, così uno finisce sul muro col Messico e uno si più appendere in casa propria.

Tutti i mattoni sono incisi con il nome del patriota che l’ha pagato, o con quello della persona a cui è in memoria, e con la scritta in caps lock “Costruiamo il muro.”

Ovviamente questi mattoni non andranno mai al muro vero di Donald Trump — che non sarà nemmeno un muro di mattoni — ma i tipi di Border Wall Brick non scrivono da nessuna parte che andrà su quel muro, ma solo su “that wall,” e perché no, può essere benissimo un muro nel giardino riarso del loro meccanico nel Texas profondo.

— FIN —

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