È bufera sul direttore d’orchestra che ha detto a una platea di bambini che Babbo Natale non esiste. In pochi hanno il coraggio di dire che ha fatto bene.



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Mentre il resto del mondo guarda preoccupato allo scambio di scortesie tra Putin e Obama in questa riedizione della Guerra Fredda formato vacanze, l’opinione pubblica italiana ha ben altro su cui concentrarsi. È lo scandalo degli scandali, il dramma natalizio per eccellenza, una storia sordida di infanzie rubate e carriere spezzate: l’inesistenza di Babbo Natale, brutalmente rivelata a una platea di bambini da un direttore d’orchestra indispettito.

È successo il 29 dicembre sera, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, durante lo spettacolo per bambini Disney in Concert: Frozen. Stando alle ricostruzioni, il direttore d’orchestra Giacomo Loprieno, alla fine del concerto, avrebbe afferrato il microfono e proferito la fatidica frase: Babbo Natale non esiste, causando lo sconcerto dei genitori e una profonda disperazione dottrinale per gli infanti presenti.

Bufera di critiche e insulti sulla pagina Facebook dell’evento, che viene chiusa e poi riaperta. Loprieno viene prontamente rimosso prima della replica successiva, gli organizzatori si dissociano e chiedono scusa: “Il nostro lavoro è di creare emozioni positive e far sognare i più piccoli. Quanto è stato detto dal direttore d’orchestra è totalmente fuori luogo ed è il gesto arbitrario di una singola persona.” Ne parla anche Selvaggia Lucarelli, che attribuisce a Loprieno la perfidia del Grinch, ma poi apre uno spiraglio per una sua possibile riabilitazione come leader del Pd.

Sulla Stampa di oggi (in prima pagina) c’è un editoriale di Pierangelo Sapegno, intitolato “Non togliete Babbo Natale ai bambini,” che argomenta così: “In mezzo a quel trambusto, l’immagine più dolente e puerile era quella dei bambini in lacrime che chiedevano a mamma e papà delle spiegazioni che non riuscivano a dare o che erano costretti ad ammettere. La verità è uno strumento molto pericoloso che ci rende completamente vivi. Da bambini non si vive. Si gioca.”

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A nulla sono servite le scuse e il licenziamento di Loprieno (chissà se era pagato in voucher): la furia dei genitori non sta risparmiando nemmeno le repliche dello stesso spettacolo in altre città, come si legge per esempio sull’evento Facebook della replica di Milano. E c’è qualcuno che pensa addirittura a una class action.

Qualche isolata attestazione di stima per il maestro Loprieno si trova, ma davvero in pochi hanno il coraggio di dire che ha fatto bene.

Il suo è stato un gesto eroico, prometeico, una solitaria affermazione di razionalismo contro le tenebre dell’oscurantismo para-cattolico in salsa capitalista incarnato dalla figura di Babbo Natale. Ci piace pensare che fosse un gesto premeditato, e non una momentanea attestazione di stizza per il comportamento poco composto e rumoroso dei pargoli al concerto: un’intera carriera dedicata a questo singolo momento. Un atto magistrale di terrorismo della verità.

Un terrorismo della verità, peraltro, aggiornato agli ultimi studi di settore sull’argomento: secondo un articolo pubblicato quest’anno sul Lancet Psychiatry, creare un falso mito come quello di Babbo Natale — destinato prima o poi ad essere smentito — rischia di minare la fiducia dei bambini nei confronti dei genitori, deteriorando le relazioni parentali.

Basta, quindi, con il luogo comune dell’“innocente menzogna”: è ora di lottare per un nuovo umanesimo del Natale, rifiutando icone pop soprannaturali e insegnando ai bambini, piuttosto, il valore della generosità umana disinteressata — quella che ci fa correre per negozi il 24 dicembre vincendo gli istinti omicidi per recuperare oggetti inutili da regalare a qualcuno.

A Giacomo Loprieno sarà eretta, in futuro, una statua nobile e minacciosa, accanto a quella del suo insigne predecessore Giordano Bruno, in Campo dei Fiori a Roma.

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