Per capire come si è arrivati a un salto di quasi 40 metri alla velocità di 100 km orari, è bene fare una piccola digressione cronologica sull’evoluzione degli stunt nella storia del cinema.

Oggi esce nelle sale italiane l’adattamento cinematografico della saga videoludica di Assassin’s Creed, il cui primo capitolo fu rilasciato dieci anni fa, inaugurando così l’eterna battaglia tra assassini e templari — tra bene e male. Il film, diretto dal giovane regista australiano Justin Kurzel, vede come attore protagonista Michael Fassbender alle prese con il personaggio di Callum Lynch, creato ad hoc per la pellicola e non presente nel videogioco. Seguono l’attore irlandese, Marion Cotillard, Jeremy Irons e Charlotte Rampling, un cast di tutto rispetto che però passa in secondo piano rispetto agli stunt eseguiti durante la produzione. La pellicola ha infatti raggiunto il pubblico ben prima della sua uscita nelle sale grazie alla riuscita di uno degli stunt più pericoloso mai affrontato ad Hollywood.

Per capire come si è arrivati a un salto di quasi 40 metri alla velocità di 100 km orari, è bene fare una piccola digressione cronologica sull’evoluzione degli stunt nella storia del cinema.

In origine fu il western

Dal momento in cui il cinema delle origini si sposta da New York alla luminosa Los Angeles, il genere di riferimento diventa il western, con le sue praterie, le rapine alla diligenza e i cowboy da cartolina. Il passaggio dai film dei fratelli Lumière allo stile di David W. Griffith permette un’elaborazione tecnica e narrativa maggiore, che richiede però anche un cambiamento nei movimenti cinematografici. Il respiro più ampio portato dal western esige un realismo filmico più immediato rispetto a pellicole dello stesso genere ma filmate nella East Coast — come l’emblematico The Great Train Robbery, ad oggi considerato uno dei primi film del genere e girato nelle foreste del New Jersey.

Con l’aumentare del numero di comparse necessarie, i produttori degli studios si rendono conto di avere già a disposizione elementi umani capaci e perfettamente integrati nel contesto: i cowboys. Dall’altra parte, a partire dai primi decenni del Novecento la West Coast sta lentamente perdendo la sua identità di fine secolo, i mandriani non hanno più una funzione nel nuovo sistema industriale e ben presto il lavoro comincia a mancare. Questo intreccio situazionista fa sì che il richiamo economico di Hollywood diventi una degna alternativa per i veri cowboy di California e dintorni.

Secondo il libro di Thomas W. Knowles e Joe R. Lansdale Wild West Show, i cowboy alla ricerca di un lavoro come stuntman si riunivano presso lo speakeasy (esercizio commerciale che vendeva illegalmente bevande alcoliche durante il proibizionismo) di Los Angeles The Waterhole in attesa di un rappresentante degli studios in cerca di comparse. Questo ruolo prende il nome di riding extras poiché agli assunti era richiesto di saper cavalcare – così come cadere – in maniera disinvolta ed eventualmente maneggiare oggetti come pistole e lazzi, il tutto per una paga di 10$ al giorno. Un nome diventato famoso nella golden age dei western è quello di Hank Bell, che girò più di 300 film durante la sua carriera di stuntman. Non tutti gli attori però erano privi di doti mandriane, Tom Mix raggiunse la fama grazie al fatto di poter girare le scene a cavallo senza la necessità di una comparsa.

In Ave, Cesare! – una pellicola interamente dedicata alle origini dell’industria hollywoodiana – i fratelli Coen ricordano l’importanza della figura dell’attore-cowboy attraverso il personaggio di Herby Doyle.

Con la deriva del genere, e contemporaneamente della cultura western americana, la figura del cowboy si sbiadisce, lasciando la propria traccia solo nelle pellicole di inizio secolo. A rimanere è invece la figura dello stuntman, ruolo ormai indispensabile in ogni produzione cinematografica.

Buster Keaton e la comicità fisica

Parallelamente ai western, le produzioni di maggior successo sono quelle dedite alla comicità. Prima della comicità parlata dei talkies – le pellicole con audio – il modello in voga era quello delle slapstick comedies, un tipo di film costruito intorno a gag fisiche e al linguaggio del corpo. In questo universo nascono leggende come Charlie Chaplin, Stan Laurel e Oliver Hardy (in Italia Stanlio e Olio) e Harold Lloyd, in grado di spingere i limiti del linguaggio comico a livelli tutt’oggi insuperati. Ma il nome che rivoluziona il genere con i suoi stunt è quello di Buster Keaton.

La sua carriera di comico comincia sin da piccolo, quando il famoso prestigiatore Harry Houdini lo vede cadere dalle scale ed esclama: “That was a real buster” (È stato un vero fenomeno). A differenza dei delicati colleghi di lavoro – che a malapena giravano una stretta di mano senza controfigura – Buster Keaton abbraccia la sua natura di inossidabile ingegnere della comicità fisica. Nel suo periodo di massima creatività, che va dal 1920 al 1929, Keaton applica tutto ciò che ha imparato crescendo in una famiglia vaudeville e vi aggiunge ciò che lui definiva body control, creando così uno stile unico che gli permetteva di ricreare sullo schermo scene uniche. Dall’arrampicarsi su un treno in corsa…

…al rimanere immobile mentre gli cade una casa addosso.

Dopo che Keaton dimostrò al mondo cosa era possibile fare quando corpo e mente si mettono a servizio della scena, molti seguirono il suo esempio senza però mai raggiungere i risultati ottenuti dall’attore.

Come era stato per il western anche le commedie di inizio secolo, e i loro interpreti, alzarono il livello di dedizione richiesto per acrobazie e stunt. L’arrivo del sonoro però spezzo quello che era il rapporto tra movimento e messa in scena, a partire dagli anni ‘30 la cinepresa iniziò a concentrarsi sui volti e sulle parole degli attori piuttosto che sui loro movimenti.

Deus ex machina

Nel 1958 usciva nelle sale americane Thunder Road, adrenalinico car chase movie in cui Robert Mitchum interpreta un giovane contrabbandiere di alcolici. Il film inaugura il genere degli inseguimenti automobilistici, il cavallo delle praterie viene definitivamente sostituito dalle roads americane — la velocità è il nuovo limite.

A fronte della rapida evoluzione del ruolo dello stuntman, che ora non doveva più cadere da cavallo ma guidare auto sportive a 200 km orari, la categoria iniziò a regolamentarsi fondando enti che ne tutelassero l’operato: nel 1961 viene creata la Stuntmen’s Association.

A partire dagli anni ‘50 dunque lo stunt assume le caratteristiche che conosciamo noi oggi: gesta adrenaliniche ai limiti delle capacità umane, spesso affascinanti per la loro complessità. Allo stesso tempo però perde quella componente magica propria del cinema delle origini, in cui le azioni cinematografiche erano più giochi di prestigio che meri calcoli matematici.

Nel cinema contemporaneo l’illusione del cinema delle origini è oggi riprodotta da un altro tipo di prestigio: la computer grafica.

Gli stunt moderni si affidano a due componenti principali: la performance e l’implementazione digitale. Unendo questi due aspetti si ottengono le scene mozzafiato dei film d’azione di oggi. Ed eccoci tornati al punto di partenza. Per Assassin’s Creed il regista ha deciso di affidarsi il più possibile al mondo reale, aggiungendo effetti digitali solo per abbellimenti estetici. Per eseguire il salto della fede del film è stato quindi assunto Damien Walters, famoso stuntman noto per Skyfall, Kick-Ass, The Avengers, Captain America e molti altri, che ha dovuto eseguire uno stunt da un’altezza di 125 piedi, equivalenti a quasi 40 metri di altezza.

In inglese si definiscono unsung heroes, gli eroi non celebrati, coloro che si assumono il rischio pur rimanendo nell’ombra — ad oggi infatti non esiste una categoria degli Oscar che premi il miglior stunt. L’evoluzione di questa pericolosa arte nel corso dei decenni ha sicuramente cambiato l’approccio tecnico con cui cineasti e gli stessi stuntman avvicinano i loro lavori, ciò che rimane immutato invece è il piacere e lo stupore con cui lo spettatore osserva gesti, movimenti e imprese che probabilmente non sarà mai in grado di eseguire, ma sarà sempre in grado di apprezzare.

— FIN —