Sette giorni fa il mondo celebrava o rabbrividiva mentre Donald Trump giurava durante la propria inaugurazione da presidente — davanti ad una folla oceanica o quattro gatti, in base a quale verità voi aderiate.

È stata una settimana densissima, e non è un caso: il ritmo incessante permette di creare per i propri supporter una narrativa di grande efficienza — se si è disposti a ignorare la totale mancanza di decenza umana che funge da vero trait d’union della nuova presidenza, e impedisce a stampa e pubblico di dedicare il tempo necessario ad analizzare ogni misura promossa dalla nuova amministrazione. È un’operazione di normalizzazione, atta ad alienare il pubblico e snervare l’opposizione.

Abbiamo cercato di fare un breve riassunto, in quello che ci sembra ordine di importanza.

  • Immigrazione
    • Venerdì Trump ha annunciato una profonda ristrutturazione per le politiche di accoglienza del paese: l’amministrazione ha di fatto messo al bando immigrati da 7 paesi a maggioranza musulmana, almeno per i prossimi 90 giorni.
    • Inoltre, sono sospese le ammissioni di tutti i rifugiati per 120 giorni, con l’eccezione di rifugiati di religione cristiana — perché la normativa non ha niente a che fare con la sicurezza, ma è principalmente dettata da odio razziale.
    • L’ammissione di rifugiati siriani è sospesa a tempo indeterminato.
    • Mercoledì l’amministrazione ha pubblicato due ordini esecutivi: per l’inizio della costruzione del muro e per il blocco di finanziamento alle “sanctuary city” — le città che decidono di ignorare le leggi federali e proteggere sans–papier. Al loro interno, sono presenti anche dozzine di altri punti viziosi — prevede la deportazione per chiunque abbia compiuto qualsiasi tipo di atto criminale, compreso l’uso di documenti falsificati o altrui per ottenere un lavoro, situazione inevitabile per chiunque lavori senza documenti, e permetterà ai funzionari degli uffici dell’immigrazione di attivare processo di deportazione per chiunque, a loro totale discrezione.
    • In un atto da perfetta macchina di propaganda fascista, nel secondo decreto prevede la pubblicazione settimanale di una lista di tutti i crimini compiuti da immigrati all’interno degli Stati Uniti.
    • È una norma criminale, che deforma completamente la realtà privando il pubblico di un metro di giudizio generale. Sembra una norma uscita dalla Casa bianca di Breitbart, il giornale di estrema destra da cui Trump ha pescato numerosi consiglieri — che da sempre ha una sezione dedicata al “crimine nero.”
    • L’annuncio della costruzione del muro, anch’essa presente in uno degli ordini esecutivi del 25 gennaio, è invece per ora incredibilmente generica: non è chiaro da dover spunterà il budget, come “farlo pagare al Messico,” e che tempistiche sono promesse. Insomma: è una promessa — o meglio, una minaccia — ma questa volta firmata, “la Casa bianca.”
    • La minaccia è bastata tuttavia a iniziare l’inevitabile crisi di rapporti con il Messico — Pena Nieto, il presidente del paese, ha immediatamente cancellato la propria visita negli Stati Uniti, ma Trump sembra inammovibile — anche se la sua minaccia di una tassa sull’import messicano del 20% ricadrebbe quasi interamente sul pubblico statunitense — seppur danneggiando gravemente il mercato messicano.

  • Diritti delle donne
    • Primissimo pensiero dei repubblicani di Trump è stato quello di punire le donne di tutto il mondo, colpevoli di essere donne, reistituendo la Mexico City Policy. Nelle ore successive la stampa internazionale ha minimizzato sulla questione — spiegando come sia un rito di passaggio da amministrazioni democratiche a repubblicane, che evidentemente hanno fretta di uccidere donne in paesi in via di sviluppo.
    • In realtà, la norma firmata da Trump è molto più espansiva di qualsiasi precedente versione del testo, prevedendo il taglio dei fondi non solo a agenzie che si occupino di genitorialità programmata, ma verso ogni organizzazione medica che offra tra i propri servizi anche il controllo delle nascite.
    • Contemporaneamente, nel contesto della ristrutturazione del budget pubblico — dai posti statali al budget per Medicaid, l’assistenza minima per i non assicurati, la Camera ha approvato il 24 gennaio un atto firmato da Chris Smith che impedisce l’uso di fondi federali — il titolo della legge li chiama in maniera populista “taxpayer funding” per l’aborto.
    • L’approvazione lampo non è purtroppo sorprendente, ma è certamente una risposta scioccante alla gigantesca marcia delle donne che si era appena conclusa.

  • Politica estera
    • Alla propria prima alba da presidente, Trump ha ritirato gli Stati Uniti dal TPP, il trattato commerciale trans-pacifico che, in concerto con il TTIP, avrebbe creato sostanzialmente un unico libero mercato per tutto il primo mondo: garantendo agli Stati Uniti l’occasione di distruggere a proprio vantaggio interi segmenti del mercato asiatico (e nel caso del TTIP, europeo). Trump sostiene la norma avrebbe gravemente messo in pericolo posti di lavoro in patria.

  • Cultura e scienza
    • In attesa di concludere il lavoro sulle nomine — fronte su cui l’amministrazione è ancora abbastanza indietro, perché non è facile trovare persone così crudeli, evidentemente — l’amministrazione ha congelato i canali di comunicazione di tutte le principali agenzie scientifiche statali, dall’EPA, per la protezione ambientale, alla CDC, per il controllo delle malattie, passando per l’USDA, l’authority in materia di agricoltura — che chissà cosa ha fatto a Trump, l’agricoltura.
    • Insieme al temporaneo bavaglio, l’amministrazione si sta muovendo per pretendere che ogni studio prodotto sotto l’ala dello stato debba essere approvato da un comitato politico — per garantire che i dati scientifici non turbino troppo la realtà decisa a prescindere, dal governo. (Tutto normale, eh)

L’amministrazione ha nominato nuovo presidente della FCC Ajit Pai che ha immediatamente annunciato con una lettera che la sua prima priorità sarà smontare le norme di neutralità della rete, che impediscono — seppur con incostante fortuna — eccessivi abusi da parte delle grandi aziende di telefonia, e garantisce un mercato equo per tutti i lavoratori che operano sul web.


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