L’incontro a Ginevra per l’unificazione di Cipro si è concluso dopo solo un giorno, ma non è necessariamente un cattivo segno.

“Abbiamo di fronte così tanti disastri, e abbiamo davvero bisogno di un simbolo di speranza. Credo davvero che Cipro possa essere il simbolo di speranza di inizio 2017,” Il nuovo Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha annunciato così l’apertura delle trattative per la riunificazione di Cipro — l’isola è al centro di una contesa asperrima da decenni e separata dal 1974. In quell’anno la Turchia rispose con un’invasione militare al colpo di stato ordito dal regime dei colonnelli greci, che miravano ad annettere l’isola, organizzato dall’organizzazione paramilitare greco-cipriota EOKA-B. Da allora, la parte nord dell’isola è occupata da uno Stato turco de facto, mai riconosciuto dalla comunità internazionale, Turchia a parte.

 

Non è mai nemmeno stato definito formalmente un confine, tra i due stati, separati da una sottilissima striscia di territori gestiti dalle Nazioni Unite — e a complicare la situazione sull’isola sono presenti anche basi navali britanniche di Akrotiri e Dhekelia.

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È stata proprio la volontà sia turca che greca di disegnare per la prima volta un confine formale che ha dato all’ONU di Guterres speranza. Tuttavia la questione del confine è molto delicata in patria e si è presa una decisione per così dire cinematografica: si è deciso di chiudere le cartine proposte dalle due parti dentro una cassaforte, in modo che nessuno le scopra mai.

L’accordo raggiunto prevede l’attivazione di un gruppo di lavoro, costituito da rappresentanti di Grecia, Turchia e Regno Unito, che si ritroveranno il 18 gennaio per affrontare tutti gli snodi piú problematici dell’accordo. In particolare bisognerà capire come organizzare i territori dei turco-ciprioti, e come sostituire le attuali forze — tecnicamente occupanti — di Grecia, Turchia, e Regno Unito.

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L’obiettivo è di arrivare ad un accordo di pace da poter presentare a entrambe le cittadinanze come referendum — ma le domande in sospeso sono ancora tantissime e complesse, in particolare riguardo a come codificare la presenza dell’esercito turco. A Cipro sono presenti 30 mila soldati dell’esercito di Erdogan. Per i greco-ciprioti sono una forza di occupazione, ma come si può garantire altrimenti la sicurezza dei cittadini di etnia turca dopo tensioni lunghe quarant’anni?

La volontà di pace sembra essere genuina, però: dopo l’incontro di mercoledì e l’apertura del dibattito, il meeting si è concluso dopo solo un giorno di trattative, non per continue e incolmabili incomprensioni — pochi incontri sono stati blitz piú rapidi di questo, viene in mente forse solo il tentativo di accordi di pace in Siria condotto tragicamente da Staffan De Mistura.

L’incontro ha ufficializzato che entrambe le parti sono interessate ad una soluzione che superi i due attuali stati che dividono il Paese — quali modelli di rappresentanza si troveranno per la popolazione turco-cipriota, il 18% e quale soluzione si troverà per le basi inglesi, lo scopriremo nelle prossime settimane, se gli accordi proseguiranno con successo.

— FIN —

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