Sono state annunciate oggi le materie che gli studenti dell’ultimo anno di liceo dovranno affrontare in maturità. Ma come si può gestire l’insegnamento al tempo di smartphone ed enciclopedie online?

Nell’era del web 4.0 e del definitivo sorpasso delle connessioni mobile alla rete l’insegnamento nozionistico della scuola italiana ha perso di valore.

Senza ipocrisie, chi non ha copiato quando era al liceo? Chi scrive ha avuto la fortuna – o sfortuna, a seconda di come la si guardi – di finire le scuole dell’obbligo appena prima dell’avvento degli smartphone. Parliamo di un’era in cui copiare era qualcosa di profondamente analogico: bisognava perdere un sacco di tempo a ricopiare gli appunti sui bigliettini (con la mamma che giustamente chiedeva se non fosse meglio dedicarsi a studiare anziché elaborare complessi bigini), occorreva nasconderli con sagacia, all’interno di maniche di felpe o nei calzini e bisognava guardarli molte volte per trovare la risposta corretta alla domanda. Quasi romantico.

Oggi invece, grazie ai sempre più raffinati motori di ricerca, basta digitare “Conseguenze della pace di Augusta del 1555” per ottenere una sfilza pressoché infinita di suggerimenti per portare a casa un’altra bella sufficienza in storia. Certo, copiare resta sempre un’attività da artisti del maquillage, eppure è evidente che manchi quel sapore antico che c’era prima, quando ti attanagliavano i dubbi se avessi inserito tutte le risposte più probabili nei pochi centimetri di carta che ti potevi nascondere senza far nascere sospetti sulle tue reali conoscenze della chimica organica.

[Attenzione] Qui non si sta certo dicendo che copiare sia un’operazione corretta o in qualche modo da tutelare, ma soltanto ricordare di come un tempo ‘fare i bigliettini’ equivalesse almeno ad un ripasso generale sulla materia. Quell’azione del ricopiare che grazie alle potenzialità del cervello finiva per essere un valore aggiunto della conoscenza. In una scuola italiana votata al nozionismo, era una sorta di passaggio obbligato che portava spesso ottimi – o almeno decenti – risultati.

Sta tutto qui: un tempo si poteva anche accettare che l’insegnamento e le verifiche vertessero soltanto sulle nozioni, dato che il rapporto tra studente e testo non era facilmente aggirabile. Oggi, con la diffusione degli smartphone a tutti i livelli della scuola di secondo grado, viene abbastanza normale chiedersi se non sia arrivato il momento di un generale ripensamento sul sistema di insegnamento della scuola italiana.

Quando la verifica diventa una semplice indagine per scoprire se uno studente conosca o meno la capitale del Madagascar o di quanti Canti sia composto il Purgatorio, la facilità con cui si può ricorrere all’enciclopedia del Web rade al suolo qualunque valutazione di merito.

Pensare una scuola nuova, in cui si richieda sempre di più agli studenti il ricorso al ragionamento logico, potrebbe essere la chiave di volta di una riforma scolastica mai necessaria come ora.

Inculcare nella testa degli studenti tante nozioni che verranno dimenticate poco dopo si è dimostrato fin troppo controproducente. Si sono allevate generazioni di ragazzi il cui unico modo per trovare una risposta sia conoscerla o cercarla su internet, e non utilizzare il cervello (questo sconosciuto) e arrivarci per ragionamenti logici. Con le possibilità del Web in tasca, è normale chiedersi se il sistema non abbia dimostrato tutta la sua obsolescenza, la risposta sta su Wikipedia.

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